5. The Handler

639 35 1
                                        

My mind was lost in translation
And my heart has become a cold and impassive machine

***

Il giorno seguente Grindelwald fu convocato nel salotto della magione in cui si trovava. Aveva dormito in una stanza che era certo non fosse stata usata fino ad allora, e la cosa gli parve strana, ma aveva preferito non porsi domande.

Tuttavia lo smarrimento che aveva provato nel non ricordare cosa fosse successo fino a quel momento lo accompagnò anche in quell’istante.

Voldemort, seduto su una poltrona, lo stava aspettando.

«Siediti pure», disse invitandolo con una mano a fare quanto detto. Gridelwald si sedette davanti a lui, osservando il tavolino che aveva davanti e ciò che c’era sopra: del té caldo e dei biscotti.

«Sono tutti tuoi», lo anticipò Voldemort, dando il permesso al mago di mettere qualcosa nello stomaco. Quando ebbe finito si sentì più tranquillo, abbastanza da porre una domanda. «Perché mi hai chiamato?».

«Voglio tu uccida qualcuno per me. Voglio che tu uccida Silente».

«Non mi va a genio l’idea di uccidere qualcuno».

«Non ricordi cosa ti ha fatto?».

«Non mi ricordo proprio di lui».

«È vero, errore mio. Ho dovuto cancellarti i ricordi per impedire loro di sopraffarti. C’era molta oscurità in loro, e io ti ho privato di essa. Forse però è il caso di rinfrescarti la memoria».

Voldemort gli raccontò di Silente e di anni di un amore fasullo in cui Grindelwald non era stato altro che ingannato, usato dall’uomo per il raggiungimento dei suoi obiettivi, e altro ancora. E il mago fece suoi quei nuovi ricordi, credendo alla parola di Voldemort; se glieli aveva tolti, ci doveva essere stato un valido motivo.

Alla fine sentì la rabbia travolgerlo. Guardò il mago che aveva davanti e disse: «Ora capisco. Mi serve la mia bacchetta».

L’altro sorrise e gliela tese, e il mago come la prese si sentì potente, una sensazione che gli piacque non poco.

«Dove lo trovo?».

«Segui il tuo istinto, Gellert. Tu lo hai malauguratamente conosciuto meglio di me».

Ma ancora prima della fine della frase Grindelwald aveva capito dove doveva andare. Sapeva dove lo avrebbe trovato, o almeno sapeva com’era fatto il luogo in cui si trovava.

Sorrise. «So dove andare».

«Bene. Uccidilo e portamelo indietro. Voglio vedere il vuoto nei suoi occhi».

«Sarà fatto».

E Grindelwald si smaterializzò, andando a cercare la sua vittima.

***

Canzone originale:

Drones || GrindeldoreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora