Le conseguenze di una dormita durata ben undici ore erano un quadro rotto e un mobile sporco e leggermente ammaccato.
Mi occupai dei pezzi di vetro prima che potessero esserci altri incidenti, poi pulii il mobiletto in legno.
Fortunatamente Ariele aveva già in mente di cambiarlo e quella sarebbe stata la scusa perfetta!
Alisia e Andrea giocavano sul tappeto come se non avessero compiuto un crimine pochi minuti prima.
In fondo non gliene facevo una grande colpa. Poteva succedere a chiunque, soprattutto a due bambini come loro che in quel momento non avevano gli occhi di nessuno addosso.
Proprio per evitare casi di quel genere, avevo minimo due sveglie impostate ogni giorno, ma evidentemente le avevo perse entrambe. La camminata del giorno precedente era stata così rilassante e stancante da non percepire gli stimoli esterni e non accorgermi dell'orario.
Quando stavo con Dante, succedeva sempre qualcosa in seguito. Più mi imponevo di stargli alla larga, più ci ritrovavamo da soli. Al pensiero iniziai a sentirmi strana. Non ci avevo mai riflettutto effettivamente, ma in diverse occasioni finivamo per essere solo noi due.
Avevo bisogno del mio migliore amico. O forse volevo solo scappare ed evitare situazioni nuove, aggrappandomi al passato, alle certezze.
"E qui cos'è successo?" Adrian si presentò a petto nudo con un paio di pantaloncini da basket.
Indicai i gemelli, i colpevoli colti sul fatto.
"Siete stati voi?" chiese sorpreso spalancando gli occhi. I due lo guardarono interrompendo il gioco. Adrian si avvicinò a loro, per poi esclamare soddisfatto: "Bravi! Finalmente i miei insegnamenti stanno dando i frutti!"
Finse qualche lacrima di orgoglio, mentre io esterefatta cercavo di trattenere la rabbia invano. "Ma che lezioni sono mai queste?"
Adrian si compose e pronunciò il suo discorso con molta convinzione. "In questo mondo è importante far capire chi comanda e non sottostare sempre alle regole."
"Adrian. Hanno quattro anni!"
"Si impara in fretta alla loro età."
Roteai gli occhi, se ne inventava una nuova ogni giorno. Come poteva essere così... infantile?
Non mi era ancora andata giù la storia della bocciatura, ma stavo cercando di nasconderlo con tutte le mie forze.
Dopo la colazione, presi l'agenda per organizzare la giornata, ma finii per deprimermi realizzando che più cercavo di pianificare la mia vita, più finivo per accorgermi di non avere nessuno con cui condividerla. Mi ero sempre e solo concentrata su Luca, dimenticandomi di tutto il resto. In quel momento sembrò tutto così triste e deludente.
Adrian si accorse del mio malumore perché avevo il viso imbronciato e la testa appoggiata sulle braccia incrociate. "Che hai? A che pensi?"
Sospirai frustata. "È come se non ci fosse niente da fare ora che non c'è Luca. Prendo l'agenda, ma inutilmente, non so cosa scriverci."
"Prova a unirti a noi ogni tanto. Questa sera vengono tutti e giochiamo a qualche gioco da tavolo."
"Mmh" mugugnai non sapendo se ero convinta o meno, ma in fondo non mi rimaneva nient'altro da fare. "Devo aspettare la sera... Sarà una giornata dura."
"Sai chi mi ricordi quando fai la drammatica e ti lamenti?" fece Adri. "Amelia."
Aspettai con ansia che gli amici di Adrian arrivassero, come se fossero anche miei, quando la realtà dei fatti era diversa: sola e annoiata, non rimaneva che stare in compagnia dei migliori amici di mio fratello.
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𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐬𝐞
RomanceArmata del diario di sua nonna, delle sue regole, della sua agenda e il quadernino di storie inventate da lei stessa, Ada affronta le giornate estive in casa. Mentre i coetanei trascorrono le vacanze all'estero, al mare, in discoteca, lei si occupa...
