"Ada, stai bene?" chiese Adrian raggiungendomi in cucina.
Alzai lo sguardo, se i miei occhi fossero stati rossi o gonfi, non l'avrebbe notato per la poca luminosità che c'era.
"Scusa, non pensavo che sarebbe successo qualcosa." Adrian non doveva scusarsi, la colpa non era sua. Mi aveva anche avvertito che sarebbe venuto con i suoi amici, ma non l'avevo preso sul serio.
"Non importa. Vai pure di là, io mi mangerò del gelato."
"Vieni anche tu."
"Chi ti ha obbligato?" Adrian non mi avrebbe mai proposto di stare con i suoi amici di sua spontanea volontà.
"Mi sento in colpa." Sapeva bene quanto ci tenessi.
"Se vengo, si scuserà?"
"Non penso."
"Vengo. E mi porto il gelato."
Si erano tutti accomodati sul divano, alcuni completamente stravaccati, come se fossero a casa loro.
"Hai portato il gelato!" affermò uno di loro, pareva il più giovane. In mano avevo due vaschette di gelato e uno con lo stecchino per me.
"Tieni," li diedi ad Adrian, "fai tu." E mi sedetti su un angolo del divano, abbastanza lontano da loro, aspettando che una persona in particolare parlasse.
"Ehi" disse poco dopo. Ecco, pensai, non ci impiegò molto. "Ada, giusto?"
"Sì, fino a prova contraria."
"Non c'è un altro gelato come il tuo?" e lo indicò. Che sfacciato!
"Eh?"
"Non mi piacciono questi gusti."
"Dante, ma fai sul serio?" fece il ragazzo biondo.
"Perché dovrei fingere? Che c'è di male?"
"Non te lo meriti, dopo quello che mi hai fatto. E come se non bastasse, non mi hai nemmeno chiesto scusa." Adrian ammirava la scena e così tutti i suoi amici di cui ancora non sapevo il nome.
"Oh beh, scusa per averti fatto piangere per una stupida tazza bianca!"
"Non ho pianto. Quasi. E poi c'era disegnato un ananas sopra." Mi guardò incredulo sorridendo.
"Incredibile" disse solamente.
"Già, è quello che penso io ogni volta!" si intromise Adrian, quasi stupito che il suo amico avesse avuto un suo simile commento.
Non capivo se fosse una presa in giro. "Va bene un Adrian, ma averne altri sei in casa è troppo."
"Dovremmo presentarci, magari ci distinguiamo un po' da Adri. Io sono Enea." Il ragazzo biondo, l'unico.
"Io Tommaso. Il più piccolo, ma il più simpatico."
Poi si presentarono Lorenzo, Filippo e Diego di cui ricordavo il nome.
"Piacere, Dante. Il ragazzo che ha rotto la tazza prima, involontariamente" sottolineò.
Ridussi gli occhi a due piccole fessure. "Tu hai rotto il mio destino, non hai capito. Ora andrà tutto storto. Per colpa tua non so come mi sveglierò domani."
"Ma è sempre così drammatica?" si rivolse a mio fratello.
"No" risposi.
"Buono il gelato." Lo stavano mangiando tutti direttamente dalla vaschetta condividendolo. Mentre Dante fissava il mio, ancora chiuso, che avevo in mano. Lo guardai più volte, per poi sbuffare e darglielo. "Mi hai anche fatto passare la voglia di mangiarlo! Vado a farmi un tè."
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𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐬𝐞
RomanceArmata del diario di sua nonna, delle sue regole, della sua agenda e il quadernino di storie inventate da lei stessa, Ada affronta le giornate estive in casa. Mentre i coetanei trascorrono le vacanze all'estero, al mare, in discoteca, lei si occupa...
