Hyunlix
Oxford University.
Felix, un ragazzo proveniente da una piccola realtà paesana, una matricola che si trova in un mondo per lui totalmente nuovo, pronto a mettere in mostra le sue reali capacità, deciderà di iscriversi al corso di mitologia...
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Quella mattina la piccola cittadina inglese si era svegliata con un clima totalmente atipico. Un sole alto e caldo donava luce a quella nuova giornata, ormai vicinissima al Natale. Mancavano esattamente due giorni e quasi tutti avevano ottenuto le agognate ferie o vacanze e fuori dalla dimora Lee c'era un flusso di persone che solo in quel periodo dell'anno si poteva ammirare.
Gioia e serenità. Che non erano minimamente paragonabili alla pace interiore che, invece, stava provando Felix nello svegliarsi tra le braccia del ragazzo che amava.
La sera precedente, dopo quel momento di forti emozioni e dimostrazioni, si erano concessi totalmente, sigillando quelle sensazioni nuove per sempre nella loro memoria.
Gemiti e ansiti soppressi dalla collisione delle loro labbra, come un gioco erotico che come obiettivo aveva il non farsi scoprire.
E alla fine si erano addormentati, nel medesimo letto, in uno stretto contatto di corpi caldi e marchiati.
Si erano dimenticati di tutto. Dei loro malanni. Dei silenzi di Hyunjin che prima o poi avrebbero avuto voce. Delle crisi interiori.
Per questo, quando il biondo aprì gli occhi, ritrovandosi la stanza illuminata a causa della tapparella rimasta alzata e potendo avere come prima visione il torso nudo dell'altro, non pensò subito a quello che poteva effettivamente essere un grande malinteso. O addirittura problema.
Quella, nonostante fosse la sua camera, era stata concessa a Hyunjin per le due settimane di vacanza. E lui, invece, avrebbe dovuto dormire sul divano, come infatti era accaduto la prima notte che avevano trascorso in quella casa.
Lui non doveva essere lì. E la porta della stanza non era chiusa come si ricordava, ma accostata.
Controllò rapido l'ora. 10.15 Suo padre stava probabilmente dormendo in un sonno profondo. Sua madre sicuramente no. Era di certo in piedi da almeno un paio di ore.
E ciò significava che, passando per il soggiorno, aveva trovato il divano vuoto, privo della sagoma del proprio figlio che dormiva.
Non era assolutamente plausibile la scusa dell'essersi alzato prima, poiché la donna conosceva bene i ritmi del ragazzo con le lentiggini.
E poi la porta. Lui era certo che la sera prima non fosse rimasta aperta.
Il suo cuore perse un battito. Forse anche due. Sì portò una mano al petto come tentativo ultimo di far calmare il proprio organo vitale. Ma il gesto si rivelò fallimentare.
Quel suo muoversi con fare frenetico dentro al letto fece svegliare anche il maggiore che, non realizzando subito lo stato emotivo in cui si trovava il proprio fidanzato, gli circondò la vita con dolcezza, prima di lasciargli un bacio sulla candida pelle del fianco e sussurrargli un "buongiorno" con voce rauca.