4: sei tu

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POV Lexa

La prendo al volo prima che cada a terra e, mentre la stringo tra le braccia, mi ritrasformo nella mia forma umana. Anche i miei gamma tornano alla loro forma e uno di loro si affretta a porgermi un mantello per coprirmi.

«Prendete gli altri e portateli al palazzo. Appena arrivate, chiamatemi.»

Stringendola con delicatezza, corro tra gli alberi. Il vento mi colpisce il viso mentre il suo corpo immobile riposa contro il mio petto. Arrivo finalmente al palazzo e sfreccio fino alla mia stanza, dove la adagio con attenzione sul letto.

Perché? Perché proprio un'umana? Mi sarebbe andato bene tutto: un'omega, persino un'altra alpha... ma non un'umana. La devo rifiutare.

«No, non lo farai.»
«Devo, Heda. Non ho scelta. Un'umana non può diventare la luna di un branco.»
«Ma perché? È già capitato che una luna fosse umana... Io non la voglio rifiutare.»
«Sono io a decidere. E anche se altri branchi hanno accettato delle umane come luna, questo non significa che lo farà anche il mio. Non se ne parla.»
«Pensaci, ti prego. Lei è la tua mate. La tua luna. La tua vita.»

Chiudo il collegamento mentale prima che la mia coscienza aggiunga altro. Non posso permettermi una distrazione adesso. Il mio popolo sta prosperando, ho riunito i tredici clan dopo secoli di guerra... e una stupida ragazzina non rovinerà tutto.

Il mio sguardo vaga per la stanza finché non si posa su di lei. Quella chioma bionda che spicca tra le lenzuola bianche. Come farò a starle lontana? È impossibile.

È bellissima. Sembra un angelo caduto dal cielo mentre dorme, il mio angelo.
Mi avvicino piano e le sposto una ciocca ribelle dal viso.

Piccola mia... scusami. Ma non posso. Non posso tenerti con me. Non posso amarti. Non ne sono capace.

Rimango lì ad ammirarla finché un gamma mi avvisa, tramite il legame mentale, che gli altri sono arrivati. Allora la prendo di nuovo tra le braccia e la porto nella stanza dove hanno sistemato anche i suoi compagni.

Lincoln, il capo delle guardie reali e mio più caro amico, è di guardia davanti alla porta.

«Portala con gli altri.»
«Ne sei sicura, Lexa?»
«Sì. Ma stai attento a non farle del male.»

Lui ride piano e la prende con cura, portandola verso il gruppo. E mentre attraversa la stanza, noto come i suoi occhi non si stacchino mai da una ragazza mora, alta e dal portamento fiero. In quell'istante capisco: non sono l'unica ad aver trovato la propria mate.

«Lexa, dopo dobbiamo parlare.»
«Lo so... e quante volte ti ho detto di non chiamarmi Lexa in pubblico?»
«Ahahah, ma dai, piccola Lexa.»

Sorrido nonostante tutto. Mi chiamava così quando eravamo bambini, e sono certa che non lo direbbe mai se non fosse sicuro che nessuno ci stia ascoltando. Mi vuole bene, e io lo so.

«Ti dovrei far frustare» dico con tono serio, ma dopo pochi secondi scoppio a ridere.
«Mi perdoni, Alpha, non accadrà più» dice ridendo e inchinandosi leggermente.
«Deficiente.» Gli tiro un leggero pugno sulla spalla.

«Lexa... la ragazza bionda è la tua compagna, vero?» afferma più che chiedere.
Sospiro. «Sì. E la tua è quella mora?»
«Già.» La sua voce è pensierosa.

«E tu che farai? L'accetterai?» chiedo quasi come se stessi cercando un consiglio.
«Non lo so... l'aspetto da tutta la vita, ma sapere che è umana non mi entusiasma. E tu?»
«Siamo nella stessa situazione. Forse la mia è ancora più complicata: se la accetto, non sarà solo la mia mate, ma anche la luna di questo branco. E non so se ne sarà all'altezza.»
«Quindi cosa farai? La rifiuterai?»
«No. Per ora la tratterò come qualsiasi altro umano in questa casa. Poi... vedrò col tempo.»
«Lexa, stai scherzando?»
«No. Perché?» ribatto, infastidita dal suo tono.
«Una delle regole fondamentali per gli umani è non guardare mai l'Alpha negli occhi. Sarà impossibile per voi.»
«Senti... non lo so.»

Una ragazza entra nella stanza per avvisarci che è il momento. Lascio Lincoln e mi incammino verso la sala dove si trovano la mia mate e i suoi amici, ignara di quanto le cose stiano per cambiare.

POV Clarke

Mi sveglio di colpo sentendo qualcuno scuotermi con forza. Apro gli occhi e vedo Reven, il terrore dipinto sul suo volto.

«Reven... cosa è successo? Dove siamo?» chiedo con voce ancora impastata dal sonno.
«I lupi... si sono trasformati in persone. Sei svenuta e ci hanno portati qui.»

Lo dice tutto d'un fiato, con lo sguardo allarmato.
«Reven, non credo sia possibile. Stai bene?»
«No, Clarke. L'abbiamo visto tutti. Non è Reven che sta impazzendo... siamo in pericolo.»

Bellamy guarda attorno a sé, ogni muscolo teso.

«Ma...» provo a ribattere, ma vengo interrotta da una ragazza mora e minuta che si fa avanti.

«Ciao a tutti. Io mi chiamo Emily. Spero stiate bene.»
«Dove siamo?» chiede Octavia.
«Siete nella capitale. Più precisamente, nel castello dell'Alpha.»

Il sangue mi si gela nelle vene.

«So che è difficile da capire, e ancora di più da spiegare. Ma da oggi la vostra vita cambierà completamente. Vi è stata risparmiata la vita, ma sarete al servizio dell'Alpha e dei membri nobiliari del branco.»

Una seconda ragazza — bionda e più alta — si avvicina.
«Noi siamo come voi, umane. Ma qui dentro vivono creature mostruose che, al minimo errore, potrebbero uccidervi.»

«Cosa sono?» sibila Bellamy.
«Lupi mannari» risponde Emily.

Rido istericamente. «Non è possibile... non esistono! È uno scherzo, vero?»
«Clarke, li abbiamo visti trasformarsi. È tutto vero.» Reven mi stringe forte in un abbraccio.

«Da oggi vivrete qui. Per il vostro bene, è meglio che impariate alcune regole» continua la bionda, facendo cenno a Emily.

«Mai parlare con i lupi se non interpellati. Sveglia alle sette: vi saranno assegnate delle mansioni in base alle vostre capacità. E mai, mai, guardare l'Alpha negli occhi.»

«In fondo non è così male. Io sono qui da due anni, e ormai è come se fossero la mia famiglia» conclude la bionda con un sorriso.

«Posso fare una domanda?» chiede Monty.
«Certo.»
«L'Alpha è quello nero, vero?»
«Sì. È lei. Tra poco verrà a presentarsi.»

Ci guardiamo tutti, terrorizzati. Non voglio restare qui. Dobbiamo scappare.

Ma i miei pensieri vengono interrotti da Emily, che rientra nella stanza.
«Ragazzi... è qui. So che per voi è tutto nuovo e spaventoso, ci sono passata anch'io. Ma non preoccupatevi.»

La porta si apre.

«Salve a tutti. Se non ve l'hanno ancora detto, mi presento: sono l'Alpha di questo branco e dei tredici clan. Tutto il Nord America è sotto il mio comando, quindi vi consiglio di non sfidarmi.»

Quella voce... è stranamente familiare, come se l'avessi già sentita da qualche parte, ma non riesco a ricordare dove.
Abbasso lo sguardo, ma la curiosità è più forte di me. Attraverso le ciglia, sbircio la figura davanti a noi: è alta, mora, imponente. E poi accade.

Per sbaglio incrocio il suo sguardo. Nessuno sembra averlo notato, ma io sì. Gli occhi sono di un verde intenso, ipnotico. Verdi.

Il cuore mi esplode nel petto. E se fossero...? No, non può essere. Ma devo esserne certa. Alzo lentamente il viso e i nostri sguardi si incontrano davvero.

Due smeraldi profondi e familiari mi trafiggono l'anima. Non ho più dubbi: sono gli stessi occhi che vedo ogni notte nei miei sogni, quelli che da anni mi proteggono da tutto.
Sono lì, davanti a me. Più belli che mai.

Autrice
Spero sia stata abbastanza chiara in questo capitolo perché avevo tante idee per la testa e ho paura di non essermi riuscita a spiegare al meglio.
xoxo🤍

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