Capitolo 4

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Il sole invade la mia stanza, come se gli avessi dato il permesso di entrare. Non ti ripeterò come mi preparo ed esco di casa senza salutare, tanto tutte le mie giornate sono uguali, devi abituarti come sono abituata io. Stesso autobus, stessa scuola, stesso banco. Dicono che "La vita è ciò che accade quando sei occupato a fare altri progetti", John Lennon. Caro John, con tutto il rispetto, amo la tua musica, ma è vero che questa frase vale per tutti? Magari tu lo hai detto tanto per e il mondo l'ha presa come filosofia di vita, oppure ci credevi con tutto te stesso. Ecco nel secondo caso, se uno non facesse progetti? Come faccio a programmare la vita se è lei a programmare me? Ogni giorno le stesse cose, se uno mi vedesse da fuori gli sembrerei un robot indifferente e indecifrabile. Ma dentro io sono piena, e cambio ogni giorno, ogni minuto e ogni attimo. Allora come faccio a vivere pienamente se è la vita che si impossessa del mio corpo, che comanda il mio avvenire pensando che sia una roccia, che non possa scivolare via dalla sua presa. Peccato che l'anima è rimasta a terra, è caduta, mentre il corpo va verso la luce.

L'autobus non passa e io faccio tardi a scuola, con la fortuna che mi ritrovo incontro il gruppo di Riccardo, capitano della squadra di calcio della scuola:

"Scusa potresti farmi passare, devo entrare." dico irritata.

"C'é la fila." Taglia corto lui senza neanche guardarmi, mentre i suoi amici ridono.

Uno è biondo come lui, mentre l'altro ha i capelli rossi, anzi color bronzo.

"La campanella è suonata da un pò e non vorrei fare tardi."

"Ragazzi mi sa che la secchia non capisce"

"Forse perché è bionda" sottolinea, banalmente direi, quello biondo.

"O forse perché la ciccia le ottura le orecchie" continua Riccardo.

"Ok." Rispondo fredda prima di darmi alla carica. Sbatto contro loro senza neanche guardarli in faccia e li separo, passando nel mezzo. Che senso aveva, perché non farmi entrare, divertimento? Forse non avevano di meglio da fare. Nella vita si possono fare tante cose, perché parlare con me, perché. Perché a me, perché a me, perché a me....perché no? Ora che sono seduta al banco e mi sono calmata posso pensare meglio, anche se non tanto con lucidità.

Il loro intento era rendersi belli, fighi, ma agli occhi di chi? Tra loro? Ma allora che amicizia è.

Nell'intervallo tiro fuori una merendina confezionata, non mangiavo da tanto a scuola, ma oggi volevo tentare. La apro, e nessuno mi guarda, e tutto fila liscio. Dopo averla finita metto la cartaccia nello zaino, se mi alzassi a buttarla sarebbe la fine.

"Ei Lus" mi urla Ambra dal fondo della classe. Non mi chiamava cosi da più di 3 anni. "Ora che sei sazia, vuoi aggiungere una sedia? Magari stai stretta" da questa frase si alza un'onda di risate che cresce gradualmente, fino a terminare con qualche risolino infinito qua e la. Un pò come uno tsunami, non sai se ti capiterà mai o quando ti colpisce, ma sai per certo che un'onda così può distruggere intere città. Forse questa onda ha disintegrato una piccola parte della mia anima, o forse l'ha solo bagnata per far nascere un fiore. Ovviamente, come tu già sai, opterei per la prima opzione. Magari è questo il mio posto, alla fine mi è sempre piaciuto il mare.

Entra la professoressa di inglese mentre dentro di me è scontro aperto tra tristezza e rabbia.

"Ragazzi come già anticipato oggi vi darò le mai per il progetto "La Tecnologia Amica", la vostra classe potrà scegliere tra un un certo numero di indirizzi mail, e iniziare a conversare con un ragazzo o ragazza sconosciuto, ma sempre che fa parte della scuola sia chiaro. Poi farete una relazione scritta mettendo in evidenza quello che questa esperienza vi ha regalato."

Inizia a elencare le mail mentre i miei compagni alzano la mano come fossimo ad un'asta. Ora per far rapportare la nostra generazione siamo arrivati a questo? Che compito sarebbe conoscere una persona per e-mail, e come può essere valutata una cosa del genere. Mentre la mia rabbia sale sento fare il mio nome:

"Prof Lus non ha ancora scelto, può dargli l'ultima rimasta" urla Ambra, per poi bisbigliare a Nicole al suo fianco "almeno avrà un amico immaginario."

La prof mi comunica la mail e dopo averla scritta velocemente il cuore inizia a pulsarmi nelle orecchie, la faccia brucia e la vista è sfocata. Le persone che mi stanno attorno parlano di me e io vorrei solo sprofondare fino al centro della terra. Finalmente la campana suona e faccio uno scatto verso la porta. Vado cosi veloce e diretta che non penso a chi o cosa mi sta davanti, infatti sbatto contro qualcuno, ma continuo a dirigermi verso l'uscita mentre sento un urlo "Scusa" o forse è frutto della mia immaginazione.

Entro a casa e, senza salutare nessuno, vado in camera e mi butto sul letto, che fa uno strano rumore con l'impatto del mio corpo. Scoppio, le lacrime vanno da sole mentre vorrei essere una roccia, infrangibile. La tristezza si trasforma il rabbia. Io sto bene, devo stare bene, perché non dovrei stare bene. Devo dimostrare, io merito, io esigo. Ma cosa, cosa voglio, la mia mente è confusa e non so che fare che pensare. Accendo il computer e apro le mail. Potrei scrivere alla persona sconosciuta per far capire che posso farcela, che se lo voglio posso avere tanti amici. Ma lo voglio veramente? Cosa sto farneticando. La mia memoria uditiva è più forte della mia ragione e le mie mani iniziano a scrivere l'indirizzo mail.

A: glimmeroflight.sd@libres.com

Oggetto: non voglio una risposta

Caro tizio/a,

Non so il tuo nome e non voglio saperlo, ma tu le capisci le persone? Perché io no eppure faccio parte di questo mondo. Perché i nostri cervelli pensano solo al nostro io e non al "noi". Immagina l'universo, le innumerevoli galassie e i miliardi di mondi uguali al nostro che potrebbero esserci. Siamo esseri insignificanti e ci sentiamo superiori. Non so perché dico noi, io non c'entro nulla. Io faccio solo quello per cui l'essere umano è stato creato, sopravvivere. Ora non parlerò di chi secondo me ha creato l'uomo, ma perché l'ha fatto, o almeno, perché non ha dato le istruzioni. Alla fine noi cosa sappiamo del mondo, della vita? Solo quello che ci siamo inventati. Allora PERCHÈ. Che senso ha tutto. Dove sta scritto che un essere che mangia l'erba e che fa versi deve chiamarsi mucca, o che magra è sinonimo di bella e grassa di rifiuto umano. Dopo questa direi di andare, non rispondermi.

Darkness

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