Capitolo Cinque

84 7 1
                                        

London, Thursday 11 December, 2014

Caro Harry,

Ormai sembra essere diventata un'abitudine quella di scriverti, non ne posso fare a meno, nonostante io sappia che queste lettere non ti arriveranno mai. Scriverti è diventata la mia unica valvola di sfogo, l'unico motivo per cui non sono ancora totalmente impazzito, uno dei pochi motivi che mi aiutano a continuare ogni giorno in questo posto orribile.

Lo odio. Odio tutto di qui. Odio la gente che mi circonda, la quale non fa altro che infastidirmi e farmi pressione su tutto.

Mi fanno rotolare giù dal letto a forza, ogni mattina. A Liam dispiace doversi comportare così, ma capisco che non è ammesso che una guardia abbia rapporti fuorché lavorativi con un detenuto. Lui fa solo ciò che gli viene richiesto.

Mi obbligano a mangiare il pasto e prendere la mia dose quotidiana di pastiglie e punture, anche se ho lo stomaco chiuso la maggior parte delle volte. Ho capito già da un pezzo che non sono normali medicine, so che servono per sedarmi e calmarmi nel caso dovessi alterarmi.
Mi sento trattato come un animale, come se contassi poco o niente per loro, come se si divertissero a vedermi drogato in ogni momento della giornata.

Liam mi osserva sempre mentre mangio e,una volta che ho ingerito le pastiglie, chiude gli occhi e sospira. Ma non di sollievo. Posso sentire i suoi sensi di colpa corroderlo al suo interno.

Poi, all'ora di punta, mi fanno uscire dalla cella e mi conducono all'esterno. Ci vogliono vari controlli, una squadra di uomini che mi scorti ed un medico, per farmi uscire. Mi lasciano da solo in un campo, circondato da mura che non mi permettono di scappare, o almeno credo. Vedo dei fili sopra di essi, immagino che siano elettrificati.

Scappare, è diventata l'ultima delle mie priorità.

In quel periodo di tempo, sono libero di passeggiare per il prato. Amo distendermi sull'erba fresca accuratamente tagliata. Mi rilassa, mi aiuta a pensare, mi fa sentire vagamente a casa.
Ma non la mia casa.

Casa era dove c'eri tu.

Mi mancano quei momenti quando stavamo insieme. Non passa giorno in cui io non ricordi come eravamo felici. Dovrò farmene una ragione, prima o poi.

Al calar del sole, una guardia ha il compito di venirmi a riprendere e accompagnarmi di nuovo alla mia cella, dove mi aspetta la cena, servita sul letto.
Non è molto ciò che ci danno. Il pasto consiste solamente in un pezzo di pane un po' bruciacchiato, una bottiglietta d'acqua naturale ed un piatto di minestrina o brodo.

Se mi vedessi adesso, non mi riconosceresti.

Non sembro lo stesso, quello di un tempo. Ho i capelli troppo lunghi ora, la barba sta crescendo pian piano, sono più magro di prima, ho delle occhiaie a fare perennemente compagnia ai miei occhi e, questi vestiti mi fanno sembrare più sciupato di quello che sono. Non ho più quel viso giovanile, sembro un uomo maturo ormai. Quel bambino che è cresciuto con te, ora, si spaventerebbe ad immaginarsi così tra una ventina d'anni. Eppure è questa la realtà.

Non sono mai stato fortunato nella vita, tu lo sai bene.

Harry, penso che per oggi bastino queste parole. Non posso ancora pronunciare il tuo nome senza fare una pausa per non scoppiare a piangere, ma ci sto provando. Non a dimenticarti, non a rimuoverti dalla mia mente, non a smettere di pensarti.

Ma a continuare.

Perché continuare mi darà la forza necessaria a sperare. Sperare di rivederti, un giorno.
So che prima o poi ci troveremo. È una promessa, ricordatelo.

Perché sarai sempre nel mio cuore, Harry.

Il tuo sincero e amato Louis.

Prison MemoriesDove le storie prendono vita. Scoprilo ora