Mi tremava la gamba da diversi minuti, così come la mano, senza controllo.
Mi sentivo iperattiva, non riuscivo a restare ferma. Tutti i bicchieri erano sistemati come se avessi usato un righello per misurare le distanze, nessuna cartaccia in giro, neanche le lattine che Adrian si limitava a piegare e buttare sul secchio senza assicurarsi di averci preso; nessuna mollica di pane per terra o sul tavolo, i piatti puliti, ogni barattolo chiuso e al suo posto.
Le camere non erano mai state più ordinate. Avevo obbligato tutti a passarci meno tempo possibile dopo averle sistemate. Lenzuola pulite, tutti i vestiti piegati, vetri senza ditate, nessuna macchia sul pavimento...
Passai di stanza in stanza per controllare che tutto rimanesse come lo avevo lasciato. Appena vidi un paio di calzini sporchi per terra, chiaramente di Adrian, lo cercai e glieli lanciai addosso obbligandolo a metterli nella cesta dei panni sporchi.
"Diventi odiosa quando devono tornare i nostri..." commentò infastidito dal mio atteggiamento. Ma nessuno capiva realmente tutto il lavoro e la dedizione che ci mettevo. Per me era quasi una missione da portare a termine perfezionando ogni dettaglio.
Senza ribattere, continuai con la millesima perlustrazione della casa.
Sembrava che a nessuno dei miei fratelli importasse veramente del ritorno dei nostri genitori.
Potevo comprenderlo nel caso dei gemelli, ancora troppo piccoli per rendersene conto, ma Adrian ne parlava solo se li nominavo io ed era per la maggior parte delle volte scocciato.
Avevo la convinzione che Ariele fosse diventato abbastanza adulto da non sentire la loro mancanza, per quanto assurdo da pensare per un figlio.
Ma neppure Agnese e Amelia si lamentavano spesso della loro assenza.
Perché dovevo sempre fare la differenza? Ero per caso una condanna?
Il vestito azzurro indossato sembrava quasi fuori luogo paragonato al pigiama di Amelia o al costume da bagno di Adri. Come se non avessero entrambi una pila di vestiti piegati tra cui scegliere!
Da giorni ormai io e Dante continuavamo a comportarci da amici... Certo, se per amici si intende dormire ogni tanto insieme e risvegliarsi abbracciati, oppure andare a svegliare l'altro per fare colazione insieme.
Qualcosa sicuramente non tornava, ma noi stavamo bene. Lui mi alleggeriva la mente caricata da troppe responsabilità e mi piaceva credere che io alleggerivo la sua, incasinata.
Quel giorno feci un'eccezione, mi ero alzata senza andare da lui. Quando si svegliò e mi vide in piedi se la prese.
"Quindi hai già mangiato?" domandò con gli occhi ancora assonnati.
"Sì, mi servivano energie... ma se vuoi, ti preparo qualcosa" tentai di farmi perdonare.
Si imbronciò ancora di più. "No. Mi è passata la fame."
Avevo sbagliato, me ne rendevo conto. Entrambi ci tenevamo a fare colazione insieme, ma ero così in pensiero che non gli avevo dato troppo peso.
Iniziai ad elencare mentalmente tutte le attività che volevo fare per ricordarmele: mostrare le foto, far vedere i cambiamenti della casa, il muro dove segnavo l'altezza dei gemelli ogni mese...
Avevo già preparato il dolce, mentre la lasagna la misi in forno proprio in quel momento, un'ora esatta prima del loro arrivo.
Per evitare di combinare qualche pasticcio a causa dell'agitazione, mi sedetti sul divano. Dante mi raggiunse poco dopo e si mise a debita distanza su un angolo. Dopo delle lunghe occhiate che mi lanciava, disse "Stai facendo tremare la casa, te ne sei resa conto?"
STAI LEGGENDO
𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚𝐬𝐬𝐞
RomanceArmata del diario di sua nonna, delle sue regole, della sua agenda e il quadernino di storie inventate da lei stessa, Ada affronta le giornate estive in casa. Mentre i coetanei trascorrono le vacanze all'estero, al mare, in discoteca, lei si occupa...
