Griffin sobbalzò e si rizzò a sedere, guardandosi freneticamente intorno. Le ombre della notte nascondevano ogni cosa, impedendogli di distinguere i contorni delle figure. La strada era deserta, le luci nelle case spente. Nessuno in giro.
Attese, in un silenzio talmente assordante che poteva udire il cuore martellargli nel petto.
«Per favore! Aiutami! Ti prego!»
Quelle grida furono seguite dal rumore metallico di sbarre che venivano scosse forsennatamente. Griffin si voltò di scatto verso l'entrata di Lakebury. E quando i suoi occhi si abituarono all'oscurità, una paralizzante angoscia lo sommerse, raggelandogli il sangue nelle vene.
Fuori dal cancello, con il corpo premuto contro le sbarre come tentando di passarci attraverso e un'espressione di completo terrore dipinta sul volto, c'era un ragazzo.
Rimase momentaneamente a bocca aperta di fronte all'aspetto a dir poco eccentrico di quell'individuo: la sua camicia era color pesca con motivi floreali, ed era aperta e stropicciata, come se fosse stato strattonato malamente. Parte dei suoi jeans era strappata. Ma i suoi capelli attiravano l'attenzione più di ogni altra cosa: erano rosa. Un rosa pastello su cui svettavano sporadiche tracce di verde, dato che c'erano delle foglie impigliate nelle sue ciocche.
«Per favore!» lo supplicò il ragazzo, vedendo che era riuscito ad attirare la sua attenzione. Si lanciò una rapida occhiata alle spalle, come temendo che ci fosse un mostro pronto ad aggredirlo. «Mi stanno seguendo. Non so dove andare. Ti prego, apri il cancello.»
Griffin guardò a destra e a sinistra, alla disperata ricerca di una scappatoia da quella situazione. Che diavolo doveva fare? Quel ragazzo era spaventato e sembrava aver bisogno di aiuto, ma se si fosse rivelato pericoloso? Se stesse mentendo solo per entrare in una proprietà privata e fargli del male? O se stesse dicendo la verità e chiunque lo stesse cercando se la prendesse anche con lui? O se...
«Ti supplico», singhiozzò il ragazzo, il volto ormai completamente premuto contro le sbarre. «Non posso camminare. La mia caviglia...»
Teneva la caviglia destra sollevata per non doverla poggiare a terra. Merda. Griffin si mise una mano nei capelli, sempre più in conflitto.
Ci fu il rumore di passi frettolosi che si avvicinavano. Una voce non molto distante urlò qualcosa che Griffin non riuscì a cogliere.
Merda.
«Per favore...»
Prima che potesse rendersene conto si trovava di fronte al totem e le sue dita stavano digitando freneticamente il codice di apertura. Bip. Bip. Bip. Bip. Bip.
Le sbarre iniziarono a dischiudersi con esasperante lentezza.
Nel momento in cui ci fu spazio a sufficienza per passare il ragazzo si gettò nel varco, ma perse quasi immediatamente l'equilibrio e cadde in avanti. Sarebbe finito faccia a terra se le braccia di Griffin non lo avessero prontamente afferrato, dando prova di riflessi che sorpresero lui per primo.
«Chiudilo», lo pregò lo sconosciuto, strattonandogli freneticamente la manica. «Chiudilo subito!»
I passi si facevano sempre più vicini, la voce sempre più concitata e furiosa. Gridava un nome.
Alistair.
Griffin non ci teneva a fare la sua conoscenza.
Sempre sorreggendo il ragazzo con una mano, usò l'altra per digitare il codice di chiusura. Il cancello iniziò a richiudersi, ma lui non aveva certo intenzione di stare lì in bella vista a guardare.
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La Canzone del Silenzio
Novela JuvenilGriffin Lockhart non parla mai. Né, tantomeno, esce mai dal suo piccolo villaggio. Ha trascorso la sua vita a confondersi con lo sfondo: un semplice adolescente solitario amante della musica, che preferisce la compagnia di un bel romanzo di mistero...
