Il deserto era sconfinato e caldissimo. Le magliette leggere che indossavano erano fradice di sudore. Avevano terribilmente sete. Se nella Foresta Rigogliosa cercavano un po' d'acqua, qui la necessitavano più d'ogni altra cosa. Camminavano strisciando i piedi nella sabbia, tenendo sempre lo Stravrust sulla destra. Camminavano da due giorni. E se il dì era caldo, la notte era gelata. Il caldo struggeva le loro menti e i transmitter facevano quasi male alle gambe dei ragazzi.
-Ci stiamo avvicinando a Nitra, me lo sento!- disse come incoraggiamento la ragazza.
-L'hai detto anche ieri...- ribatté Lewis sconsolato.
-Lo so ma...
-Ehi! E quello cos'è?- Dain indicò qualcosa davanti a loro. Poco distaccato dal fiume si notava un puntino blu, come fluttuante, circondato da grosse palme e dalle loro ombre. Ethy sgranò gli occhi.
-È un'oasi! C'è ne sono anche nelle Grandi Colline! C'è dell'acqua!
Si misero a correre con le poche forze che avevano. Avvicinarono l'oasi più che poterono, allontanandosi dallo Stravrust e perdendo ogni punto di riferimento. L'immagine del laghetto rimase, però, solo nelle loro menti. A mano a mano che si avvicinavano si sbiadì e scomparve. L'illusone era durata poco ma fu il colpo di grazia per il loro spirito. Persero ogni speranza: non avevano acqua, non avevano più punti di riferimento e non vedano neanche le attrezzature adatte.
Caddero in ginocchio distrutti lanciando lunge ombre sulla sabbia. Un suono, come un rullo di tamburi, risuonò nelle loro orecchie. Aumentava di volume ogni secondo. Eppure intorno a loro non c'era nessuno.
-Un miraggio... uditivo?
-No, Dain. C'è qualcuno...
Una grande ombra si allungò sopra quella del criocinetico e poi...
Nero.***
-Uhm... Uhm... Uhm... Uhm...
Una litania si espandeva nell'aria e le mazze rimbalzavano pesantemente sulle pelli di tamburi. Ethy aveva le mani legate a qualcosa di duro, come un bastone, ma non riusciva a girare la testa: probabilmente l'avevano colpita al capo. L'avevano colpita... chi? Alzò gli occhi e vide sfuocate delle alte torce. A volte la luce si spegneva per poi riaccendersi subito dopo. Provò a mettere a fuoco e per poco non urlò: grosse maschere di legno giravano velocemente attorno a lei. Le facce dipinte erano pezzi di corteccia staccati dagli alberi e decorati con terrificanti colori. Andavano da terra e si alzavano di circa due metri.
-Imref!- intimò una voce dietro al cerchio di torce. Tutti si immobilizzarono. Tra due maschere si fece avanti un uomo altissimo, con la pelle scura e una piccola faccia di legno che copriva la sua. Portava un lungo mantello rosso le cui gemme di diaspro rilucevano nella notte. Il silenzio che aveva creato con quella sola e strana parola era quasi irreale.
-Trescam el iveteglito!- urlò ancora con voce scura e possente. Dalle maschere in cerchio spuntarono delle braccia chiare e tatuate, le quali tolsero le corteccie, rivelando uomini altissimi e seminudi, coperti solo da un piccolo perizoma e la miriade di tatuaggi. I capelli scuri e le facce inespressive.
-Irebil iarsceal ondqua?- chiese una voce alle spalle della ragazza. Era una voce chiara, con un accento più... raffinato.
-Iam! Eterirom o ion etetnevid o!- rispose da dietro la maschera l'uomo col mantello.
-Izzagar i onemla ascial!- quasi supplicò la voce alle sue spalle. -Inoizidart streov el onnas non orol!
-Ethy...- sussurrò un'altra voce alla sua destra. Dain!
-Izzagar i etarebil!- decise dopo un attimo di esitazione l'uomo scuro.
Un atro uomo tatuato si avvicinò con una camminata a metà fra una normale e una scimmiottata. Aveva una grossa ascia in pietra in mano. Arrivò da Ethy e sollevò la scure. La ragazza si dimenò senza riuscire neanche ad urlare. Voleva chiamare Dain o Lewis ma loro parvero non poterla neanche sentire... non riuscita a dire, urlare o proferire nulla, nella veloce ma interminabile discesa dell'ascia. Quando le fu praticamente addosso strinse gli occhi e chinò i capo. Tutto fu nero.
-Uhm!
Non successe nulla. Con gli occhi chiusi risollevò la testa. Quando risollevò le palpebre vide ancora l'uomo con il mantello. Si riavviò i capelli spettinati con la mano.
<Un attimo...> pensò perplessa. <Come...> si guardò le mani: erano libere, lei era libera! Sorrise ma il suo sguardo incrociò quello severo dell'uomo con l'ascia. Si alzò faticosamente e chiamò: -Dain?
-Ci hanno liberato Ethy!
L'uomo tatuato le prese il braccio e la trascinò davanti a quello mascherato. C'era anche Lewin vicino a lei.
-Eteis chi?- domandò l'uomo nero.
-Mi scusi ma noi non capiamo una parola di ciò che dite!- disse quasi arrogantemente Dain.
-Nguail aut al onalrap non!- esclamò ancora la voce dietro di lei. Si girò e scoprì di essere stata legata ad un piccolo albero cresciuto in modo innaturale al centro di un grosso cerchio di torce.
L'uomo con la maschera sembrò irritarsi e pronunciò la seguente frase come se fosse costretto a farlo o come se avesse dovuto cedere a qualcosa che non gli piaceva: -Otarebil ais che!
Tagliarono anche a lui le corde e, alla fine videro da chi proveniva la voce. Si trattava di un uomo piuttosto alto — ma messo a confronto con gli altri sembrava molto basso — dall'aria colta. Aveva il viso abbronzato e un piccolo pizzetto grigio e bianco, la faccia sfiorata da qualche ruga. Portava un cappotto impermeabile ma leggero di un colore che alla luce delle torce e ella luna sembrava verde o marrone e un grosso cappello a falda larga legato alla testa con un apparentemente scomodissimo cordino che gli avvolgeva il collo.
-Onos chi?- domandò l'uomo con la maschera all'altro.
-Dumisani chiede chi siate- tradusse l'uomo col cappello.
<Diciamo che siamo uomini della Regina: Zari, Squattle e anche gli uomini di Tenit> propose Lewis.
-Siamo esploratori per conto della Regina- riferì Dain mostrando indignazione verso il comportamento riservatoli dagli uomini in maschera. L'uomo col cappello sembrò pensarci un po' su e poi si decise a parlare: -Aniger ellad inimou onos.
-E tu?- insistette il pirocinetico.
Esitò. -Incentiv. Esploratore. Per conto mio.
-Omaisscu ic che illid- il tono di Dumisani sembrava quasi chiedere pietà ora. -Eranda etetop orol e ut che e
-Entemarev?- chiese Incentiv.
-Entemarev.- ripeté Dumisani.
-Dice che possiamo andare. E anche che si scusa.
-Ringraziali. E dì che partiremo all'alba domattina.
Incentiv riferì e furono scortati ad una bassa abitazione in legno piantata nella sabbia, con il tetto di foglie di palma. Al suo interno scoppiettava un piccolo fuoco che riscaldava l'ambiente e al tetto erano appese delle brande in cui si sistemarono e dormirono per la notte.
-Grazie Incentiv. Come conosci la loro lingua?- chiese cortese Ethy.
-Sono un esploratore, amo informarmi sui luoghi in cui vado. Avrò il tempo per approfondire domani quando saremo in viaggio.
-In realtà noi vorremmo proseguire da soli.- disse freddo Dain.
-Ah, mi sembrava di avere capito che saremmo andati avanti insieme... dove siete diretti?
-Dobbiamo controllare che il Topazio sia al suo posto... se fossi così gentile da mostrarci la strada...- rispose la ragazza.
-Il... Topazio...? Oh certo. Ma prima faremo tappa ad un oasi se non vi dispiace. Riempiremo le mie borracce... voi non ce le avete, esploratori della Regina?
-Te ne saremmo molto grati. Io sono Ethy e lui, il mio compagno di viaggio si chiama Lewin.
<Non dovrebbe dire queste cose!> obbiettò Dain.
<No, invece lui potrebbe aiutarci: abita in questa vibrazione, conosce la lingua dei locali e ci porterebbe ad una vera oasi.> rispose Lewis speranzoso.
-Allora buonanotte. Domani, a quanto ho capito ci alzeremo presto.- salutò il criocinetico.
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ⒼⒽⒾⒶⒸⒸⒾⓄ e 🅕🅤🅞🅒🅞 𝕋𝕠𝕡𝕒𝕫𝕚𝕠
FantasyTerzo libro della saga "Ghiaccio e Fuoco" dopo "AMETISTA" e "SMERALDO". Quando si è a metà viaggio si può tornare indietro o andare avanti. Nelle Grandi Colline è nascosto il Topazio, terza pietra, capace di prevedere il futuro. Ma raggiungerlo non...