Accademia Arri

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«Hai visto quando sorride?» Matteo è sovraeccitato, «Gli si formano delle fossette adorabili, proprio qui» si tocca le guance con gli indici, «e come lo trovi? Non è bellissimo?»

«Piano, piano. Vacci piano» rido e ripenso a quello che potrebbe accadere questa sera. Gianu, nonna, Melo, la mamma e la suora svitata. Si prospetta un bellissimo compleanno.

Matteo si mette le mani in tasca e aumenta la velocità, i piedi sembrano le pale di un elicottero, tanto sono veloci. Non riesco a stargli dietro.

«Dove stiamo andando?» Gli urlo, mentre cerco di raggiungerlo.

«Da papà. Voglio iniziare subito. Devo sentire se il padre di Gianu l'ha già chiamato?»

Lo conosco. Fino a che non saprà quando rivedrà il bellissimo sassofonista giapponese, non si darà pace.

Ha preso la direzione dell'accademia. Kevin sarà lì ad allenarsi. Lui con quelle sue gambe lunghe e il portamento fiero, con la tuta da schermidore e la sciabola puntata in avanti.

È bellissimo.

Immagino la scena che vorrei. Lui mi viene incontro, si toglie la maschera che gli protegge il volto e mi sorride, come nel mio sogno.

Magari oggi sono fortunata ed Elisa ha avuto un'intossicazione che l'ha costretta a letto. Perché no! Dopotutto oggi è il mio giorno fortunato.

E invece no, quella tacchina è all'accademia.

La struttura è nuovissima, di concetto molto moderno, un vero pugno nell'occhio al contesto in cui è stata inserita. Tra lussuosi edifici Vittoriani, parchi con abeti, pini secolari e negozi delle firme più note, l'enorme edificio in metallo dipinto di rosso e vetro stona molto. Ma lui è Aldo Arri e nessuno può dirgli di no. La sua statua in metallo posta nella piazzetta di fronte all'entrata dell'accademia la dice lunga. Ormai nessuno più lo chiama "Corso Nabokov" , quella è diventato "Corso Arri".

Elisa sta scodinzolando in lungo e in largo davanti alla vetrata frontale, la tuta che indossa è certamente una taglia più piccola tanto le sta stretta. Mentre cammina, la coda legata alta si muove da destra a sinistra come il pendolo di un orologio a cucù. In verità i suoi setosi capelli biondi, così lisci e perfetti mi hanno sempre fatto invidia.

I miei sono castani verdastri e crespi. Sì, decisamente devo cominciare a curare di più il mio aspetto!

Entro nascosta dietro Matteo, suo padre gli passa davanti con il cellulare all'orecchio, alza la mano e fa cenno a Matteo di aspettare, poi va dentro il suo ufficio e chiude la porta.

Elisa ci viene incontro. «Guarda chi si vede qui?» piega la testa da un lato, mi rivolge un'occhiata e arriccia il naso, «Toh! c'è anche lei. Dovevo capirlo dalla puzza!»

Quanto la odio e quanto odio me perché non riesco mai a risponderle.

«Perché sei qui?» mi chiede e poi si volta a guardare Kevin.

Oddio avrà mica capito?

«Perché?» ripete, mentre gira la testa di scatto e punta gli occhi dentro i miei.

Matteo drizza la testa. «Perché, perché, perché. Ancora non hai smesso di chiederlo? Di solito i bambini dopo i sei anni smettono di chiederlo e si rispondono da soli.» Si volta verso di me, «Non ascoltarla, non lo faccio mai nemmeno io.»

Matteo mio eroe.

Prende il telefonino dalla tasca, legge un messaggio e mi mostra il display. «Stasera viene anche Gianu» i suoi occhi sono luminosi.

Elisa incrocia le braccia. «Stasera? Dove?»

Matteo ti prego, sei il mio preferito e per te mi butterei nel fuoco, ma lei no. Al mio compleanno lei no!

Lui alza le spalle. «Non sei invitata».

Lei mi guarda, cerca di avere maggiori informazioni da me, ma io mi limito a guardare fuori dalla vetrata.

La sua voce sembra uscire da una tomba. «A casa di quella!» mi indica, «non vi preoccupate, non porterei mai me stessa fino a quel posto. La casa con i morti. Bleh!» tira fuori la lingua e imita dei conati di vomito, «Il campanello di casa tua» alza di scatto la testa, « non lo suonerei nemmeno con una canna!»

Ma cosa gli avrò mai fatto? Perché mi maltratta sempre.

Matteo si avvicina. «Ok, anche dopo tutta questa cattiveria gratuita. Tu non sei invitata. Punto.»

Suo padre esce dall'ufficio e da una pacca sulla sua spalla. «Parlavo con Giulio, sei andato a prendere il sax. Dice che puoi iniziare anche domani» si volta verso di me e alza il mento, «Anna, ci sei anche tu? Auguri. So che oggi è il tuo compleanno!», mette il telefonino in tasca e alza entrambe le mani davanti a sé, «Sappi che io non c'entro niente con la scelta del libro» lo indica, « Ha fatto tutto da solo», allarga le braccia e viene verso di me. Il suo abbraccio è possente. «Tantissimi auguri.» Mi bacia entrambe le guance.

Dio, quanto vorrei essere abbracciata da mio padre!

Matteo abbassa la testa e la scuote, io non posso fare a meno di ridere, la tacchina, che si è posizionata dietro suo padre imita la mia risata scuotendo la testa.

Aldo Arri saluta tutti e si avvicina al mio dio greco, lo affianca e gli indica una posizione, la sua voce è piuttosto alta e le sue parole non sono molto lusinghiere.

«Perché lo sgrida?» chiedo a Matteo.

«Kevin non riesce a concentrarsi. Ha paura di perdere il posto da preferito. È arrivato un nuovo campione, anzi credo si sia trasferito proprio nella casa accanto alla tua!»

Un flash mi attraversa la mente, la casa che la nonna controlla, quella in cui non abbiamo mai visto nessuno e quella da cui stamani mattina è fuggita sconvolta dopo aver preso la sua Barbie dalla pattumiera.

«Sai che quella casa è nostra!» mi dice, senza guardarmi, «l'ho saputo solo pochi giorni fa» distoglie lo sguardo dallo schermo del telefonino e mi sorride, «Mio padre ha fatto venire qui una giovane promessa dello scherma con la sua famiglia. Gli ha offerto alloggio e lezioni.»

Storco la bocca. Una sensazione strana mi informicolisce la punta delle dita. Questo significa, guai in arrivo.

Elisa mi urta una spalla mentre cerca di andare dal suo ragazzo. «Sei ancora lì? Non ti avevo vista?» con una mano si pulisce la spalla con cui mi ha colpito, «Che schifo» fa una smorfia con la bocca e mi guarda dritta negli occhi, il suo sguardo è ostile, cattivo, in fondo agli occhi una fiamma arde, piega leggermente la testa e mi guarda di lato. «Inutile testa uscita dalla vagina di tua madre!».

Elisa sibila la frase, si volta di scatto e la coda frusta l'aria, lasciando una scia di profumo.

Matteo esce dalla palestra e io lo seguo. «Io vado a casa, devo fare una doccia.» Con un dito Matteo si allarga il collo della T-shirt, «passo a prendere Gianu prima di venire da te!» È radioso. «Cosa mi metto stasera? Ho comprato una maglietta di Balenciaga fichissima!» Guarda in alto, «meglio più classico. Pantaloni blu e camicia di lino bianca con le maniche arrotolate e mocassini. Mi risalta l'abbronzatura» senza aspettare risposta si volta e va via.

È ancora molto presto, prima di tornare a casa faccio un salto al molo; mi piace guardare il sole che tramonta e le lucciole colorate che si formano sull'acqua. Da piccola il mio disegno preferito era il sole all'orizzonte che si tuffava nel mare, per fare i riflessi nell'acqua usavo tutti i colori. Il risultato era un arcobaleno capovolto tra le onde.

Mentre aspetto che il sole sprofondi nell'acqua penso a tutto e a niente. Di tutto il tempo che è passato e tutto quello che dovrò fare. Matteo lo dice che sono una vecchia nel corpo di un'adolescente e che dovrei guardare di più al presente. Ma io, mica lo faccio apposta!

Tra i miei pensieri si apre una voragine. Una figura incappucciata colpisce Theo su un fianco. Non riesco a vederlo, solo un particolare si fissa nella mia testa. Quando sferra il colpo sul mio cane, qualcosa brilla sulla sua mano, alla luce della luna. Un anello.

Separato dalla luceDove le storie prendono vita. Scoprilo ora