• seven •

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Non si vergognava per il passato, anzi, si sentiva protetta da esso, come se una barriera immaginaria le coprisse le spalle costantemente. Ma ciò valeva solo davanti a lui, che ora le stava a fianco. Egli prese il lungo mantello impermeabile che teneva in una tasca e, dopo averlo aperto completamente, lo poggiò sulle spalle della ragazza, come una coperta. Era evidente che da lì a poco il buio della notte sarebbe arrivato, accompagnato da una lieve pioggia. "Riesci ad alzarti?" chiese il corvino, tendendole la mano. Lei la ignorò e slacciò il calzare destro, ormai diventato di colore scarlatto. Scoperta la parte di pelle, fu visibile una profonda ferita da kunai, che rilasciava grandi quantità di sangue "È avvelenata". "Capisco. Tieniti stretta alle mie spalle, ti porto a casa" e si accucciò, aspettando di farla salire. T/N esitò per qualche momento, ma poi prese il coraggio e si aggrappò. Poteva sentire i sottili capelli morbidi dell'Uchiha solleticarle il viso e il tepore del suo corpo la riscaldava, nonostante le gocce d'acqua che le cadevano addosso. Era tutto così rilassante che si sarebbe volentieri addormentata sulla sua schiena, cullata dal fruscio delle foglie. Erano quasi arrivati al centro villaggio e le persone ormai erano rincasate, a riposarsi adeguatamente per il giorno successivo. Con un piccolo balzo di supporto su un tetto, il corvino atterrò con delicatezza sul giardino di Casa Uchiha, che aveva una porta a scorrimento lasciata aperta. "Si sarà ubriacato..." sospirò, portandola all'interno. Per qualche secondo vide Sasuke dormire pesantemente con il corpo metà fuori dal futon e rosso in viso, palesemente sbronzo. Sorrise al ricordo di lui, bambino, che senza farsi vedere dai genitori si versava piccoli sorsi di saké nel bicchiere e li beveva contento. Era talmente assorta nei pensieri che non sentì nemmeno bruciore quando le venne disinfettato il taglio, e successivamente bendato "Ha lasciato un biglietto una tua amica, Sabaku no Temari. Dice che ha chiesto a Shikamaru dove si trova la tua residenza e che non devi preoccuparti per lei". La c/c fece forza sul pavimento e si mise in piedi, traballando per il dolore da sfregamento dei due lembi lacerati. "Non sforzarti troppo" sussurrò lui, sostenendola con le braccia. "Sig- Itachi, lasciami". Itachi la guardò stordito, sentendo pronunciare per la prima volta una parola dalla sua bocca e ricambiò con una dolce risata roca "Sei sempre la solita testarda". T/N inarcò le sopracciglia e si rifiutò di ricambiare l'attenzione, forse offesa dal comportamento tanto gentile quanto simil falso.
"Lasciami andare"
"No"
"Ti ho detto di lasciarmi andare"
"E perché dovrei?"
"Perché devo fare delle cose"
"Cioè?"
"All'aperto, devo farle fuori"
"Dovresti dormire"
"Non ho sonno e comunque non ho tempo di poltrire"
"Non mi hai ancora detto cosa devi fare"
"Devo... devo..."
"Starmi più lontana possibile?"
"..."
"Ti va un bagno caldo? Devi aver faticato molto, non ti sei presa neanche una pausa dal tuo viaggio d'arrivo dal Villaggio della Sabbia"
"Fuori piove"
Ascoltando direttamente la motivazione, il cielo decise di rasserenarsi.
"E va bene, come vuoi"
"Se non hai voglia non serve. Non è un ordine"
"No, mi farebbe piacere. Cioè, nel senso, non in quel senso... è solo che non ho altro da fare, e-ecco"
Il corvino le scompigliò i capelli e andò a prendere gli asciugamani e accessori necessari anche per l'ospite.
La ragazza si mise davanti all'uscio e lasciò cadere la testa sull'asse di legno del muro. Le sembrava così irreale che egli non provasse vergogna nell'entrare nell'argomento che le veniva. In più, suo fratello minore aveva detto che era sempre in missione, quindi come aveva ottenuto il tempo di godersi del meritato riposo? E quel cambio istantaneo del clima? Sembrava proprio fatto apposta, anche se dubitava avesse la competenza di farlo. Tornò poco dopo: si era cambiato e, al posto dell'uniforme da anbu, indossava una semplice maglietta nera un poco larga, dei pantaloni della stessa tinta e portava in spalla il suo vecchio borsone. In vestiti civili, erano molto più evidenti le scure occhiaie e lo sguardo un poco spento, dato dal poco svago ad egli dedicato. T/N ricordava quegli occhi, erano gli stessi che aveva sempre avuto, stanchi e annoiati, che in pochi secondi si trasformavano in scariche d'ira impetuosa rosso cremisi. Quelli che, immersi nell'acqua termale bollente, si chiudevano nella più immensa pace, e continuavano a farlo. Infatti Itachi, dopo essersi stiracchiato, si era lanciato in quel piccolo paradiso del Villaggio della Foglia e non aveva proferito parola. Lei invece si guardava molto alle spalle, temendo che  l'uomo potesse vedere il suo corpo sfregiato nudo. Oltre all'occhio ormai definitivamente rovinato, aveva una brutta cicatrice sul fianco e una sulla gabbia toracica. La prima se l'era causata durante un allenamento con Temari, la quale le aveva gettato contro una raffica di vento incontrastabile per una novellina come lei, ed era volata addosso ad un appiglio ferroso. La seconda, invece, se la procurò dimostrando la sua fedeltà a Kankuro, fratello maggiore del Kazekage, che inizialmente la credeva una spia in incognito. Il marionettista le chiese di compiere un gesto di disprezzo verso la propria vita passata ed ella, con un kunai, si era pugnalata il "cuore". Da lì in poi, egli la trattò sempre con tutto rispetto, e molto spesso le chiedeva come era riuscita a prendersi gioco di lui così facilmente. T/N si nascose nell'angolo più lontano dal compagno, incrociando le gambe e tenendo le braccia vicino davanti al seno di dimensione esigua. Da brava cameriera non le era mai interessato l'aspetto fisico, nemmeno durante la sua permanenza al Villaggio di Suna, e forseanche per questo aveva legato così tanto con Temari, che a sua volta preferiva la potenza alla bellezza. Ma ora che si trovava in questa situazione scomoda, avrebbe dato tutto l'oro del mondo per possedere delle qualità particolari, come i capelli perfetti della Yamanaka o il volto dolce della Hyuga. Avrebbe voluto essere una serena e delicata farfalla per poter essere apprezzata per la sua rarità e per poter muovere la pietà della gente che la vedeva, sapendo che a pochi giorni sarebbe spirata. Invece si trovava sola, come una vecchia vedova di guerra, ad osservare sconsolata per la prima volta la propria figura secca e deturpata dai continui scontri. Se non fosse stata tolta alla famiglia sarebbe stata felice? Non aveva minimo ricordo dei suoi genitori. Suo padre fu ucciso ancora prima della sua nascita per oltraggio alla dinastia mentre la madre la aveva cresciuta per qualche anno. Poi anche lei era stata messa a tacere, dal suo stesso clan. Da quel momento in poi, era stata presa in custodia dai Coniugi Uchiha in un estremo atto di generosità nel vedere una piccola orfana. Un giorno, mentre aiutava Fugaku a riordinare la scrivania, egli lasciò incustodite delle fotografie mentre si recava ai servizi, che non passarono inosservate alla bambina. Era raffigurata una persona, con crespi capelli biondi lasciati cadere in due ciuffi sul volto. Ma la cosa che la prese più alla sprovvista era il colore dei suoi occhi, identico in tutto per tutto sui suoi. Sulla cornice era inciso un nome, che però era poco visibile a causa della sporcizia che lo ricopriva.
"Ti senti a disagio, T/N?" le chiese improvvisamente. Sentire pronunciato il suo nome da Itachi la faceva accaldare più di quello che già era e non ebbe il coraggio di rispondere. Il corvino si avvicinò e le si piazzò davanti, non intendo a spostarsi. "Non sei più autorizzato a fare così. Loro sono morti" provò a difendersi debolmente. "Per colpa mia". Sgranai gli occhi "C-come per colpa tua".
"Ero stanco di tutto ciò che mio padre pretendeva da me, di ascoltare ogni giorno gente ignorante, di dover sopportare. A causa di questa mia pretesa, ti ho rovinato l'iride. Dopo quell'atto, un'organizzazione di criminali mi contattò, offrendomi di unirmi a loro per distruggere Konoha. Volevo accettare, all'inizio. Ma poi, poi ho ricordato te. La tua sincerità e gentilezza sono vere, non come i miei. Te potevi soffocare il fuoco che divampava in me, così orgoglioso, con la calma di un mare silenzioso. Ma non la hanno presa bene e li hanno ammazzati, mamma e papà. Involontariamente, invece di provare a riparare ti ho allontanata ancora di più da me. Ho capito solo quando te ne sei andata che tutto ciò che consideravo odio per te in realtà era amore, non accettato, ma amore".
La c/c si sentì, per la prima volta nella sua vita, libera. Libera di ogni peso, di ogni preoccupazione, di ogni tormento passato. Perché li stava sopportando lui al posto suo, stava sostenendo anche la sua croce. Ella appoggiò le sue mani sulle spalle dell'uomo e portò i due nasi a toccarsi. Non voleva più esitare. "Perdonami, T/N, sono stato uno stupido" sussurrò Itachi e la baciò. Dolcemente, le loro labbra si scontrarono, sotto il getto caldo e confortevole della sorgente termale. Forse era destino, che stava giocando la loro vita, muovendo i fili delle loro marionette.

~ Author's Note ~
* . . . *
* she's typing *
* she's writing the last chapter *

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