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Non fare il vecchietto.

E' una festa.

Cosa vuoi che succeda.


Non era successo niente, infatti.

Non aveva passato più di tre quarti della serata in disparte, seduto su una poltroncina in vimini, immaginando come potessero essere le vite di coloro che catturavano maggiormente la sua attenzione mentre sorseggiava il suo drink alla frutta, talmente annoiato da tutto e da tutti che alla fine anche quello si era annacquato tanto da fare schifo.

Non aveva passato gran parte del tempo a respingere un numero indefinito di galline starnazzanti che continuavano a provarci spudoratamente con lui, come se poi fosse l'unico ragazzo nei paraggi, completamente ignare che a lui, però, interessasse la stessa cosa che interessava loro.

E no, non aveva assolutamente imprecato contro quel ragazzo dalle curve perfette, che sembravano quasi esser state disegnate da Giotto in persona, che gli aveva versato addosso tutto il suo drink sporcandogli così una delle sue camicie preferite, quella nera con i fenicotteri rosa; doveva però ammettere che quella era stata la cosa migliore di tutta la serata dato che, oltre alle sue forme, a rapirlo all'istante erano stati i due diamanti azzurri che aveva al posto degli occhi. Purtroppo però la domanda che girava nella sua testa era sempre la stessa. Cosa vuoi che succeda? E, maledizione, era successo che aveva dovuto andarsene praticamente subito, borbottando parole incomprensibili mentre quello ancora si stava scusando, perché in lontananza aveva notato Gemma giusto un filo traballante e instabile.

Quindi, in conclusione, no, non aveva nemmeno portato a casa sua sorella ubriaca, incapace di starsene buona e zitta, con tutto ciò che ne conseguiva poi.


Cosa.

Vuoi.

Che.

Succeda.


Chiedendosi perché avesse accettato di andare a quella festa e ripensando alla serata e, soprattutto, alla nottata appena trascorsa giunse alla conclusione che se avesse potuto strozzare sua sorella in quell'esatto istante l'avrebbe sicuramente fatto senza la minima esitazione.

Invece no, dopo essersi sciacquato il viso scacciò via ogni pensiero di quel tipo ed entrò nella stanza di Gemma senza preoccuparsi di fare troppo rumore, entrò e tirò su le tapparelle con un colpo secco e deciso lasciando così che i raggi del sole riempissero la stanza illuminandola e colpendo la bella addormentata direttamente in faccia.

"In piedi festaiola, forza."

Disse poi seriamente piazzandosi ai piedi del letto, le mani ai fianchi e gli occhi stretti a due fessure.

"Mmm.."

"Come stai?" le chiese addolcendo un po' il tono ma senza scomporsi minimamente.

"Ho la testa che a momenti esplode ma -" sbiascicò ancora con la bocca impastata dal sonno "- ma sto bene. Perché me lo chiedi?"

Harry sorrise sotto i baffi, incapace di mantenere quell'aria seria per un secondo in più e ammorbidendosi del tutto nell'osservarla mezza morta sul suo letto: i capelli completamente spettinati, il trucco sbavato e addirittura la maglia del pigiama messa al rovescio. Non ce la fece più e, ripensando alla notte precedente e a tutte le cose senza senso che aveva detto sua sorella, scoppiò a ridere attirando la sua attenzione.

"Perché ridi?"

"Perché, ripensandoci, sei stata piuttosto divertente stanotte! Molto, moltissimo a dire la verità! Non ero più abituato a vederti in queste condizioni! Comunque, vado a preparare la colazione, alzati e rimettiti a nuovo, dai." disse avviandosi verso la cucina.

Love always finds its way  || Larry StylinsonLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora