8: incubi reali

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POV Clarke

I capelli mi ricadono sparsi sul cuscino mentre mi rigiro nel letto cercando invano la posizione più comoda per addormentarmi. Poi, all'improvviso, un rumore acuto lacera il silenzio della stanza.

«Tutti in soggiorno! Mani sulla testa!»

Mi alzo di scatto, il cuore in gola. La porta si spalanca con violenza e un uomo enorme mi afferra per il braccio destro con brutalità.

«Ora resterete lì, bravi e buoni, finché noi non avremo finito.»

Le sue parole sono fredde e vuote, come se non stesse parlando di esseri umani. Iniziano a saccheggiare la casa, ribaltando sedie e armadi, rompendo vasi, calpestando i ricordi di una vita.

«No, ti prego... quello no. Era di mio padre.» La voce di papà trema mentre guarda l'uomo minaccioso.
«Cosa hai detto?» ringhia quest'ultimo.
«Roha, arriva la polizia! Muoviti, dobbiamo andare!»

Roha. Ora so come si chiama. L'uomo gira di scatto e punta la pistola verso di me. Indietreggio, terrorizzata, le lacrime che scendono a rigarmi il viso mentre il respiro si fa corto e irregolare.

Il grilletto si abbassa. Chiudo gli occhi. Aspetto l'impatto.

Ma non arriva.

Li riapro appena in tempo per vedere mio padre cadere a terra, il suo corpo immobile ricoperto di sangue. Il tonfo sordo del suo corpo che colpisce il pavimento riecheggia nella stanza e, subito dopo, solo silenzio. Un silenzio assordante.

E poi il suono del mio cuore, che batte da solo, in mezzo al nulla. Lei non era arrivata. Questa volta non mi aveva salvata dal mio passato, come faceva da anni.

Mi sveglio di colpo, il cuore che martella nel petto, la fronte bagnata di sudore e una lacrima che mi scivola lungo la guancia. Questa è la realtà.

Mi guardo intorno, ancora scossa. Non solo per il ricordo terribile appena rivissuto, ma anche per quella sensazione... quella che non avevo mai provato prima: la solitudine. Mi sento terribilmente sola, senza il mio scudo verde, senza quel filtro che attutiva ogni cosa. Ora ogni emozione è amplificata, ogni sensazione è troppo forte. E nessuna di esse è positiva.

Mi alzo lentamente e mi dirigo verso il piccolo bagno per farmi una doccia calda. L'acqua scivola sulla mia pelle e il suono ritmico delle gocce contro il pavimento mi calma. Quando esco, raccolgo i capelli bagnati in una crocchia disordinata e mi vesto in fretta prima di raggiungere la cucina.

«Ehi, principessa! Cosa vuoi per colazione?» chiede Reven con il suo solito sorriso luminoso.
«Boh...» rispondo buttandomi pesantemente sulla sedia.

«Mamma mia che muso lungo che abbiamo oggi... ci penso io!»

E senza darmi il tempo di reagire, si lancia su di me facendomi il solletico.
«No, Rev! Ahahah! Lo sai che non resisto! Ahahah!» cerco di parlare tra le risate incontrollabili.

«Che succede qui?»

Reven smette di colpo e ci giriamo entrambe verso la porta.
«Ehi, Emily, come va?»
«Bene, dai. Ma cosa combinavate?» chiede divertita.
«Niente... cercavo solo di rallegrare questa musona.»

«Okay... vi lascio allora. Ah, quasi dimenticavo: stasera ci sarà un ballo al castello. Voi dovrete aiutarci con gli invitati.»

Il mio sorriso svanisce immediatamente. Un ballo. Proprio quello che ci voleva. Sicuramente rivedrò l'Alpha... e al momento non ho alcuna voglia di essere giustiziata in qualche modo barbaro solo per averla guardata negli occhi.

«Va bene, Emy. Ci vediamo stasera.» dice Reven.
«Ciao!» ci saluta Emily, ormai già lontana.

Finiamo la colazione con dei pancake deliziosi, poi mi dirigo verso la mia adorata stalla.

«Ciao, Wanheda... come va?» chiedo ingenuamente al cavallo.

«Sai, io non molto bene. Ho fatto un brutto sogno. Non mi capitava da anni, e ho paura che, senza di lei, ricapiterà spesso. La cosa brutta è che non so perché non la vedo più...»

Continuo a parlare, ignorando il fatto che sto confidando tutto a un cavallo.

«Ti ha rifiutato.»

«Chi ha parlato?!» urlo spaventata.

Da dietro una colonna sbuca un ragazzo alto e moro.
«Ciao, mi chiamo Alex. Tu saresti...?»
«Clarke. Comunque... cosa intendevi dire? In che senso mi ha rifiutato?»

«La tua compagna. Ti ha rifiutato.»

«La mia che?» chiedo, confusa.
«La tua compagna. La tua mate. Non sai cos'è?»

«No... io sono umana.»

«Che?! Come fai a essere umana e aver sognato la tua mate?»

«Aspetta, cos'è una mate?!» urlo esasperata. Mi sta prendendo in giro?

«Ascolta... è come la tua anima gemella. Noi lupi non scegliamo chi amare. È il destino a decidere, o meglio, la Dea Luna. Quando incontri la tua mate, ti innamori perdutamente. È un po' come l'amore a prima vista.»

«Sì, ma io cosa c'entro?» chiedo, ancora più confusa.

«Beh, non sempre i lupi hanno l'imprinting con altri lupi. Può succedere anche con altre specie. E negli ultimi tempi molti umani sono diventati mate di lupi.»

Si ferma, prende fiato, poi aggiunge:
«Però... non sempre un lupo accetta un umano come compagno. Anzi, spesso li considerano deboli. Un peso. Pensa che persino io sono stato rifiutato.»

Cammina avanti e indietro nella stalla mentre parla.

«Tu... sei umano?» lo interrompo.
«No, per carità. Sono mezzo lupo, mezzo umano. Mia madre era umana, mio padre un lupo. Ma, sfortunatamente, la mia parte umana è predominante.»

«E il tuo compagno ti ha rifiutato per questo?» chiedo incredula.
«Già.»

Le sue parole mi restano addosso come un peso. Per la prima volta capisco davvero cosa significa essere rifiutati... e il dolore che porta con sé.

autrice🤍
questo capitolo fa schifo ne sono cosciente, ma non pubblicavo da un po'.
nei prossimi giorni pubblicherò 2 capitoli che sono una bomba (almeno secondo me ahahah)
xoxo🤍

Siamo leggenda La tua prossima ossessione. Scoprilo ora