L'armadio in fondo alle scale nasconde una puerta. L'avevo dipinta io, con i fiori rojo como el fuego. Non si intonava con il resto dell'arredamento, ma a me piaceva così. Avessi saputo che quelli sarebbero stati gli unici fiori posti sulla mia tomba, avrei esagerato!
Quella porta dà accesso alle scale per entrare in cantina. L'americana loca ha preferito nasconderla, dice che là sotto ci sono dei corridoi che portano al "Nulla".
Conosco bene il "Nulla". Ho provato a percorrere quel passaggio insieme a papà y mamà, ma ogni passo che facevamo, era come se milioni di formiche ci entrassero dentro l'anima, la squartavano. Quando sono arrivate nella testa hanno iniziato a mangiare i nostri ricordi. Quelli belli. Siamo fuggiti prima che le formiche ci mangiassero tutta la nostra vita.
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Entro in cucina e apro il frigorifero, controllo se ci sono gli ingredienti per cucinare il mio cavallo di battaglia. Questa sera, per il mio compleanno cucinerò gli "Gnudi, ricotta e spinaci".
Avevo cinque anni, poco prima che accadesse quella cosa. Siamo andati in vacanza al "Giardino dei Tarocchi", una meraviglia di luci e colori e felicità. Quando siamo usciti, papà ci ha portato in un ristorante li vicino, ogni tanto riguardo le foto. Per me ordinavano sempre pasta bianca, quella volta però mangiai tutti gli "Gnudi" che aveva ordinato il babbo e lui mangiò la mia pasta bianca. Ho una foto con la faccia spalmata di ricotta e spinaci mentre rido sguaiata, come solo le bambine a quell'età sanno fare. Quella, forse è la mia preferita tra tutte e la ricordo bene. Papà rideva con me, prese la sua bellissima macchina fotografica, scattò la foto e poi abbassò l'obbiettivo. «Luce dei miei occhi.» Mi disse, con gli occhi che ridevano.
Il ricordo di quell'immagine, ancora oggi mi fa un po' male. Ma eravamo felici.
La spiaggia vicino casa nostra è poco frequentata, una piccola insenatura piena di rovi e insetti. Con il tempo abbiamo imparato ad amarla, grazie anche all'aiuto di un buonissimo insetto-repellente e di tanto adattamento.
Verdemarina, la cittadina Toscana in cui abitiamo, è conosciuta da molti come luogo ideale per passare una vacanza estiva. Gli è stata riconosciuta più volte la "Bandiera blu" per l'acqua più pulita e le spiagge più belle e attrezzate. Gli stabilimenti balneari fanno a gara per avere gli ospiti più famosi e ogni anno inventano nuovi modi per intrattenere gli ospiti. A volte qualcuno ha avuto anche qualche bella idea. A volte, dico!
La casa della nonna è nel quartiere meno turistico. A me piace proprio per quello.
Theo ci segue fino in fondo al vialetto, saltellando tra i sassi. Non viene mai con noi sulla spiaggia, preferisce aspettarci a casa. La nonna lo accarezza sulla testa, mi guarda e chiude il cancelletto laterale; ma invece di attraversare la strada con me, si incammina sul marciapiede. Mi volto a guardarla quando sono già a metà strada. «Nonna, dove vai?» Possibile che non possa mai perderla di vista!
Si ferma davanti all'inferriata della casa vicino la nostra. «Sono arrivati da una settimana ma non li ho mai né visti, né sentiti.»
A pensarci bene nemmeno io, non ho visto nemmeno il camion dei traslochi. Ci saranno mica fantasmi, anche lì?
La guardo scuotendo la testa. «Che?» Non riesce mai a farsi i fatti suoi, deve sempre sapere cosa gira intorno a tutti noi. «Sei sicura?»
« So che ci sono, ma non li ho mai visti.» Si alza in punta di piedi e appoggia le mani sulla recinzione per non cadere.
La fulmino con lo sguardo. «Forse perché non vogliono farsi vedere! Oppure, se li hai sentiti solo tu ...» Inarco le sopracciglia.
Si volta verso di me e appoggia le mani sui fianchi. «Certo! Si sono trasferiti per rimanere chiusi in casa.» Allunga il collo sopra la siepe e indica alcuni scatoloni ammucchiati su un lato. «Guarda laggiù!»
Mi avvicino e mi sporgo anch'io. «Cosa devo guardare; la spazzatura? Dai andiamo, non vorrai farti arrestare?» Lei ha in mente qualcosa. Appoggia in terra la borsa da spiaggia e l'asciugamano e si avvicina al cancello. «Gino mi ha detto che c'è una principessa tra quei rifiuti, devo aiutarla.» Si sfrega il naso con l'indice. Quando fa così c'è qualcosa che vuole nascondere. Ho imparato a non chiedere anche se la curiosità è tanta.
Gino è il padre di Camila, lui conosce la sua passione per le bambole.
Da piccola amavo la sua collezione, anche se non mi lasciava mai giocare con loro. Una libreria piena di Barbie, di tutti i tipi e colori. Bellissime. Con abiti per serate di gala, in bikini, vestite da sposa e chi più ne ha più ne metta. Il suo cruccio è quello di aver perso la Barbie del 1966 "Pink splendor", il suo orgoglio andato perso durante un trasloco.
Apre il cancello, io faccio un passo indietro. «Nonna, basta! Vado via, ti lascio qui da sola. Se ti vedono che figura mi fai fare.» Le guance mi prendono fuoco. Il fiato si blocca in gola. Mi vergogno!
Lei si mette l'indice sul naso. «Le finestre sono tutte chiuse, stanno dormendo tutti. Fai silenzio.»
Alzo gli occhi, in verità una finestra aperta c'è.
Mia nonna mi mette in imbarazzo. Sempre!
Entra nel vialetto e si avvicina alle scatole buttate su un lato, fruga all'interno e poi, come richiamata da qualcosa di invisibile alza la testa si allontana verso il giardino, dopo pochi istanti scompare dietro la casa. Questa cosa mi fa paura, non so cosa fare, prendo una ciocca di capelli e inizio a torturarla, la giro e la rigiro tra le dita. Chiudo gli occhi e conto fino a tre. Se, quando le riapro lei non è qui, entrerò nel panico e l'unica cosa che potrò fare è andarla a cercare.
Apro gli occhi, la tensione si scioglie; lei è tornata agli scatoloni, allunga una mano e prende una vecchia Barbie sporca e senza capelli, buttata in mezzo all'immondizia e finalmente corre verso di me.
Da qualche tempo ha allestito anche un piccolo ospedale per bambole maltrattate, le soccorre e le rimette a nuovo, ed è pure brava. Non mi faceva mai giocare con loro. Le chiamava "le mie povere bambine sfortunate". Di quelle rovinate ne ha sempre avuto più cura delle altre.
Sollevo il mento, dalla finestra aperta, al piano più alto una figura incappucciata ci sta spiando da dietro una tenda, lo vedo solo per un secondo, con la coda dell'occhio, il cuore mi fa una capriola e lo stomaco mi salta in gola.
«Andiamo.» Afferra il mio polso e mi trascina via. Il suo volto è turbato, sento la sua paura e le mie sensazioni non sbagliano mai.