Freddo, un terribile gelo, odore forte di alcool, dei beep continui, questo era quello che Adele riusciva a percepire. Sentiva di avere qualcosa addosso, sembravano delle coperte ma erano piuttosto ruvide, aveva male ovunque specialmente alla pancia e si sentiva molto debole. Aprì gli occhi, fu abbagliata da una luce bianca, tutto attorno a lei era bianco, le pareti, i suoi vestiti. Era coperta da delle lenzuola bianche e non riusciva molto bene a muoversi, vedeva tutto sfocato e notò che c'era qualcuno seduto accanto al suo letto, una sagoma familiare. Mise a fuoco con la vista e vide che accanto a lei c'era Filippo, stava con lo sguardo basso a stringerle una mano. Lei non riusciva ancora a parlare, mosse un dito della mano che Filippo teneva e lui alzò la testa accorgendosi che si era svegliata, aveva le lacrime agli occhi "Ciao.." Disse lui sorridendo. "Dove siamo?" Disse sussurrando "Siamo in ospedale. La direttrice mi ha permesso di stare qui. Tua madre non è voluta venire e Carmine ha detto che forse avresti voluto vedere me al tuo risveglio." "Tu stai bene?" Disse lei "Si, io sto benissimo adesso che sei sveglia. Ho avuto paura di perderti." Adele strizzò gli occhi e strinse i denti inspirando "Mi fa male la pancia.." "È normale, credo. Hai la ferita lì." Lui non le mollava la mano per nessun motivo, voleva sentire la sua stretta adesso che aveva la certezza che fosse viva "Ti amo." Le disse "Non rispondere. È meglio se ti riposi adesso, hai perso un sacco di sangue, sai?" Le accarezzò una guancia e lei chiuse gli occhi per cercare di riprendersi. Non aveva più paura, nonostante il dolore che aveva addosso e la situazione era felice, era viva e Filippo la amava. Il silenzio attorno, il suo ragazzo che la coccolava, la facevano sentire tranquilla e in pace "Vado a chiamare la direttrice." Le disse Filippo all'orecchio, lei annuì leggermente. "Menomale che si è svegliata." Disse la direttrice "Sarebbe stato un colpo durissimo perdere un'altra ragazza come abbiamo perso Ciro." Adele non rispondeva, non si sentiva molto bene "Ti riprenderai presto." Le disse "Filippo, tu dovresti tornare in carcere, non potresti neanche stare qui...Però il magistrato non lo verrà a sapere, dico bene? Puoi restare qui e tornerai insieme ad Adele." Filippo era molto felice della notizia, anche perché così non era costretto a stare in carcere. "Va un po' meglio da quando ti sei svegliata?" "Un po'." "Sei molto pallida." Disse Filippo con un tono preoccupato "Sto bene, deve solo passare del tempo. Poi almeno adesso riesco a parlare." "Hai ragione. Comunque mi dispiace tanto per come sono andate le cose l'ultima volta che siamo stati insieme, Dedè. Non avevo il coraggio di dirti che ti amo. Ho capito che ero pronto a dirtelo solo quando ho temuto che morissi, scusami. Non meriti queste cose, tu mi hai salvato." "Non importa, l'importante è che si è sistemato tutto. Io sono qui a parlare con te adesso, no? E ti amo." "Anche io ti amo." Filippo si abbassò per baciarla, la macchina accanto al letto iniziò a fare beep molto più frequentemente, era il cuore di Adele che impazziva ogni volta che Filippo la sfiorava "Cosa ha detto mia madre?" "Te l'ho detto...Non è voluta venire." "Si ma voglio sapere cosa ha detto esattamente." "Non devi saperlo per forza, amore." "Io voglio saperlo. Ti prego, ho bisogno di saperlo." "Ha detto che avresti fatto bene a morire...Che non avevi avuto il coraggio di uccidere Rosa per prima e che eri pecora come Carmine, che il destino delle pecore era quello di essere scannate...Tu però non devi ascoltarla, è una donna cattiva...Non deve avere più nulla a che fare con te. Tu non hai colpa di niente, hai fatto tutto bene." "Non pensa davvero queste cose, Chiattì." "Come fai a dirlo? Lo sentì quello che esce dalla sua bocca?" "Lo dice perché è costretta, perché deve fare la parte di quella cattiva, perché è una Di Salvo...Quando avevo dieci anni sono venuta qui per farmi le feste con la mia famiglia, Carmine aveva tredici anni e papà gli aveva detto che doveva iniziare anche lui a lavorare come faceva Ezio. Carmine non voleva, non gli piacevano le persone che frequentava Ezio, non gli piaceva spacciare e gli disse che che era contrario. Mio padre iniziò a urlargli contro, gli alzò le mani, io ero terrorizzata e me ne stavo dietro il divano a piangere mentre mamma ed Ezio davano ragione a papà e sgridavano Carminuccio. Quando papà andò a dormire mamma chiamò me e Carmine in gran segreto, lo abbracciò dicendo che gli voleva bene, che ,si, doveva lavorare ma lei non pensava davvero tutte le brutte parole che gli aveva detto poco prima, cercò di impartirgli la sua mentalità in maniera gentile. Da quel Natale traumatico tornai a Napoli sempre più raramente e da lì non vidi più mio padre. Non volevo fare la stessa fine di Carmine, eppure adesso che ho quattordici anni mi è successa la stessa identica cosa." "Carmine adesso è felice, però. E presto lo sarai anche tu, lasciali stare i Di Salvo." "Li devo lasciare stare per forza i Di Salvo, se Ezio mi vede mi uccide. Lui somiglia a mio padre, non ha un minimo di cuore, non che mia madre sia meglio." "Quindi tu e Carmine somigliate a tua madre?" "Io e Carmine siamo pecore nere...nel vero senso della parola, Chiattì." Disse ridendo. Adele guarì velocemente ed era arrivato il momento di tornare in carcere, era felice di non dover più passare il suo tempo in un letto di ospedale ma aveva paura, avrebbe rivisto Rosa che l'aveva quasi uccisa, aveva capito che era stata Viola a dirle che lei e Filippo stavano davvero insieme e aveva paura anche di lei. Quando scese dall'auto Carmine la stava aspettando, la abbracciò "Mi hai fatto preoccupare, Dedè." "Sto bene adesso." "C'è una persona che ti vuole parlare." "Chi?" "Meglio se lo scopri da sola." Adele andò in cella, dove Carmine le aveva detto che avrebbe trovato quella persona, era Rosa. Adele si irrigidì quando la vide ma lei non sembrava furente come sempre "Ciao...Possiamo parlare?" Le disse "Va bene..." "Mi dispiace. Sembrerà assurdo che io dica una cosa del genere. Non avevo mai ucciso nessuno, non avevo mai fatto male a nessuno. Sono cresciuta in un posto pieno di odio, di violenza, la mia famiglia ha le mani sporche di sangue e per me era normale, credevo di poter uccidere senza scrupoli. Mi sono resa conto, però, che dire le cose è una cosa completamente diversa dal farle, perché nel momento in cui quel coltello ha penetrato la tua carne ho desiderato di essere al tuo posto. Ho visto la paura nei tuoi occhi e ho capito che tu questo non lo meritavi, ero solo piena di dolore per quello che era successo a Ciro. Ma capisco che lui ha fatto il mio stesso identico errore e non è neanche colpa della pecora o del Chiattillo. Non ci sono giustificazioni per quello che ho fatto, spero solo che tu possa perdonarmi." "Io ti capisco, Rosa, e ti perdono. Capisco perfettamente come ti senti, la tua famiglia ti ha fatto credere che fosse giusto uccidere per onore e commettere tutti quei crimini, è successo anche a me. Poi il dolore per quello che è successo a tuo fratello...Penso che anche lui sia stato una vittima delle circostanze, sai? Siamo giovani per avere tutto questo male dentro. Neanche lui lo meritava in realtà, non lo merita nessuno di noi. Siamo troppo piccoli per tutto questo." Rosa stava piangendo, Adele la abbracciò per farle capire che le stava vicino "L'importante è rendersene conto, Rosa. Non sono arrabbiata con te, anzi sono felice di averti parlato. Amiche?" "Si...Strano, vero? Una Ricci e una Di Salvo amiche." "Grandi amiche." Non era sicuramente una cosa che si aspettava ma improvvisamente la paura le passò, si sentì invincibile. Viola entrò nella cella "Non pensavo di trovarti qui, Adele." "E che pensavi?" "Non lo so, avevo pensato al peggio. Ora parli con quella che ha tentato di ucciderti? Certo che sei recidiva nel circondarti di chi ti odia." "Dovrei fidarmi di te? Che prima hai cercato di convincermi a uccidere Rosa e poi mi hai incastrata per farmi uccidere da lei? Hai detto che non devo farmi mettere i piedi in testa da nessuno, se permetti adesso mi scelgo da sola le amicizie." Viola stava per sparare una delle sue sentenze "Ma non ti sei stancata? Rilassati, Viola. Smettila di stressarti per rovinare la vita degli altri e fatti degli amici!" Disse Rosa costringendo Viola ad andare via, poi le sue amiche su guardarono e scoppiarono a ridere. I giorni passarono e i problemi non si presentarono più, non le importava se le altre ragazze ce l'avevano ancora con lei per essersi messa con Filippo perché adesso aveva un ragazzo e una nuova migliore amica su cui poteva contare, un fratello e una nipote meravigliosi e per lei quella era ormai la sua famiglia. "Hai più sentito tua madre?" Chiese Filippo "No, non so più niente di lei..." "Mi dispiace." "No, non devi dispiacerti, mi va bene così. La direttrice si sta dando da fare per farmi dare in affidamento alla nonna di Futura, Sara è davvero una brava persona, non meritava di perdere Nina. Entrerò nel programma di protezione insieme a loro, così nè Ezio nè mamma potranno farmi male." "Sono tanto felice per te, amore mio." Disse Filippo "Sono felice grazie a te, Filì." "Ti amo, da morire." "Ti amo anche io." I due innamorati si baciarono, come avevano fatto in passato e come continuarono a fare fino alla fine dei loro giorni. Crebbero insieme, furono liberi e cambiarono la loro vita, il loro destino.
CIAOOOOO.
Purtroppo questa storia deve volgere al termine, spero tanto vi sia piaciuta anche se sono alle prime armi❤️ Fatemi sapere cosa ne pensate. Ci vediamo per una prossima storia.
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Ddoje mane
FanfictionLa sorella minore di Carmine finisce in carcere a soli 14 anni a causa di un terribile incidente e finisce per imbattersi nei problemi causati dal fratello e dalla sua famiglia. È una storia ambientata nel carcere della serie mare fuori ma con alcun...
