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Mi svegliai sudata e guardai l'orologio con paura.
Cazzo! Un'altra volta con lo stesso sogno per la settima volta in settimana. Per caso mi avrebbe tormentata per sempre?
Camminai fino al bagno passando per la porta della mia piccolina; Maia si muoveva come se fosse nervosa, di nuovo gl'incubi con i pagliacci.
-Mamma- piagnucolò, lavai la mia faccia con dell'acqua fredda e uscii per raggiungere la mia bambina.
-Bimba mia- la alzai mentre continuava a piangere.
-I pagliacci mamma- diceva tra i singhiozzi.
-Pagliacci?- le dissi sorridendo.
-Si mamma- disse sfregandosi il suo occhietto, i suoi capelli castano chiaro erano un po' corti e ricadevano sulle sue spalle.
-Vuoi dormire con mamma?- la abbracciai e lei annuì, senza dire nient'altro mi incamminai verso la mia stanza che era di fronte alla sua, entrai e la sdraiai per dopo sdraiarmi al lato suo, dove poi si accoccolò su di me e si addormentò tranquillamente.
La invidiavo, perché lei riusciva a dormire? Perché ho di nuovo sognato con lui? Cavolo!
La sveglia suonò svegliandomi, motivo per cui la spensi subito visto che Maia stava continuando il suo sonno, quindi camminai silenziosamente verso il bagno per farmi una doccia veloce. Mentre mi lavavo, ricordai il sogno della notte passata , perché diavolo mi tormentava così? Uscii dalla doccia e mentre mi stavo facendo il caffe andai a svegliare Maia, dopo la lavai e la pettinai velocemente; i suoi capelli non erano nè lisci nè ricci, erano solo mossi. Il suo naso era identico al mio, ma i suoi occhi e il colore dei suoi capelli erano identici a quelli di suo padre.

-Mamma- disse la piccola mentre camminavamo in direzione dell'ascensore.

-Sì Mai?- le sorrisi.

-Andiamo al pato donalds dopo?- mi guardò con i suoi begli'occhioni provocandomi una risatina.

-McDonalds- la corressi e poi continuai -e non lo so, piccolina- la presi in braccio e camminai verso l'azienda.

Lavoravo in una delle aziende di tecnologia più grandi del mondo, Vargas-Castillo Global Technology. Mi addentrai nell'edificio, ero la segretaria del posto.

-Ciao Vilu- mi salutò la mia amica, Fran.

-Ciao Fran- le dissi sorridendole -Saluta a zia Fran.

-Ciao zia Flan- disse Maia.

-Ciao piccolina- Fran si inginocchiò al lato suo e baciò la guancia della bambina.

-Il signor Castillo è già arrivato?- chiese il signor Clifford, Michael Clifford, all'entrare. Era il direttore dell'impresa di Los Angeles.

Guardai Fran con gli occhi spalancati.

-No signor Clifford. Non appena arriverà lo comunicherò- disse Fran; Mike mi si avvicinò e mi baciò la guancia, io lo guardai arrossita perché ormai ormai erano almeno quattro anni che cercava di conquistarmi.

-Ciao bellissima- mi sorrise -Ciao principessina- si inginocchiò e abbracciò a Maia, lei lo adorava.

-Maicol- gli disse Maia.

-Mike- le sorrise e baciò la guancia della piccolina -Che ne dici di scappare dalla mamma e di andare a fare una passeggiata?- le propose Mike.

-Andiamo al Pato Donald- la bambina saltò mentre sbatteva le mani, Mike mi guardò senza capire.

-Al McDonalds Maia- ridemmo entrambi.

-Vuoi venire?- chiese Mike, non me lo riuscivo a immaginare un importante imprenditore al McDonalds.

-Si, si!- disse la piccola -Possiamo mamma?- mi guardarono entrambi e io risi.

-Ok, ok, andremo- risi.

-Quando arriva il signor Castillo accompagnalo nel mio ufficio- sorrise e uscì, camminai fino all'asilo dell'azienda nel con Maia per mano, la lasciai alla maestra e camminai fino alla mia postazione di lavoro, Fran mi guardò spaventata.

-Che diavolo devo fare Fran?- dissi sedendomi e sospirando stanca.

-Prima di tutto verrà solo il signor...

-Jordan- dissi secca.

-Jordan e in più... ti sei tinta i capelli, non hai più il fisico di una ragazzina di 18 anni, sei ben dotata, il tuo seno è cresciuto e sei dimagrita. E soprattutto hai cambiato il tuo cognome, quindi non si preoccupi signorina Saramego.- disse sorridendomi.

-Non so che farò se mi riuscirà a riconoscere, come diavolo faccio a spiegarglielo a mio fratello? Se Jordan viene a saperlo mi ucciderà- dissi sospirando frustrata e cominciai a spostare i vari documenti. All'improvviso la porta si aprì lasciando vedere un uomo d'affari con occhiali da sole neri, lo osservo meglio e noto che è proprio Jordan. I suoi capelli biondi e il segno che aveva vicino al pomo d'adamo erano inconfondibili, sospirai frustrata e aspettai che si avvicinasse.

-Sono qua per il signor Michael Clifford.

-Buon pomeriggio signor Castillo- dissi e guardai il pavimento, lui si tolse gli occhiali -Per favore, mi segua- dissi prendendo dei documenti, lui camminò dietro di me e potevo sentire il suo sguardo sul mio sedere, cazzo! Sono io Jordan, la tua sorellina.
chiamai l'ascensore mentre mi muovevo tesa, aggiustai la camicia bianca che indossavo e prima che le porte si aprissero apparse l'aiutante della maestra di Maia.

-Signorina Saramego, la piccola Castillo ha picchiato il figlio del signor Jonshon- arrossii; cavolo, perché quando faceva qualcosa di male la chiamavano per cognome?

-Va bene, adesso arrivo- dissi arrossita e mi addentrai nell'ascensore seguita da Jordan.

-Ci sono altri Castillo?- mi guardò e io ingurgitai saliva notevolmente.

-Non che io sappia signore- dissi guardandolo nervosa.

-Ma suo marito, il padre della bambina ha il mio stesso cognome- disse guardandomi dalla testa ai piedi.

-Si signore- lo guardai, avevamo gli stessi occhi color caffè, solo che quelli di Jordan ora erano tristi o arrabbiati. Le porte si aprirono ed entrai nell'ingresso dell'ufficio di Michael, camminai a passo deciso e bussai la porta.

-Prego- si sentì ed aprii la porta, portandomi la bella sorpresa di vedere la sua segretaria personale abbassare la sua gonna per aggiustarla e Michael aggiustarsi a sua volta la cravatta, la mia faccia arrabbiata si fece presente -Violetta- iniziò ma non lo feci finire.

-Signor Clifford, il signor Jordan Castillo è arrivato- dissi e lasciai passare Jordan -Con permesso mi ritiro, Maia ha avuto dei problemi- girai sui miei tacchi.

-Un piacere averla conosciuta signorina Saramego- disse Jordan facendomi l'occhiolino, io scesi al piano inferiore rapidamente e camminai alla mia scrivania.

-Fran questa è una pazzia- dissi con rabbia -Non solo sono entrata nell'ufficio di Mike che stava facendo sesso con la sua segretaria, ma il mio stesso fratello ci ha provato con me- guardai Fran che mi guardava come per farmi stare zitta, alzai lo sguardo e i miei occhi si bloccarono in quelli della persona davanti a me, non ci potevo credere, lui storse la testa e mi osservò.

-Chi è suo fratello?- mi guardò con un sorriso e io arrossii.

-Oh, mi dispiace- arrossii -Emh... no, non importa- ero nervosa, erano quasi cinque anni che non lo vedevo.

-Signore...- parlò Fran e ringraziai il cielo per aver interrotto -Mi segua per favore- ma lui mi guardava soltanto.

-Lei mi conosce?- mi fissò.

Una fottuta scommessaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora