9 - Lacrime

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Scendo qualche fermata prima, appena davanti alla stazione dei treni. Ho la testa fra le nuvole, vorrei essere contenta ma la preoccupazione mi assale e non mi lascia aria. Mi avvicino a passo lento verso la macchinetta dei biglietti e ne acquisto uno: il mio treno partirà tra dieci minuti. Mi avvio al binario col calma, salgo sul treno e mi siedo al primo sedile vicino all'uscita. Specchiandomi sul vetro riesco in qualche modo a sistemarmi il trucco che mi ero messa questa mattina in autobus. Poi sento le porte chiudersi e partiamo. Il viaggio è abbastanza noioso, senza telefono carico l'unica cosa che posso fare è studiare, ma dopo aver ripassato un po' mi appoggio allo schienale e sospiro.

:- Sono cambiata davvero tanto.

Mi perdo tra i miei pensieri guardando il paesaggio che scorre accanto a me, poi la voce mi avverte che siamo arrivati a Santa Maria Novella. Scendo le scale e mi avvio verso il centro della stazione. Ma appoggiato ad una colonna in un angolo, incappucciato, intravedo la figura di Stefano. Mi guarda, fa un saluto con le dita e si avvicina a me.

:- Heilà.

Gli sorrido. Poi un brutto rumore ci interrompe.

:- Era il tuo stomaco quello?

:- Oh, ehm. Non ho pranzato, ma tranquillo che sto bene così.

La mia sbadataggine. Avevo il tempo di prendermi anche solo un panino prima di partire e me ne sono dimenticata.

:- Dai, ti porto a casa mia e ordiniamo qualcosa da mangiare.

Mi afferra la mano, le farfalle mi assalgono lo stomaco e sostituiscono per un attimo la fame. Usciamo dalla stazione e ci dirigiamo verso il parcheggio dove si trova l'auto di Stefano. È la prima volta che entro in macchina con un ragazzo da sola, non so come comportarmi minimamente. Di cosa si parla? Come ci si siede? Ma soprattutto perché mi sto preoccupando di cose basilari come queste? Prima di salire nella sua macchina faccio un profondo respiro, poi apro la portiera e mi siedo. Vedo Stefano arrossire di sfuggita e poi girare la chiave. Il motore fa un brutto rumore e si spenge di nuovo.

:- Dannazione, succede ogni cazzo di volta.

:- Cosa?

:- Problemi con la frizione, diciamo che non guido molto e ogni tanto fa così.

Ridacchio, e lui si unisce. Poi riusciamo a partire e mi rilasso.

:- Ripensandoci, forse sarebbe stato più conveniente se fossi scesa ad un'altra fermata del treno, visto che stai più in periferia... Scusami, non volevo farti perdere tempo.

:- Bischera, non mi pesa venirti a prendere, scendi dove preferisci, davvero.

Appoggio la mia mano sul cambio, dove si trova anche la sua. Lo vedo sorridere. Quel maledetto sorriso mi spedisce ogni volta in quella wonderland, in quel mondo dei sogni. E io amo questa sensazione. Il viaggio passa così velocemente che non me ne rendo conto, quindi è vero quando dicono che il tempo vola quando stai bene. Entro per la seconda volta nella mia vita nella sua casa a Firenze, ma stavolta riesco a sentire una voce che canticchia dall'altra stanza, forse dalla cucina. Ci passiamo davanti e incontro sua madre.

:- Ciao Má, lei è... è la mia ragazza.

Farfalle. Milioni di farfalle. La sua ragazza. Non riesco a controllare le mie emozioni quando sento queste parole. Comunque saluto sua madre, ci presentiamo e parliamo per un po'. Lei è una donna solare, proprio come il figlio, e soprattutto gentile e carina. Dopo questa breve conversazione la ringrazio e ci dirigiamo in camera di Stefano. Appoggio il mio zaino in un angolo della stanza, perché il resto dello spazio è occupato da panni, pezzi di computer, cose per l'igiene ed altro. Insomma, tutto ciò andava messo in valigia.

:- Da cosa cominciamo?

Gli chiedo. Poi lo vedo sul cellulare, distratto. Aspetto qualche secondo e poi lo spegne.

:- Ho ordinato un po' di sushi, così pieniamo quel buco nello stomaco che hai!

Sento il suo stomaco brontolare.

:- Ok mi correggo, abbiamo.

Scoppia a ridere, e la sua risata mi contagia. Poi comincio a sistemare i vestiti dentro la valigia e lui mi si affianca. Insieme ripuliamo il caos all'interno di quella camera mentre discutiamo intensamente su come il salmone sia meglio di altri pesci. Una volta terminato mi appoggio sul letto e lascio cadere la schiena. Poi chiudo gli occhi, stanca, e Stefano si mette accanto a me.

:- Dunque, ora che mi hai aiutato a sistemare per Milano hai il diritto di chiedermi tutto quello che volevi.

Mi fa un occhiolino e sorride. D'altro canto il mio volto si scurisce, e le belle emozioni provate finora scompaiono. Devo chiarire come mi sento riguardo tutto quel che è successo in appena due giorni.

:- Vorrei che mi ascoltassi senza interrompermi, perché è una cosa che mi turba davvero tanto e voglio togliermi di dosso il peso tutto insieme. Io... ho paura. Ho paura di star correndo troppo, non ho mai avuto un ragazzo e soprattutto non mi sono fidanzata dopo appena un giorno. Il colpo di fulmine sembra una cosa bellissima ma mi conosci a malapena, magari sono una ragazza totalmente diversa da quel che sembra e forse tra qualche ora nemmeno ti piacerò più.

Sento gli occhi inumidirsi, la voce si fa singhiozzante.

:- Stefano, non ho mai provato per nessuno questi sentimenti ma non voglio neanche che tutto sia una corsa, penso che prima dobbiamo conoscerci meglio.

Le lacrime sgorgano dai miei occhi. Distolgo lo sguardo dalle mie ginocchia e mi volto verso Stefano. Guarda per terra, con lo sguardo cupo. È arrabbiato, sicuramente ce l'ha con me. Probabilmente non vuole più vedermi, vorrebbe mandarmi fuori di casa e non aver più niente a che fare con me.

:- Ti amo.

:- ...Eh?

Lo guardo confusa.

:- È il messaggio che ti ho scritto ieri sera, che non hai visualizzato. Lo so come ti senti, anche io ci ho pensato molto. Siamo stati azzardati, ma questo non cancella come mi sento. Io ci voglio provare. Magari ce la prendiamo con calma e vediamo come vanno i primi tempi, ma voglio stare con te.

Mi afferra una mano con una delle sue, mentre con l'altra asciuga le mie lacrime. Accenna un sorriso, per poi abbracciarmi delicatamente.
Non vale, Stefano Lepri, così mi fai piangere ancora di più...
I miei singhiozzi si fanno più intensi, mentre bagno la sua spalla. Poi mi calmo. E rimaniamo così, abbracciati l'uno all'altra, in un momento di infinita dolcezza.

:- Sai Stefano, da quando ti ho incontrato sono migliorata. Credo di più in me stessa e non mi vergogno più della mia persona. Mi sento più speciale.

Ed è per questo che oggi lo dico. Perché mi sento bene.

:- Voglio restare con te, Ste.

:- Anche io, Marghe.

Appunti dell'autrice
Forse non ve ne siete accorti, ma la parte in cui dico "ed è per questo che oggi lo dico" si riferisce a due cose. Uno, il fatto che la protagonista voglia restare con Ste. Due, che finalmente non si vergogna più di se stessa e rivela il suo nome! Lo so che non ci avevate fatto caso eh, ma la protagonista femminile non aveva ancora rivelato la sua identità!!!

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