Cane Fedele

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Fu quella sera a portare via con se la mia vita, che anche se non bella, era la mia vita. Anche se non mi piaceva, mi piaceva essere vivo . Avere la possibilità di migliorarmi, di sperare in un futuro migliore, lontano da quel Paese. Lontano da Ubaldo e Luca. Finché fossi stato vivo avrei avuto la speranza che un giorno tutto avrebbe preso una piega diversa, avrei voluto iscrivermi all'istituto tecnico e poi all'Università di ingegneria civile e ambientale. Avevo le idee molto chiare su quale tipo di lavoro avrei voluto fare da grande. Ma non ebbi questa possibilità. Non me la lasciarono.

Ricordo che fossi ancora seduto nella sedia, immobile, sentivo ogni muscolo del mio corpo irrigidito, come sotto effetto di un'anestesia. Non riuscii a muovere le gambe per scappare. Ero paralizzato dalla paura. Sperai che Rudy arrivasse presto. Avrei resistito fino al suo arrivo. Ubaldo e il suo amico si avvicinarono a me e io li sentii dietro le mie spalle, due grossi e alti predatori pronti a mangiarsi la loro preda indifesa. Questo ero, un preda. E loro due famelici predatori affamati. Ubaldo, da dietro di me, prese i braccioli della mia sedia e inizió a sbatterla forte. "topo di fogna! Che fai qui tutto solo? Dov'è il tuo amichetto Ciccio-Roscio ?" . Continuava a sbattere la sedia come se ci fosse un terremoto .
" Lui sta arr-arr-arrivando!" La mia voce tremolava peggio della mia sedia.
"Ahahaha!! Sta Arr-Arr-Arr.. ivando!!!" Ubaldo mi fece il mimo e risero all'unisono entrambi. "Non dirmi che hai bisogno del baby-sitter ? Vuoi che chiamiamo la tua mamma?"  Li sentii sbattersi la mano per darsi il cinque o uno diede una pacca all'altro, il rumore fu quello.

Cercai di trovare il coraggio per alzarmi da quella sedia, ripensai a quanto bene mi fossi sentito prima, in compagnia di Bea, al fatto che se lei, in quel momento, fosse stata accanto a me, non avrei mai voluto fare la figura del cacasotto. Con uno scatto di energia e coraggio, mi alzai dalla sedia che ancora Ubaldo stava facendo tremare . Mi voltai verso di loro, faccia a faccia, ci divideva solo la sedia che Ubaldo ancora teneva stretta per i poggiagomiti.
Era più alto di Luca, ed era il capo indiscusso.  Indossava una camicia nera abbottonata  solo verso la fine forse tre o quattro bottoni, il petto era completamente a vista. Luca, il suo inseparabile amico, indossava un gilè nero sopra una camicia bianca, sicuramente aveva finito di lavorare al ristorante da suo padre. Ed era uscito con Ubaldo senza cambiarsi. Anche lui aveva la camicia sbottonata.
Più che un'amico sembrava un cane. Eseguiva solo gli ordini.
Non metteva mai in discussione nulla di quello che diceva Ubaldo. Era un cane fedele.

Luca scoppió a ridere per primo " il topo di fogna non ha gradito il giro in giostra !" Ubaldo sorrise e non distolse mai lo sguardo da me . Aveva un sopracciglio tagliato verso la fine, che gli dava un'aria ancora più da criminale.
Disse "Vieni Topo, vieni con noi a bere qualcosa, la notte è giovane. E noi dobbiamo fare amicizia! Mi sono stancato di maltrattarti perché non c'è gusto con te."

Quell'affermazione mi lasció perplesso e scioccato. Non capivo perché non mi picchiava e basta come al solito, invece di fare giochetti. A che scopo poi ? Purtroppo lo scoprii troppo tardi.

Ubaldo mise un braccio intorno al collo di Luca, che lo guardava con una smorfia disgustata sulla bocca per quello che aveva appena detto. Ma lui parve non farci caso. Infondo era il suo cane e doveva rispettare le sue parole. Ubaldo continuó a fissarmi, aveva gli occhi neri come il petrolio . E delle ciglia e sopracciglia anch'esse nere e molto folte . Aveva un bel viso nel complesso, era uno che piaceva molto alle ragazze, forse anche per quel suo modo strafottente di comportarsi.
"Luca dico bene ? Non ti sei stancato di maltrattare Topo di fogna ? Credo sia ora di sotterrare l'ascia di guerra!" Luca lo guardava ancora con la stesa smorfia. " Ubaldo ti ricordo che ci fatto bocciare , questo verme !"

Sentii una fitta nello stomaco, sapevo che non potevano passare sopra a questo. Anche se io non li avevo ne denunciati e ne fatti bocciare, era solo opera del preside, influenzato sicuramente da mia mamma, e di Rudy, che aveva detto i nomi di chi mi aveva buttato dalle scale  mentre ero ancora in infermeria.
Ma a loro tutto questo non importava, il solo colpevole ero io. Ed ero io che dovevo pagare.
Qualunque cosa avessi detto avrebbe peggiorato la situazione. Decisi di non dire niente. Forse mi avrebbero lasciato in pace davvero, lo speravo.
Mi guardai intorno, cercando un segno dell'arrivo di Rudy. Ma la piazza era deserta. Nessun rumore di motorino si sentì neanche in lontananza.

"Che hai deciso Topo.. anzi scusa, come ti chiami?" Ubaldo sembrava diverso, un po' meno stronzo. Ed era la prima volta che mi diceva scusa per qualcosa.
Aveva abbassato quel sopracciglio e ora mi guardava quasi in modo normale. Risposi alla sua domanda, non senza balbettare. Ma stavolta lui non rise e non mi fece il Verso. Luca ancora lo guardava perplesso.
"Ok Manuele, Manu. Facciamo pace?" Mi allungó una mano con un mignolo che sporgeva, come fanno i bambini . Non sapevo se mi scioccava di più quello che mi stava dicendo o quel gesto provenire proprio da lui.

" Dai forza. Allunga quel mignoletto secco!"  Luca mi diede uno scossone sulla spalla, però stavolta a differenza di tutte le altre in cui mi aveva toccato non provai dolore. Forse fu quello a tranquillizzarmi almeno in parte. O forse solo la voglia di volerci credere.
Allungai il mignolo e strinsi quello di Ubaldo. La sua mano era calda, bollente, come se avesse avuto la febbre alta.
"Ok, ora bando alle ciance. Andiamo a festeggiare questa nuova amicizia!"  Mio nonno usava quell'espressione " bando alle ciance" . Mi suonó strano sentirla sulla bocca di un ragazzo della mia età.
"Devo tornare a c-c-casa." Pregai che mi lasciassero andare, che questo li potesse convincere. Ma ovviamente mi stavo solo illudendo.
Luca rise. Ubaldo non accennó neppure ad un sorriso.
Mi prese da un braccio e mi avvicinó a lui , quasi corpo a corpo, la sua faccia era vicino alla mia e potevo sentire l'odore di sigaretta nel suo alito.
"Ehi, Manu, abbiamo appena fatto amicizia e ci vuoi abbandonare così?" Sentii che la presa sul mio braccio si faceva un po' più stretta. "noi usiamo festeggiare un nuovo amico, vero Luca?"
Luca annuì. Senza sapere in realtà a cosa si riferiva.
Cane obbediente.

"Andiamo, forza. Vieni con noi, ti portiamo nel posto dove andiamo con gli amici, ci facciamo una birra e poi vai a casa da mamma ok?"

Non era una domanda. Era un'affermazione.
Non avevo scelta.

Sperai ancora di vedere spuntare Rudy con il suo motorino nuovo, come nei film,  immaginai di vederlo arrivare, al massimo della velocità che gli permetteva il suo mezzo a due ruote, da una stradina che dava sulla piazza e venirmi incontro, decelerando solo per farmi salire in sella. E poi saremmo scappati via.
Invece non arrivó . Forse si era fermato un po' di più sotto casa di Valentina. Non lo seppi mai.

Mi ritrovai nel mezzo tra i due, camminammo sulle mattonelle di pietra antica della piazza, i nostri passi risuonavano nel silenzio come un tichettare di orologio.  Non sapevo dove mi stavano portando, ricordo di aver sperato durante quella passeggiata, che Ubaldo non mi stesse mentendo . Volevo convincermi che fosse così, anche perché l'alternativa mi terrorizzava.

Dopo qualche kilometro a piedi, finimmo all'entrata della Pineta Grillo, una pineta dove le famiglie del Paese si riunivano, soprattutto la domenica, per grigliare carne, fare passeggiate in bici o giocare a pallone. Era la salvezza di tutti gli abitanti, specialmente nei periodi estivi, poiché grazie all'ombra degli alberi solo li si poteva trovare fresco.

Ma in quel momento non sembrava una salvezza.  Era  buia e spaventosa. Riuscivo a vedere solo le prime due file di alberi e poi solo oscurità. Fu allora che capii che avevano intenzione di picchiarmi e lasciarmi li,tra gli alberi, finché qualcuno non mi avrebbe trovato appena avrebbe fatto giorno.

Mi vibró il cell nella tasca, poteva essere mia madre che era preoccupata, o Rudy che nel frattempo era finalmente arrivato in piazza a prendermi. E non mi trovava.
Provai ad infilare la mano nella tasca ma Ubaldo fu più veloce di me. Mi prese il polso e mi sollevó il braccio " daiii Manuele, che c'è? Non ti stai divertendo con noi? Se vuoi che nessuno ti prenda più in giro nella vita devi cercare di essere meno mammone e meno piscia sotto ! Tira fuori le palle !" E nel dirlo abbasso di colpo la mano e mi tocco la sotto, mi strinse i testicoli in gesto
" amichevole" , senza stringere troppo.
Avrebbe potuto farmi urlare dal dolore, ma non lo fece.

Abbandonai l'idea di prendere il cellulare, se li avessi fatti incazzare avrebbero potuto rompermelo o buttarmelo chissà dove nella pineta. Forse era meglio lasciarlo dov'era nel caso mi avessero picchiato e abbandonato li, almeno avrei avuto il
Cellulare per chiamare aiuto. Si, era la decisione più sensata.

Ma ero ancora lontano dalla verità . Quel che mi fecero fu molto più terribile.

Ciao a tutti 🍀

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