VOL. 3
⚠ ATTENZIONE ⚠ Prima di leggere le vicende contenute all'interno è consigliabile iniziare dal primo e dal secondo volume.
"La rivolta dei ribelli"
La trama la trovate all'interno.
***
Beginning: 11/01/22
Non aspettatevi sanità mentale o app...
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Il morso fu devastante, inaspettato e agghiacciante; al punto da rompere l'incantesimo dello sguardo magnetico e dando voce a tutta la mai paura. Il soldato nemico, un giovane maschio adulto, mi terrorizzava più della morte stessa.
Tristan, si era presentato come Tristan.
Alla fine, Silene mi aveva trascinata via, rifugiandoci dentro la villa e conducendomi al piano di sopra - nella sue stanze -. Aveva mentito a suo padre - il senatore in persona -, costringendo anche me a sostenere la sua bugia. Una menzogna che poteva costarci l'esilio! Il bruciore al polso, pulsava e lacerava la pelle. Strinsi i denti, sofferente, stavo forse per morire?
Che morte stupida sarebbe stata.
Lene provò a calmarmi, delirando su come fosse affascinante il suo aguzzino e su quanto uno dei predatori più letali al mondo fosse innocuo.
«Oh certo Lene, ero proprio al sicuro fra le sua braccia, figuriamoci. I serpenti non mangiano piccoli roditori, no signora, loro si nutrono di rugiada mattutina e pupù d'api.» sbottai, ma non ebbi modo di mostrarle il morso che una risata fragorosa e maschile, interruppe la nostra discussione.
Dall'angolo cieco del bagno sbucarono l'alfa carnivoro e... Lui.
Tristan.
Sbiancai in faccia e indietreggiai spaventata, rischiando d'inciampare nell'orlo del lungo abito da sera. Nella mia testa suonava un allarme e prima ancora che potessi pensarlo, corsi via, in cerca di soccorso.
Fuggii in corridoio, provando a forzare le maniglie delle porte che incrociavo lungo la via, bussando con forza e sperando che qualcuno udisse le mie suppliche. Nessuno mi rispose. Il cobra reale mi raggiunse prima ancora che potessi riprendere fiato. Senza fretta e con tutta calma, ma come diavolo ci riusciva?!
Prima ancora che riuscisse anche a sfiorarmi coi suoi artigli, riuscii a forzare la serratura dell'ultima porta. Una piccola libreria sommersa dalla penombra della notte. Tentai di chiudere l'uscio una seconda volta, ma bastò una spallata del carnivoro per rendere vani tutti i miei sforzi. Indietreggiai nel pulviscolo danzante della stanza e, presa dal panico, provai a colpirlo. Gli lanciai contro la decolté destra, sfilandola dal piede. «N-Non osare a-avvicinarti.» balbettai impanicata, con le spalle al muro e il respiro ansante. Respiravo polvere e odore di vecchie carte. Mi sembrava di fuggire da ore mentre pregavo che qualcuno mi aiutasse...
Lui ignorò il mio avvertimento, avanzando senza la minima traccia di stanchezza, schivando la scarpa e imprigionandomi col suo corpo. Il tutto in meno di un minuto. Poggiò la mancina sul muro, strappandomi il fiato restante; si chinò su di me con movenze pigre, ma ipnotizzanti, svelando la sua sadica natura. «Altrimenti che farai? Griderai aiuto e mi lancerai contro l'altro tacco? Sssei stremata e in trappola... Cosina.» sussurrò sagacemente, ad un palmo dal naso e snudando i canini in un ghigno mostruoso.
Trassi un profondo respiro, provando a calmare i nervi. Il mio cuore era una bomba pronta a scoppiare: «Se lo sono io... lo sei anche tu.» ansimai, con l'ultimo brandello di coraggio.
Qualcosa scattò dentro di lui, nei suoi occhi, svelando una luce diversa, più cupa e inquietante. Prima che potessi osservare il gesto, mi arpionò con violenza la mascella: «Non giocare con me o te ne pentirai...» sibilò maligno.
Adesso ero io quella che sorrideva con delirante follia, o almeno ci provavo: «Tanto sono già morta. Cosa puoi farmi che non hai già fatto?!» gli mostrai il morso sanguinolento.
Tristan rimase a fissare il polso ferito a lungo, osservando la sua opera con fredda apatia, finché non tornò a guardarmi dritto negli occhi: «Posso ancora rubarti la dignità.» scandì prima che un fischio lancinante mi rimbombasse nelle orecchie. Il dolore si irradiò per tutto il fisico, rendendomi trabballante sulle gambe. Prima che potessi aggrapparmi alle sue braccia per potermi reggere, si scansò, lasciandomi cadere a terra. «Il mio morso non ti ucciderà. Non subito per lo meno, ma ti farà soffrire.» commentò, chinandosi su di me e puntellando le ginocchia. Stesa sul parquet in legno, rantolavo sofferente. «L'unico modo che hai per fermare il dolore è chiedere il mio aiuto.».
«MAI!» gridai con le lacrime che velavano lo sguardo, mentre spasmi muscolari mi tartassavano il corpo.
«Perfetto, allora ti guarderò dimenarti come un verme, Cosina.» ghignò.
«Bastardo!» provai a colpirlo, ma lui era troppo veloce ed io, troppo lenta. Non ebbi memoria del tempo che passò, ma ad un tratto ascoltai la sua voce.
«Ti arrendi...?» udii, in procinto di perdere i sensi. Sembrava seccato. La mia cocciutaggine lo irritava.
Bene.
Gli sorrisi appena, gongolante, le palpebre a mezz'asta e scossi il capo. Se fossi morta l'avrei perseguitato sotto forma di fantasma per il resto della sua vita.
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*Angolino dell'Autrice*
Nel prossimo capitolo anche Tristan e Gemma faranno le cosacce 💀