Tre giorni. Tre giorni a quella che sarebbe potuta essere la fine del clan di mio padre.
Una parte di me si convinceva che no, quella non era una minaccia, ma un semplice scherzo architettato da tutti.
Che strano, quel mio lato positivo.
C'era poi quello negativo: la visione che mi era apparsa in mente raffigurava tutti morti, per un motivo non identificato.
Ed infine c'era il lato razionale: ci sarebbero stati dei morti, ma considerando la portata dell'esercito, le perdite sarebbero state minime.
Il problema è che non capivo quale delle tre me ascoltare.
Quella ottimista che prevedeva una risata quando tutto si sarebbe concluso?
Quella pessimista che vedeva uno scenario macabro?
O quella razionale che in un certo senso sapeva che sarebbe andato tutto bene?
Avrei potuto mischiarle e vedere cosa sarebbe successo, ma quel giorno decisi di ascoltare l'ultima delle tre.
Il giorno seguente
Due giorni. Tenevo il conto non solo dei giorni, ma anche delle ore.
Cercavo di seguire la mia parte razionale che fino a quel pomeriggio non aveva dato problemi, ma vedere un'intera armata d'avanti al castello mi fece cambiare idea: il pessimismo aveva preso il posto.
Tutti sembravano tranquilli, ma l'aria intorno a noi era più pesante.
Al villaggio girò la voce dell'imminente attacco e le persone iniziarono a guardarsi intorno con diffidenza e a chiudersi in casa.
Monroe venne a farmi visita. Mi disse che suo padre non riteneva suo il problema e che non avrebbe dato una mano al nostro clan; non in quel momento almeno.
Non potei passare molto tempo con Marshall perché doveva seguire gli allenamenti, così rimasi in camera.
Non sapendo con chi parlare presi un foglio e iniziai a scrivere una lettera a mia madre. Lo facevo da pochi mesi e questo mi faceva sentire più vicina a lei. Non ho mai spedito quelle lettere perché non avrei saputo a chi indirizzarle.
Finii di scrivere giusto in tempo per la cena, la più silenziosa della mia vita. Marshall non aveva ancora finito l'allenamento e mio padre mentre mangiava pensava ad altro. Provai a parlare con la cuoca e ad invitarla a tavola, ma uno sguardo di mio padre mi fermò.
Un'altra giornata era passata e ancora poco ci divideva dal fatidico giorno.
La mattina seguente
Quel giorno decisi di godermi ciò che avrei potuto non rivedere così, accompagnata da delle guardie, andai al villaggio.
Poche persone giravano per strade, forse quelle più impavide. Gli alti erano spaventati, o per meglio dire: terrorizzati.
Nessuno sapeva cosa sarebbe successo il giorno seguente; tutti tranne l'Anziana, ovvero la veggente del villaggio. Per questo motivo mi recai da lei, seguita dalle due guardie.
Viveva in una sottospecie di tenda e per poter parlare con lei bisognava seguire varie regole:
Si entrava uno alla volta, si parlava solo se interpellati e si portava rispetto all'Anziana.
Ah..e l'ultima cosa: bisognava accettare qualsiasi cosa avrebbe dato l'Anziana come risposta.
Entrai da sola e mi sedetti a terra, d'avanti a lei. «Lillian, ti aspettavo» disse la donna con una voce flebile; io in risposta rimasi in silenzio.
«vuoi sapere cosa accadrà domani, non è così?» io annuii e lei sorrise, cercando il mio sguardo. «hai paura..paura di perdere di nuovo qualcuno che ami e ti senti inutile perché sai di non poter far molto contro un intero esercito. Oh cara, ti assicuro che non devi temere per la tua vita, ma per quella di una persona a te vicina»
Sbarrai gli occhi e la guardai, spronandola a continuare il suo discorso «sarà Marshall a perire? tuo padre? Magari Joseph.. o quel lupo che ti ritiene sua compagna». Non dovevo stupirmi di ciò che sapeva, ma dubitavo con tutta me stessa dell'ultima affermazione: due creature di razze differenti non potevano essere compagni. Certo, è già successo, ma non è finita bene.
«non hai nulla da dire, fiocco di neve?» strinsi i pugni e la guardai, non aveva il diritto di chiamarmi così. Solo due persone nella mia vita hanno potuto darmi quel nome e lei di certo non era tra loro. Al contrario l'Anziana mi sorrise e mi invitò ad uscire; io lo presi come un modo gentile per mandarmi via.
Tornai a castello e fortunatamente Marshall mi aspettava d'avanti al portone d'entrata. «che fine avevi fatto?» mi chiese, «sono andata al villaggio, volevo vedere come si comportavano le persone in questi giorni» mezza verità. Se gli avessi detto che ero andata dall'Anziana mi avrebbe sgridata e detto di non ascoltare quella "vecchia strega gobba", «mi fa piacere» rispose ed entrammo insieme.
Quella sera volevamo non pensare al giorno seguente così abbiamo giocato a scacchi, ci siamo presi a cuscinate e abbiamo bevuto un tè.
Avevo paura che la mattina seguente tutto si sarebbe sgretolato sotto le mie mani così, quando andammo a dormire, abbracciai Marshall con tutte le forze che avevo e mi addormentai.
il fatidico giorno
Io e Marshall ci svegliammo insieme, disturbati da un rumore che purtroppo conoscevamo bene.
(Spazio autrice)
Capitolo corto, se lo mettiamo al confronto con gli altri, ma non volevo subito passare al sodo.
Ho già scritto in parte il prossimo capitolo, ovvero quello riguardante l'attacco. Sono ispirata e non vedo l'ora di mettere tutte le mie idee su carta.
Non passerà molto tempo dalla pubblicazione di questo capitolo ed il prossimo, quindi calm down.
Comunque..che ne pensate? Mi piacerebbe sentire le vostre opinioni per migliorare degli aspetti che a voi non piacciono. Fatemi sapere🐙
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Notte Innevata
WerewolfUn mondo che riparte da zero, forse per dare una seconda possibilità alle creature che lo abitano. Lillian non ha vissuto questo cambiamento in prima persona, ma ne sopporta le conseguenze, rifugiandosi tra gli occhi turchini che la seguono sin dall...
