Griffin non aveva la minima idea di dove stessero andando.
Usciti dal centro commerciale aveva tentato più volte di farsi dare qualche informazione da Alistair, ma tutto ciò che era riuscito a ottenere era stato un sorriso enigmatico che ben presto era riuscito a esasperarlo.
«Almeno un piccolo indizio.»
Alistair alzò gli occhi al cielo. «So per certo che lo odierai per i primi due secondi, ma entro i successivi dieci già ti starai divertendo.»
Oh, stupendo. Ora sì che si sentiva rassicurato.
I due fecero una camminata sul lungolago; il sole stava ormai iniziando la sua discesa, e presto i suoi raggi si sarebbero riflessi sull'acqua. A quell'ora non c'era molta gente in giro, cosa senz'altro positiva per l'ansia sociale di Griffin, che già era stata messa a dura prova dopo l'incontro con quella donna incivile.
Alistair pareva aver ritrovato il buon umore e camminava frettolosamente sulle stampelle, come se non vedesse l'ora di arrivare dovunque stessero andando. Griffin non smetteva mai di stupirsi di tutta la sua energia.
A un certo punto, Alistair si fermò e gli regalò un sorriso a trentadue denti. «Okay, ci siamo quasi. Ora chiudi gli occhi.»
«Perché?»
«Perché non voglio darti l'opportunità di scappare quando vedrai dove ti sto portando.»
Ci mancò poco che Griffin scoppiasse a ridere istericamente. «Ti rendi conto che questo non mi incoraggia per niente ad assecondarti, vero?»
«Ti assicuro che ti divertirai. Fidati di me.»
Fidarsi. Strana cosa, la fiducia. Non aveva nessun senso e non la si poteva spiegare. Griffin non era certo di fidarsi nemmeno dei suoi genitori: avrebbe dovuto, forse, ma semplicemente non ci riusciva. La paura era sempre troppa: affidarsi completamente a un'altra persona, che ragionava in un modo tutto suo e secondo schemi che lui non poteva nemmeno aspirare a comprendere, gli suonava impossibile. Non si può mai sapere cosa passi per la testa di qualcuno: ciò che può essere importante per te potrebbe essere irrilevante per un altro, e a quel punto la fiducia tradita non è altro che la conseguenza di un errore di giudizio. Un errore che chiunque potrebbe compiere.
Griffin sapeva che né i suoi amici né i suoi genitori l'avrebbero mai ferito volontariamente. Sapeva anche, però, che potevano sbagliare: era di quell'errore umano che lui non si fidava.
E se fidarsi delle persone a lui più vicine gli risultava così difficile, farlo con Alistair, che conosceva solo da qualche giorno, era semplicemente folle.
D'altra parte, il loro intero rapporto fino a quel momento si era basato su una fiducia cieca da parte sua. Per ora, Alistair non gli aveva dato motivo di pentirsene.
Perciò Griffin si coprì gli occhi con la mano, sospirando rassegnato. Con l'altra si appoggiò delicatamente alla spalla di Alistair e si lasciò guidare: non dubitava che da fuori dovesse apparire una scena comica, ma il fatto di avere gli occhi chiusi e non poter vedere le facce delle persone intorno a loro lo aiutava a fregarsene.
Dopo qualcosa come due minuti percepì un cambiamento nell'ambiente circostante: la brezza del lungolago era sparita, sostituita da un'aria calda e pesante. La quiete del litorale era stata brutalmente infranta da un vociare caotico e fin troppo alto per i suoi gusti. Già qui il suo primo impulso fu di ritrarsi, ma si costrinse a tenere gli occhi chiusi e a lasciarsi guidare da Alistair.
Questi si fermò di punto in bianco, e quando parlò Griffin poté sentire il sorriso nella sua voce, il suo fiato solleticargli l'orecchio.
«Ora puoi aprire gli occhi.»
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La Canzone del Silenzio
Teen FictionGriffin Lockhart non parla mai. Né, tantomeno, esce mai dal suo piccolo villaggio. Ha trascorso la sua vita a confondersi con lo sfondo: un semplice adolescente solitario amante della musica, che preferisce la compagnia di un bel romanzo di mistero...
