Capitolo 4: Infrangere le regole

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Griffin si svegliò la mattina dopo con le narici invase dal profumo di pancake.

Ci impiegò una decina di secondi a ricordarsi dove si trovava, e un'altra decina ancora a ricordare cos'era successo la notte precedente. L'immagine di un ragazzo dai capelli rosa e l'aria smarrita esplose come un fuoco d'artificio nella sua mente, facendolo sussultare e uscire dallo stato di dormiveglia.

Griffin si sfregò stancamente gli occhi, tastando il comodino alla cieca per afferrare il telefono e controllare che ore fossero.

Le undici.

Si lasciò sfuggire un mugugno irritato e ricadde pesantemente sul letto, con l'unico desiderio di continuare a dormire per sempre.

Si decise ad alzarsi solo quando al profumo di pancake si aggiunse un canticchio sommesso proveniente dalla stanza accanto.

Griffin fece il suo ingresso in cucina in condizioni a dir poco pietose, ossia strascicando i piedi, con ancora indosso la maglia del pigiama e i capelli che somigliavano a un nido d'uccelli. La scena che si ritrovò davanti era talmente surreale che per un momento dubitò di essersi effettivamente svegliato e di non stare sognando.

«Alistair?»

Il ragazzo si voltò verso di lui con un sorriso smagliante: aveva uno straccio legato intorno alla vita a mo' di grembiule e in mano teneva un piatto ricolmo di pancakes. Indossava ancora i vestiti della sera prima, e sembrava del tutto indifferente al fatto che sia camicia che pantaloni fossero strappati in vari punti. I suoi capelli rosa erano sempre una zazzera ingestibile, ma per lo meno non c'erano più foglie impigliatevi dentro. Ora che lo guardava più da vicino e alla luce del sole, notò un dettaglio di lui che la notte prima gli era sfuggito: aveva due piercing sul sopracciglio destro, un brillantino verde e uno d'argento, così piccoli che a malapena si distinguevano.

Griffin non lo trovava un dettaglio attraente. No, no. Nemmeno un po'.

«Buongiorno, Griffin! Ti sei svegliato, finalmente.»

«Cosa... cosa stai facendo?»

«Preparo la colazione!» Alistair poggiò i pancakes sul tavolo, e prima che Griffin potesse comprendere cosa stava succedendo l'aveva già afferrato per le spalle, spingendolo al suo posto e facendolo sedere. Spostò la sedia per lui e gli ficcò in mano coltello e forchetta, poi gli mise davanti una tazza di caffè e si sedette al lato opposto del tavolo, il tutto in meno di cinque secondi e senza smettere un attimo di sorridere.

Griffin sbattè ripetutamente le palpebre. Non era fisicamente preparato a quel genere di energia appena sveglio.

«Mangia pure», lo invitò Alistair, divertito dal suo sconcerto. «Non è mica avvelenato.»

Griffin non lo dava per scontato. Punzecchiò i pancakes con la forchetta, come per verificare che non gli esplodessero in faccia. «Mi hai cucinato la colazione.» Non era una domanda.

«Sì, l'ho fatto.»

«Perché?»

Lui scrollò le spalle. «Dopo tutto quello che tu hai fatto per me, mi sembrava il minimo. Certo, se avessi saputo che ti saresti svegliato a quest'ora avrei probabilmente preparato qualcos'altro, ma ho preferito lasciarti dormire. Spero che ti piacciano, comunque. Puoi sempre far finta che sia un brunch.»

Griffin non era certo che i brunch funzionassero in quel modo. Alla fine si convinse ad assaggiare un pezzetto di quei pancakes... solo per paralizzarsi alla seconda masticata. Oh, dio.

Lanciò una mezza occhiata ad Alistair, che lo fissava con gli occhi colmi di aspettativa: quegli occhi color cioccolato così luminosi e gentili, più simili a quelli di un bambino che di un diciottenne. No, non poteva fargli questo.

La Canzone del SilenzioLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora