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Amanda.

Chiudo l'ennesimo scatolone con il nastro adesivo marrone e lo poso di fianco alle mie converse nere. È da ore che sto ripetendo quest'azione e no, non ho tenuto il conto, ma come sembra dirmi il salotto di casa mia, ne ho chiusi un bel po' di scatoloni. Mi volto e guardo fuori dalla finestra. Il sole sta quasi per tramontare sulla baia, è più tardi di quello che pensavo. Devo muovermi. Prendo il pennarello nero che ho posato sul tavolino di legno scuro dietro al divano e inizio a scrivere su ogni scatola il contenuto. Libri, soprammobili, ricordi, fotografie, videocassette. Sono tante le cose che si accumulano in una vita intera, e mia madre è una professionista in questo.

"Tehya..." la sua voce è debole, ma non appena la sento corro per lo stretto corridoio fino in fondo. Entro nella stanza e lei è seduta sulla sua poltrona mentre osserva fuori dalla finestra.

"Nonna, devi smetterla di fare così! Ogni volta che mi chiami mi preoccupo!" le dico buttandomi a peso morto sul suo letto rimbalzando sul materasso.

"Oh mia piccola Tehya, sento i tuoi nervi tesi fin da qui sai?? Devi stare calma, ogni cosa andrà presto come deve essere..." mi dice voltando il viso verso di me e sorridendomi dolcemente. Io non ne sono molto sicura, a dir la verità, ma annuisco, perché so quanto mia nonna Sheila ci tenga a queste cose. Rigiro tra le mie mani il braccialetto di corda rossa che porto sempre con me e lo stringo forte. Devo restare calma.

"Non voglio andare, nonna, non se questo comporta lasciarti qui da sola..." dico mettendomi a sedere e spostandomi un ciuffo di capelli neri dagli occhi. È la verità, è tutto ciò a cui sto pensando da quando mia mamma Brenda ha deciso di trasferirsi dall'altra parte del paese insieme alla sua nuova fiamma: un uomo sui 45 anni, di nome Robert. La mattina era qui con me e la nonna e la sera non c'era più. Ha avuto solo il coraggio di chiamarmi per telefono e spiegarmi questa sua nuova pazzia e soprattutto chiedermi di portarle in macchina le cose che ha lasciato qui a San Francisco.

Flash-Back.

"Sono volata a Savannah con Robert, mi dispiace non avervi avvisate, ma sai com'è il vero amore imprevedibile no?"

Non rispondo perché non so cosa dire. Sono abituata a queste cose, ma questa è veramente troppo. La nonna sta male e sua figlia ha avuto il coraggio di andare a Savannah! Senza pensarci due volte.

Non sentendo risposta, ecco che continua.

"Non puoi giudicarmi e non puoi dirmi cosa fare, signorina! Ah quasi dimenticavo, ho lasciato alcune mie cose lì, potresti inscatolarle e portarmele? So che hai sempre desiderato fare un viaggio coast to coast, approfittane no?" lo dice felice, come se questo potesse giustificare il suo gesto.

E io nuovamente non rispondo perché non so cosa dire, chiudo la telefonata.


"Devi andare, tua madre ha bisogno della sua roba, e ti prometto che quando tornerai io sarò ancora qui..." mi dice sorridendomi. Su questo non ho dubbi, ma ho paura che possa succederle qualcosa nel mentre e se fosse così e io non fossi qui non me lo perdonerei mai e poi mai.

"Mia madre poteva pensarci prima alla sua roba, non credi? Non la sopporto più, fa sempre di testa sua senza pensare agli altri. Non riesce a capire che le sue azioni hanno delle conseguenze sulla vita degli altri?" domando ironica a mia nonna. Mi sembra un ragionamento così logico, ma so benissimo che non lo è.

"Tua madre è sempre stata istintiva, forse un po' superficiale alle volte, svampita in alcune occasioni. Non credo cambierà mai, mia piccola Tehya..." mi dice lei tranquilla. Come fa a stare così calma? Io proprio non ci riesco. La cosa che mi fa incavolare di più tra tutte e che io sono proprio come mia madre, istintiva fino al midollo, determinata da perdere la testa. A volte, direi leggera, più che superficiale, ecco.

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