Jaxon se n'è andato a lavoro alle sette meno un quarto.
L'ho sentito muoversi piano in cucina, prepararsi il caffè e poi uscire di casa. Ero sveglia, si può dire che non ho chiuso occhio per tutta notte, ma ho finto comunque di dormire.
Poco dopo Beth si è ripresa dal coma profondo. Le ho raccontato di come è finita la mia serata e ha voluto sapere tutto sul conto di Jaxon, non che avessi molto da dire, l'ho descritto come il peggior stronzo sulla faccia della terra, perché lo è, non è vero? Nonostante sul tavolo della cucina ho trovato un suo messaggio scarabocchiato a pennarello sul cartone dei cereali:
- Vi ho preparato il caffè, è solo da scaldare, la tua amica ne avrà bisogno.
Jax
Dopo aver assunto una buona dose di caffeina io e Beth abbiamo poi passeggiato intorno al ranch, chiacchierato molto della mia gravidanza e di Phil.
Parlare dell'uomo che ha deciso di abbandonare, non tanto me, ma questo bambino, suo quanto mio a livello genetico, ha smosso qualcosa sotto la valanga di rabbia che mi ha travolta negli ultimi giorni; d'un tratto mi sono sentita in colpa per il modo in cui ho descritto Jaxon poco prima alla mia migliore amica.
Nella mia mente ho davvero forse messo Phil a paragone con Jaxon?
Che mi è preso?
Certo, rimane ancora uno stronzo scorbutico arrogante e presuntuoso, ma quello che ha fatto ieri sera, farci restare da lui, che può sembrare una sciocchezza perché infondo quale uomo etero non vorrebbe che due ragazze gli dormano in salotto, è stato di grande aiuto per me.
Finita la camminata ci siamo salutate e date appuntamento alla prossima settimana per la mia visita ad Austin.
Una volta rimasta sola provo immensa tristezza. Parlare a cuore aperto con lei mi ha ridato parecchie energie ma sapere che per i prossimi giorni dovrò tornare a rinchiudermi nella mia bolla di finzione è deprimente.
Mio padre spunta improvvisamente dalle stalle.
«Kay, che ci fai già sveglia? Jaxon mi ha detto che vi siete fermate da lui fino a tardi e vi siete addormentate lì»
Oh.
È paura quella che lascia trapelare la sua voce?
Non mi da modo di rispondere che già mi porge un'altra domanda.
«Tutto bene con Jaxon, vero?»
Ma cosa lo preoccupa?
«Lui è... ok» dico infine cercando tra i sensi di colpa il modo più umano per descriverlo.
«Perché me lo chiedi papà?»
«Oh così, mi era parso che non ti andasse troppo a genio e sai, lui vive qui e lavora qui e non vorrei mai che tu ti sentissi a disagio nel luogo in cui vivi»
Questo sarebbe il momento perfetto per dirgli che in realtà non lo sopporto proprio e vorrei prenderlo a schiaffi dal giorno in cui l'ho conosciuto; ma non faccio niente di tutto ciò.
«È ok, davvero» sorrido.
Cavolo, sto davvero diventando brava a mentire o altrimenti non so come altro spiegarmi questo sorriso.
«Per quanto riguarda quel tuo problema, il mal d'amore, spero che tu lo stia risolvendo.» dice lasciandomi un bacio sulla fronte per poi tornarsene a lavorare.
Lo sto risolvendo papà, lo sto risolvendo.
***
Arriviamo a Austin con una buona ora di anticipo, ho l'appuntamento alle 11:30, ciò significa che possiamo gironzolare un po' per il centro della città.
Visti alcuni negozi e provati alcuni vestiti si fa il momento di raggiungere la clinica.
Pensavo di essere più agitata della prima volta, invece qui l'unica persona che avrebbe bisogno di un sedativo per cavalli è Beth. Non è ancora stata ferma un attimo, continua a camminare su e giù per la sala d'attesa tanto che penso che il pavimento di linoleum blu stia iniziando a scolorirsi nei punti dove poggiano i suoi piedi.
«Sto sudando» enuncia a pochi minuti dalla visita.
«Insomma, come fai a startene così calma! Io sto impazzendo, le attese mi snervano e pensare che tra pochi istanti vedrò il mio nipotino... non sto più nella pelle»
«Porter?» un infermiera con un camice lilla mi chiama dall'ultima stanza infondo al corridoio.
Beth si precipita sulla soglia e io con tutta la calma del mondo entro nella stanza dopo di lei.
«Ha con sé i documenti della prima ecografia?» domanda l'infermiera a Beth.
«No, no cioè non sono io, è lei» dice indicandomi.
«Scusatemi, lei è.. la compagna della signorina Porter?»
Ommioddio.
Devo trattenermi davvero molto per non ridere come una pazza.
Beth mi guarda, labbra premute e guance completamente rosse, anche lei si sta trattenendo.
L'infermiera ci osserva confusa e in imbarazzo.
«Lei è la mia migliore amica» dico io
«Preferisco gli uomini» dice Beth a voce troppo alta proprio nell'istante nel quale l'ostetrica fa capolino nella stanza.
«Ci rivediamo tra circa un mese e mezzo, si ricordi le analisi del sangue e per qualsiasi dubbio non esiti a contattarmi» allunga il braccio nella mia direzione per consegnarmi il suo biglietto da visita assieme al fascicolo sanitario aggiornato.
La ringraziamo uscendo e quando Beth incrocia lo sguardo dell'infermiera non riesce a non lasciarsi sfuggire una risata.
«È il bambino più bello che io abbia mai visto Tesoro»
«Piantala» sorrido.
«Te lo giuro! Speriamo somigli a me. Speriamo somigli a chiunque tranne che a suo padre.
«Ma l'hai sentito quel cuoricino? Ho tutto il rimmel sbavato, è stato pazzesco Kay. Grazie»
La osservo confusa.
«Per cosa mi stai ringraziando esattamente?»
«Per questo» dice portando la mia mano sul suo petto all'altezza del suo cuore che batte a un ritmo sfrenato. «Era da secoli che non provavo un emozione del genere, nemmeno per i miei fratelli mi sono sentita così»
Come darle torto, è davvero pazzesca e indescrivibile l'emozione che si prova nel vedere quel puntino fluttuare dentro il mio utero.
Lo amo profondamente.
«Io per voi ci sarò sempre» dice infine abbracciandomi.
***
Sono passate tre settimane dalla visita a Austin. Tre settimane nelle quali è successo l'impossibile al ranch.
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Together with You
RomantikPiove, piove sempre più forte e quando meno te lo aspetti l'amore è li, pronto a travolgerti come un fiume in piena. Kay non cerca l'amore, lei sta già iniziando ad amare il bambino che si è intrufolato nella sua vita senza chiedere il permesso, nie...
