Capitolo 8 - Due linee parallele

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I gemelli amavano rotolarsi sull'erba in giardino. Facevano a turno. Prima Alisia si sdraiava sul prato e iniziava a girare, guadagnandosi un applauso finale. Poi Andrea la imitava ed era lei a battere le mani entusiasta.

Io li guardavo dalla finestra in cucina per assicurarmi che non si facessero male e nel frattempo portarmi avanti con le faccende.

Distratta dalla scena, qualcuno mi rubò dalle mani il panno con cui stavo asciugando le stoviglie.

Dapprima mi spaventai, poi mi tranquillizzai appena mi accorsi della presenza di Dante.

"Stupido" e mi venne l'istinto di colpirlo, ma mi fermai ricordando che avessi ancora il piatto di ceramica in mano. "Mi hai fatto prendere un colpo."

"Stavo per prenderlo io un colpo! Volevi spaccarmi quel coso in testa?"

Feci spallucce. "Forse avrei dovuto farlo così impari a non improvvisarti attore di un film horror!"

"Esagerata" disse roteando gli occhi.

Adrian entrò in cucina fiondandosi verso il frigo alla ricerca di qualcosa da mangiare. "L'hai capito ora che è esagerata?"

Lo fulminai con lo sguardo. "Tu fatti gli affari tuoi."

Prese qualcosa dal frigorifero e se ne andò. Dante sorrise.

"Che c'è?" chiesi.

"Nulla. Mi fa strano vedere il vostro rapporto. Mi sembra veramente di essere il fratellone numero tre. Farei qualsiasi cosa pur di far parte di questa famiglia..." confessò pensieroso.

"Dante, ora fai parte di questa famiglia, lo sai vero?"

"Mmh... io non ho una famiglia. Siete troppo per me."

"Cosa dici? Guarda che i miei fratelli preferiscono te a me" gli feci notare.

Sentii Alisia strillare e allarmata corsi in giardino. Stava piangendo a terra, con le mani in aria leggermente sporche.

"Che succede?" chiesi pulendole i palmi.

"Sono caduta" rispose e guardò Dante dietro le mie spalle.

"Vieni, ti aiuto" e feci per alzarla, ma scosse la testa.

"No, voglio Dade" si lamentò indicando Dante. Sorrisi per il nuovo soprannome.

Mi spostai e lo feci avvicinare. "Prego Dade, Alisia vuole te."

Mi guardò sorpreso poi aiutò Ali che aggiunse: "Mi prendi in braccio?"

Andrea si ingelosì e i suoi occhi iniziarono a inumidirsi. Questione di pochi secondi e si ritrovò a piangere anche lui.

"Ada" piagnucolò, "anche io voglio stare in braccio."

"Ma come, tu non ti sei fatto niente."

Smise di piangere, parve rifletterci su e poi si lasciò cadere a terra ricominciando a lamentarsi sonoramente.
Risi e assecondai i suoi capricci.

"Sicuro di voler far parte ancora di questa famiglia?" scherzai rivolgendomi a Dante.

Alisia lo stava stringendo forte; lui era impegnato ad accarezzarle i capelli. Pensai che fosse talmente concentrato su quel gesto da non aver sentito le mie parole.
Così ingenuo, ma così tenero.

"Gara a chi arriva prima a casa!" esclamò Alisia d'un tratto cogliendomi alla sprovvista.

Dante mi lanciò uno sguardo di sfida e prontamente iniziò a correre verso la porta. Io lo seguii tenendo stretto Andrea che mi incitava ad aumentare il passo.
Vinsero a mani basse e, raggiunto il traguardo, chiusero il portone con un tonfo.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐬𝐞Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora