-Cerca qualcosa?
È la prima cosa che mi chiede.
-Non credo di poterla trovare parlando con lei
-Ne è sicuro?- mi chiede lui con un sorrisetto malizioso sul viso.
-Sono sicuro, ora scusi devo andare ho i miei impegni
E me lo lascio alle spalle.
Non so se ho fatto bene.
-Lei lo conosceva quel conte, padrone?
George è sempre stato un po' impiccione ma mi convince sempre a dirgli tutto con quel suo sguardo.
-L'ho solo visto di sfuggita ieri sera al ballo...
-È da un ballo comune che di solito nasce una relazione particolarmente profonda...
-Come scusa?!
Le parole di Stan mi avevano fatto diventare tutto rosso in volto e mi avevano lasciato un pensiero che non mi lascia, anzi rimbomba in tutta la mia testa.
-Scusi padrone
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"È da un ballo comune che di solito nasce una relazione particolarmente profonda"
Non mi lasciava questa frase, non voleva.
Il parco tranquillo in cui mi trovo senza la compagnia dei miei fidati maggiordomi sembra solo una prigione.
Stan con una frase mi aveva fatto venire dubbi su dubbi in testa.
Avevo già avuto problemi del genere in passato ma li avevo dovuti soffocare e chiudere da qualche parte nella mia testa.
-Che casualità...
La voce la riconosco, è la sua... mi giro e il piccolo conte è seduto su una panchina e mi guarda.
-E Lei la chiama casualità? Da quanto mi stava seguendo?
-Perchè dovrei seguirla? A che scopo?
Senza pensarci mi siedo vicino a lui sulla panchina.
-Non mi piace che le persone mi diano del Lei, mi fa sentire più vecc... anziano di quello che sono in realtà
-Anche per me è lo stesso... non dispiace se faccio una domanda?
Il mio sguardo si posò sul volto del ragazzo, il vento gli faceva volare tutti i capelli così da mostrare la sua benda sull'occhio destro.
-Prego
-Perchè mi guardava con "quell'espressione" al ballo?
"Quell'espressione" mi metteva un non so che di preoccupante.
-Io la guardavo perchè aveva un vestito magnifico e un trucco sorprendente
-E...?
-E cosa?
-Perchè con "quell'espressione"?
-Cosa intende con "quell'espressione"?
Che avessi fatto una faccia particolarmente strana? Può darsi
-Lo sguardo era una cosa che non si vede tutti i giorni, sognante, con la luce che illuminava gli occhi, ed aveva delle sfumature sulle guance rosse. Le basta come descrizione?
Penso di essere arrissoto anche ora, non è da tutti fare una descrizione così.
Il problema più grande era che se era vero che avevo quella espressione... quel conte poteva fraintendere qualcosa di mai esistito.
-Non le so dire nemmeno se "quell'espressione" ce l'avessi veramente.
-L'ho già vista più volte, non può smentire quello che dico
-Ahah... maliziosetto il conte
-Ma non mi sono nemmeno presentato, scusi la mia dimenticanza. Sono il conte Ciel Phantomhive.
-Io sono il conte Y/N Y/S. È un onore conoscerla.
-Anche per me vale lo stesso.
Silenzio.
Non penso ci siano molte discussioni tra conti apparte affari o che vestiti si indossano, quanto costano o quanto sono eleganti.
-Ehm... volevo dirle che anche il suo vestito era molto bello al ballo...
-Oh... la ringrazio conte
-Dammi del tu
Ancora silezio.
Dopo "quell'espressione" mi girava in testa la frase di Stan ancora più forte.
-È un bel pomeriggio eh?
-Proprio, peccato sprecarlo stando seduti a parlare
Non l'avessi mai detto.
-Le va di venire alla mia villa a bere un the?
-Accetto volentieri
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Spazio autrice
Mentre scrivevo questo capitolo ascoltavo la canzone Won't bite di Doja Cat, mi sento compiuta♡
Sono felice perchè questa xreader la sto vivendo pure io
Al prossimo capitolo♡
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Quell'espressione | Ciel Phantomhive × MaleReader
Romance⚠️la seguente storia non segue i fatti narrati nel manga/anime⚠️ "È da un ballo comune che di solito nasce una relazione particolarmente profonda" Londra 1890 circa Sei un conte proprietario di una compagnia che produce prestigioso the che amano tut...
