3 - La tana dei segreti

162 30 40
                                        


Scorgo il ranch in lontananza ed è come un tuffo nel passato.
Sembra solo ieri che zia Emily mi riaccompagnava a casa per la fine delle vacanze estive dai nonni, e quella sensazione familiare di essere finalmente nel luogo più sicuro del mondo... eccola che ritorna, dopo tanto, troppo tempo.

Lego i capelli in una coda alta, respiro a pieni polmoni quest'aria che mi è mancata, e non appena Jaxon tira il freno a mano mi fiondo giù dall'auto, perlustrando la zona alla ricerca di mio padre.

«Se stai cercando Ted, a quest'ora lo trovi sicuramente in ufficio.»

Ted. Lo chiama Ted.
Sono in confidenza.
Il fastidio per l'abbreviazione del nome di mio padre sulle sue labbra si irradia in me in meno di un secondo.

«Da quanto tempo lavori per mio padre?»
La mia voce stridula lascia intendere che fra di noi ci sia ancora parecchia tensione.

Non capisco perché papà sia amico di un uomo così arrogante. Ha sempre avuto fiuto per il personale del ranch. Ricordo ancora la premura con cui ha scelto i dipendenti il giorno in cui ha deciso di allargarsi. Com'è possibile che abbia assunto proprio lui?
Ammesso che lavori davvero qui, perché non l'ho ancora capito!

«Forse non sono tenuto a dirtelo io, ma—»

«Kay! Tartarughina mia, finalmente!»
La voce di mio padre ci interrompe.

Mi muovo nella sua direzione e in un lampo vengo stretta in un abbraccio.
Mi beo di quella sensazione unica e insostituibile che si prova tra le sue braccia.

«Perché hai mandato lui a prendermi?»
Allungo il braccio e punto il dito dietro di me, nel punto esatto in cui dovrebbe trovarsi Jaxon. Ma l'espressione di papà mi fa capire che... dev'essersene già andato.

«Hai conosciuto Jaxon Caen, finalmente. E dimmi, com'è sembrato?»
Enuncia tra entusiasmo e preoccupazione, come se avessi appena conosciuto la persona più importante degli Stati Uniti dopo il presidente.

«Persona deliziosamente insopportabile.»
Sputo acida.

E solo dopo mi rendo conto che Jaxon è esattamente al mio fianco, con il mio borsone caricato in spalla.

Papà si lascia sfuggire una risata imbarazzata, poi inizia a grattarsi la testa come uno scimpanzé pieno di pulci.

«Scusala, mia figlia—» ora la risata si fa più colorita «—è davvero uno spasso, quando ci si mette.»

«Non preoccuparti, Ted. Ho già avuto modo di conoscerla nel nostro viaggio in auto.
Tua figlia è una ragazzina. Audace.»
Dice lanciandomi un'occhiata carica di sarcasmo.

Mi ha chiamata ragazzina. Di nuovo.
Scuoto la testa e faccio un passo verso mio padre.

«Papà, lui mi ha—»
Ma vengo preceduta da Jaxon.

«Non c'è bisogno che mi ringrazi di nuovo, Kaylie. È stato un vero piacere trascorrere del tempo con te.»
Dopo avermi schiacciato l'occhiolino, adagia il mio borsone accanto alla valigia deceduta e se ne va.

È un vero stronzo.

Vorrei raccontare a papà com'è andata alla stazione, ma vengo nuovamente interrotta: ecco la santa donna di mia madre, sul portico di casa.

«Kaylie, ben arrivata.»
Mi afferra per le spalle e mi dà due freddi baci sulla guancia.

«Com'è andato il viaggio? Alla stazione hai avuto problemi? Avevo avvertito tuo padre! Sarebbe potuto venire lui, lasciando per una buona volta i suoi cavalli nelle mani degli altri! Insomma, Jaxon è stato un angelo a lasciare a metà il lavoro nella scuderia, ma a questo punto mi chiedo: per cosa vengano pagati i dipendenti!»

Together with You Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora