4 - Nuove conoscenze e profumo di ricordi

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Dopo aver aiutato mia madre a sparecchiare e con la testa ancora piena di pensieri su Jaxon, che a quanto pare ora fa parte della famiglia, decido di distrarmi leggendo sulla poltrona accanto alla finestra. Da lì posso vedere il cielo tappezzato di stelle: è mozzafiato, quasi non ne ricordavo la bellezza. L'inquinamento luminoso della città non permetteva niente di simile.

«La mia nipote preferita avrebbe voglia di accompagnarmi a fare una passeggiata al chiaro di luna?»
Abbandono Jane Eyre sulla poltrona e raggiungo zia Libby, già sulla soglia ad aspettarmi.

«Dimmi, cosa vedi?» mi chiede dopo qualche minuto che stiamo camminando sul sentiero sterrato, illuminato dalla luna e dalle stelle.

«È buio pesto, cosa dovrei vedere?» Stringo gli occhi a fessura per un attimo.

«Oh no, no!» scoppia a ridere. «Intendo nel tuo futuro, cosa vedi? Insomma, sei lontana da casa da tre anni ormai. Voglio sapere quali sono i tuoi piani dopo la laurea... io non vivrò in eterno e vorrei tanto vederti sposata prima del mio ultimo viaggio.»
Indica il cielo sollevando l'indice della mano sinistra, come per essere il più precisa possibile sulla destinazione.

«È ridicolo» dico, col naso all'insù. «Sei più in forma di me e—»
All'improvviso un capogiro mi assale, e quel leggero senso di nausea che mi ha accompagnato per tutto il dopo cena si intensifica all'istante. Ho cercato di non pensarci, aspettandomi che sarebbe passato.

«Tesoro, tutto bene?» mi afferra le mani, stringendole tra le sue che, a differenza delle mie, sono calde come il sole. «Sei bianca come un cencio.»

«È solo un giramento di testa» dico, ingoiando la bile.

Siamo davanti alla tana e, prima che me ne possa rendere conto, zia Libby mi ha già trascinato sotto il piccolo portico e seduta sulla panchina di legno accanto alla porta d'ingresso.

«Su, siediti un attimo qui.»
Mi accarezza il viso e, con un movimento delicato, prendendomi il mento tra le dita, mi indirizza a guardarla negli occhi.

«Qualcosa sta cambiando qui,» dice, picchiettando il suo indice proprio all'altezza del mio cuore.

Ah, se solo lo sapessi, cara zia.

«E anche qui,» aggiunge subito dopo, appoggiandomi la mano sulla tempia.
Cerco di regolarizzare il respiro, prendendo grosse boccate d'aria.

«Ti senti meglio?»

No.

Proprio in quell'attimo, sulla soglia si materializzano il motociclista e lo scorbutico.

«Te lo dicevo che avrebbero vinto i Longhorns, facevo bene a puntare 100 dollari.»
Jaxon e il motociclista escono parlando del risultato della partita, completamente ignari della nostra presenza.
Fino a quando la nausea raggiunge il culmine e, alzandomi di scatto, prima che possa fare qualcosa, mi ritrovo a rimettere la cena — Dio solo sa perché — su degli scarponi logori.

Cazzo.

Non solo ho vomitato sotto il portico della casa in cui vive Jaxon, ma anche sui suoi piedi.

Ben ti sta, Jaxon lo scorbutico.

🐎

Sono seduta nel salotto di Jaxon, e questa è sicuramente una punizione del destino per tutte le bugie dette oggi.

Devo dire che l'appartamento è arredato bene, e non so se darne il merito a mia madre o all'attuale inquilino, che al momento mi sta fissando appoggiato al grande arco in legno chiaro che si apre sulla cucina.

«Sta meglio?» la voce alle sue spalle è quella del motociclista.
Jaxon non risponde, ma si volta a guardare l'amico che sta per porgli un'altra domanda.
«E la vecchia dov'è finita?»

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