«Per quanto devo restare in questa posizione?»
Griffin controllò il timer sul telefono. «Tre minuti.»
«Stai scherzando!»
«Ehi, sei tu che hai scelto obbligo.»
Alistair si stava palesemente trattenendo dallo sbuffare, cosa che avrebbe senza dubbio compromesso la riuscita del suo compito: rimanere in equilibrio su una gamba sola, in piedi su una sedia, senza far cadere i tre cucchiai in bilico sul suo naso e sui suoi zigomi.
I due stavano giocando a obbligo o verità. Era stata un'idea di Griffin, che aveva infine ceduto alle continue lamentele di Alistair su quanto si stesse annoiando a rimanere chiuso in casa senza fare niente: aveva pensato che sarebbe stata una buona scusa per carpire qualche informazione in più sul suo misterioso ospite.
Senza contare, ovviamente, una certa dose di sadico divertimento personale.
«La prossima volta che sceglierai obbligo non mostrerò alcuna pietà», sibilò Alistair, traballando sulla gamba sana per mantenersi in equilibrio. «Quanto manca?»
«...Due minuti e cinquanta secondi.»
«Ughh.»
Griffin, per quanto si stesse godendo lo spettacolo, si era posizionato accanto alla sedia così da essere pronto ad afferrare immediatamente Alistair nel caso fosse caduto: non era nei suoi piani mettergli fuori gioco anche l'altra caviglia. Stava meditando se fosse il caso di prendere il telefono e fare un video della scena, quando questo iniziò a squillare. La voce di Taylor Swift riempì tutto il salotto, e per poco Alistair non perse l'equilibrio.
Griffin balzò in piedi quando lesse il nome sullo schermo: un nome appartenente a qualcuno che in quel momento non era psicologicamente pronto ad affrontare.
Mamma.
«Oh, merda.»
«Cosa? Che succede?» domandò Alistair, ancora su una gamba sola.
«Sono i miei. Ho bisogno che tu non faccia il minimo rumore, d'accordo?»
«Questo significa che posso smetterla di fare l'equilibrista?»
«Niente affatto. Solo, fallo in silenzio.»
«Oh, certo. Quando perderò l'equilibrio cercherò di cadere il più silenziosamente possibile.»
Griffin accettò la chiamata prima che sua madre iniziasse a immaginarsi tutti i possibili scenari apocalittici che gli avevano impedito di rispondere al telefono entro i primi tre secondi.
«Pronto?»
«Ciao, tesoro!» rispose la voce di sua madre, chiaramente sollevata. «Come sta andando lì a casa?»
«Tutto bene. Niente di nuovo.»
«Non hai avuto problemi, vero? Ieri sera non hai telefonato...»
Griffin lanciò un'occhiata ad Alistair, che stava facendo delle smorfie parecchio buffe per non far cadere i cucchiai in equilibrio sulla sua faccia. Dovette mordersi l'interno della guancia per non ridere.
«Sì. Mi dispiace. Stavo guardando un film e mi sono addormentato sul divano.»
«Oh, capisco. Be', noi abbiamo già iniziato a sistemare la casa del nonno: lui si lamenta dei lavori, continua a dire che non sono necessari, ma non possiamo certo permettergli di vivere in un'abitazione dove c'è acqua che gocciola dal soffitto. Sai com'è fatto: forse se ci fossi tu sarebbe più semplice da trattare.»
«Mhm.»
Le smorfie di Alistair peggiorarono nel momento in cui questi sentì l'impulso di starnutire; tentò di trattenersi al meglio che poté, ma era una battaglia persa: quando starnutì i cucchiai gli caddero dalla faccia, atterrando sul pavimento con un fragoroso tintinnio.
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La Canzone del Silenzio
Roman pour AdolescentsGriffin Lockhart non parla mai. Né, tantomeno, esce mai dal suo piccolo villaggio. Ha trascorso la sua vita a confondersi con lo sfondo: un semplice adolescente solitario amante della musica, che preferisce la compagnia di un bel romanzo di mistero...
