9 Trust.

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Larissa rimane con la bocca semiaperta e il suo sguardo passa fra me e Andrea, entrambe aspettano una risposta.
Io, dal canto mio, inizio a mangiare il mio pranzo cercando di restare calma e ignorando entrambe.
"Kate." Mi richiama la ragazza dagli occhi nocciola non ricevendo ancora nessuna risposta.
Finisco il mio pranzo e guardo Larissa.
"Ti chiamo oggi pomeriggio." Lei annuisce e passa il suo sguardo su Andrea che continua a fissarmi, non sorride più.
Mi allontano per andare a posare il mio vassoio e subito dopo esco dalla mensa per dirigermi nel cortile con Andrea alle calcagna. Mi accendo una sigaretta e poggio la schiena su un'albero, la ragazza si mette davanti a me e continua a fissarmi senza dire nulla.

"Se continui a seguirmi mi costringerai a denunciarti." Dico guardandola con la coda dell'occhio.
"Facciamo una cosa, esci con me." Mi scappa una risatina.
"Io non voglio nemmeno parlarti e dovrei uscire con te?" Assurdo.
"Usciamo, vediamo come va. Se sei ancora convinta di non volermi fra i piedi allora sparirò." Non so per quale motivo ma quelle parole mi fanno sentire una strana fitta allo stomaco, questa volta però per niente piacevole.
"Se invece ti troverai bene, vorrà dire che ci proveremo. Che ne dici?"
"Non ti arrenderai finché non dirò di sì, vero?" Ho la sensazione di conoscere già la risposta.
"Esatto." Sorride e non posso fare a meno di notare le fossette ai lati delle sue guance.

Mio dio, come può un'essere umano essere così fottutamente attraente?

"E va bene." Sospiro rassegnata.
"Ti passo a prendere venerdì verso le venti." Dice prima di andarsene tutta contenta.

**Venerdì**

Il resto della settimana è passata troppo in fretta e anche questa mattinata. Adesso sono a casa di fronte il mio armadio senza sapere cosa indossare. Osservo per qualche istante fuori dalla finestra per capire come sia il tempo, sembra abbastanza soleggiato e dato che siamo nel mese di giugno fa abbastanza caldo.
Opto per un pantaloncino nero strappato, una maglia oversize grigia e i miei amati anfibi neri, anche col caldo li metto comunque.

Finisco di prepararmi e metto il necessario nel mio zainetto nero, afferro una felpa grigia dal mio armadio per qualsiasi evenienza e la lego in vita, esattamente in quel momento sento il mio telefono vibrare.

Scendi ;)

D'un tratto sento una strana sensazione crescermi dentro, erano anni ormai che non avevo un'appuntamento.
Nicole mi ha portata fuori solo i primi mesi di relazione poi è diventata sempre più distaccata, violenta e ossessiva. Non mi portava fuori perché diceva che mi avrebbero guardata troppo o che io ci avrei provato con altre, facendomi così sentire in colpa anche di quelle uscite mancate.
Dopo di lei sono uscita con qualcuna ma solo col semplice scopo fisico, niente emozioni, niente farfalle nello stomaco.

Adesso è diverso, con Andrea è diverso.

Mi affretto ad uscire da casa ma prima di aprire il portone tentenno per qualche secondo. Sento l'ansia salire poco a poco ma la sopprimo subito, non è un buon momento per un'attacco di panico.

Finalmente mi decido ad aprire il portone e quello che vedo, chi vedo, mi fa restare senza fiato.
Andrea è poggiata sul cofano della macchina a fumare, i capelli lunghi sono come sempre lasciati sciolti, indossa un pantaloncino di jeans chiaro che le arriva alle ginocchia e le cade largo sulle gambe snelle, la canotta nera le scende morbida sul busto e degli occhiali da sole sono poggiato sul suo naso.

Probabilmente sente i miei passi avvicinarsi perché si gira verso di me e mi sorride alzando gli occhiali da sole, lasciandomi vedere le sue iridi nocciola. Inizia a guardarmi e si sofferma un po' di più sulle mie gambe scoperte.

"Andiamo?" Catturo la sua attenzione di nuovo sul mio volto.
"Hai fretta?" Chiede, sta ancora sorridendo mentre tira dalla sua sigaretta.
"Prima partiamo, prima torno a casa." Dico in uno sbuffo e senza chiedere il permesso salgo in macchina.
La vedo ridacchiare per poi posizionarsi al posto del guidatore, accanto a me.

Inaspettatamente Lei.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora