Capitolo 7: Varcare i confini

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C'era odore di disinfettante.

Odiava l'odore di disinfettante: gli ricordava gli ospedali.

E lui odiava gli ospedali.

Era buio.

Provò a muoversi ma non ci riuscì. Era come se le sue braccia e le sue gambe si fossero improvvisamente trasformate in macigni, anzi, no, in montagne.

L'odore di disinfettante era intossicante, gli pizzicava le narici. Voleva tossire ma non riusciva a fare neanche quello.

Era tutto buio, così buio...

Aveva la vaga sensazione che non avrebbe dovuto trovarsi lì, dovunque fosse il . C'era qualcosa di sbagliato.

Era una voce quella che sentiva? Da dove proveniva? Sembrava vicina e lontana anni luce allo stesso tempo, ovattata come se la sua testa fosse immersa sott'acqua. Forse lo era: forse era sul fondo dell'oceano, nelle profondità degli abissi dove nemmeno la luce riusciva a intrufolarsi. Avrebbe spiegato tutta quell'oscurità.

Griffin...

Di nuovo la voce. Sembrava più vicina, adesso, ma in qualche modo anche distante: come se stesse ascoltando qualcuno alla radio e ci fossero due frequenze sovrapposte che si parlavano una sopra l'altra.

Griffin, svegliati.

Era un uomo o una donna? Non riusciva a capirlo. Provava a concentrarsi ma era inutile. Se solo quell'odore di disinfettante non fosse stato così irritante...

Svegliati, coraggio...

Griffin?

Griffin, svegliati. Avanti...

«...Sveglia! In piedi, dormiglione! Ti ho permesso di dormire fino a tardi già una volta, non ripeterò lo stesso errore.»

Griffin si destò con uno scatto, frastornato dal sonno e dall'improvvisa botta di adrenalina che si erano combinati in un mix letale, con lo stremante risultato di annebbiargli il cervello. Sbattè più volte le palpebre per mettere a fuoco la vista, ancora mezzo convinto di trovarsi imprigionato in quell'oscurità opprimente: ma quel pensiero, così come gli ultimi rimasugli del sogno, si dissolsero nel momento in cui inquadrò una zazzera di capelli rosa incombere su di lui.

«Mi... mi sei saltato addosso?» domandò ad Alistair, con voce strascicata.

«Ci puoi scommettere. E sono pronto a rifarlo se non ti alzi immediatamente da questo letto.»

«Che ore sono?»

«Le dieci.»

«Uhh, è troppo presto... Torna a svegliarmi tra un'ora...»

«Assolutamente no. Non ti permetterò di sprecare tutta la mattinata a dormire. È estate, che diavolo!»

«Dormire non è uno spreco» mugugnò Griffin nascondendo la testa sotto il cuscino. «Mi tiene lontano dalle interazioni sociali. È un'ottima cosa.»
Alistair sospirò e lo afferrò per un braccio con l'intenzione di tirarlo su a sedere, ma ci mise troppa forza (o Griffin troppa poca resistenza) e finì col ribaltarlo giù dal letto.

«...Ahia.»

«Ups. Scusa.»

Griffin si appoggiò al comodino per tirarsi su. Il processo richiese uno sforzo titanico, non possedendo lui lo stesso livello di energia di quando dormiva le sue sane e assolutamente normali undici ore. Hey, in qualche modo doveva pur recuperare il sonno perso durante l'anno scolastico, no?

«Ti prego, dimmi che non mi hai cucinato di nuovo la colazione.»

«Ti piacerebbe. No, oggi ho optato per qualcosa di diverso: dato che ho programmato l'intera giornata, mi è sembrato giusto lasciarti almeno la libertà di mangiare quello che preferisci.»

La Canzone del SilenzioLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora