Anno 1827
Agnese chiude il libro dalla copertina porpora e incisioni color oro; un po' di polvere si alza sul tavolo, lo spostamento d'aria fa tremare la luce della candela.
Si accarezza la testa nuda, ha tagliato tutti i capelli, quelli che lui accarezzava e le diceva che profumavano di rose.
Fuori sente il vento soffiare; lei aveva imparato ad ascoltarlo e adesso le parole che sussurra sono molto cupe, proprio come quelle del rituale che ha appena terminato.
Ispira l'odore acre delle erbe bruciate fino a che i polmoni ne siano saturi e chiude gli occhi. L'anfora con la cenere delle tenebre è ancora dentro il cerchio di sale.
Apre gli occhi e appoggia una mano sul libro, l'altra mano è ferma sul suo ventre, avverte un leggero movimento e lascia sfuggire un sorriso.
Si siede sul letto sfatto e tocca il cuscino. C'è ancora una macchia, lì proprio dove si era appoggiata la testa di Giacomino quando l'aveva chiamata mamma per l'ultima volta, prima che quella malattia sconosciuta lo portasse via.
A niente erano erano serviti gli unguenti magici e le erbe medicinali preparati da nonna Amalia, il suo bambino continuava a roteare gli occhi e la febbre non scendeva, non sopportava di vederlo soffrire, così lasciò la sua casa nel bosco per raggiungere il villaggio più vicino e chiedere aiuto.
Eugenio, il giovane medico, si offrì di aiutarla; tutti lo avevano avvertito di stare lontano dalla casa della strega ma il dolore negli occhi di lei non aveva lasciato spazio alle maldicenze, così aveva preso la borsa e con il suo cavallo aveva seguito Agnese nel bosco.
Quando arrivarono alla casa, era ormai troppo tardi. Il bambino se ne era già andato. Agnese si disperò per non essergli stata accanto nei suoi ultimi momenti in vita. L'unica cosa che poté fare Eugenio fu di starle accanto e consolarla.
Il giovane medico fu subito attratto dalla bellissima Agnese. Lei e i suoi occhi stellati; sebbene persi nel dolore più grande che potesse avere una madre col cuore spezzato, riuscì a rubargli l'anima
Lui le promise il mondo.
E lei, gli aveva creduto.
Poi arrivò quel giorno, il due di novembre, il giorno dei morti. Agnese prese la mano dell'uomo e la appoggiò sul suo ventre senza dire niente; la luce negli occhi di lui si accese per poi spengersi per sempre. Quando il medico si chiuse la porta alle spalle, sapeva che non avrebbe fatto più ritorno.
Quell'inverno fu molto freddo, forse il più freddo di tutti. La neve aveva sepolto la strada per il bosco, ma questa non impedì di far arrivare le voci alle orecchie di Agnese. Eugenio stava costruendo una splendida villa vicino al mare, quella che avrebbe ospitato lui e la sua giovane sposa.
Il dolore fu insopportabile.
Amalia si ammalò e poco prima di morire, mostrò alla nipote il libro con le pozioni e i suoi rituali di magia oscura. Le rivelò la cerimonia più potente, quella per aprire l'entrata nel labirinto che conduceva alle stanze sospese, dove le anime erano costrette a vagare nel nulla per sempre. Se fosse riuscita ad aprire quella porta in una delle stanze della casa del dottore, gli sposi avrebbero passato un'esistenza piena di dolore per poi essere inghiottiti nel nulla.
«Solo lui», disse Agnese. «Solo lui mi ha fatto male.»
Asciuga una piccola lacrima che scende sulla guancia e si alza dal letto, con un piede rompe la linea di sale e prende l'anfora con le ceneri di sua nonna e dei suoi capelli bruciati. L'odore pungente degli oli che ha usato per il rituale è ancora attaccato alle pareti e a tutte le superfici di quella piccola casa, l'assale un conato di vomito, respira più profondamente e aspetta che quella sensazione svanisca. Chiude l'urna in una sacca di juta insieme al coltello argentato, sul manico ci sono incise le parole che Amalia usava per i sacrifici di sangue, se necessario le leggerà al momento opportuno.
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Separato dalla luce
Misterio / SuspensoNello spazio infinito del mondo di Anna si intrecciano le storie di fantasmi, personaggi bizzarri ed eventi del passato ancora da risolvere.
