Hyunlix
Oxford University.
Felix, un ragazzo proveniente da una piccola realtà paesana, una matricola che si trova in un mondo per lui totalmente nuovo, pronto a mettere in mostra le sue reali capacità, deciderà di iscriversi al corso di mitologia...
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Potevano dire di essere ormai a novembre. Mese in cui il freddo prende il controllo delle giornate, lasciando solo qualche piccolo spiraglio ad un clima più mite. Quello era uno di quei giorni. Ma il caldo che in quel momento stava attraversando il corpo di Felix non era paragonabile neanche al tepore del più importante dei giorni estivi.
Si sentiva rovente, soprattutto nei punti in cui le mani di Hyunjin lo stringevano, come se lo stessero marchiando.
Le braccia del minore erano finite intorno al collo dell'altro, che invece aveva iniziato a salire e scendere lungo la zona dei suoi fianchi, mentre lentamente lo faceva arretrare fino a colpire con la schiena il tronco dell'albero.
Sospirò per l'impatto, nonostante fosse stato delicato. Il ragazzo con la bandana aveva sempre la premura di non fargli male, quindi riempiva di estrema dolcezza quegli attimi, per poi riprendere a toccarsi con passione.
A differenza del giorno prima, questa volta furono entrambe le sue mani a scendere verso il fondoschiena di Felix, stringendolo immediatamente, come se avesse fretta. In risposta l'altro schiuse maggiormente le labbra, in modo da poter intensificare anche quel loro contatto superiore.
Erano in estasi. "Sei bellissimo anche da arrabbiato" "Se me lo dici tu inizio anche a crederci" Sussurrarono tra un bacio e l'altro
Hyunjin, senza spostare di un solo millimetro le mani, spinse lentamente in avanti il bacino del biondo, in modo che si potesse scontrare col suo.
Le sensazioni del contatto furono inaspettate per i due, forse perché non si immaginavano di essere entrambi così dannatamente eccitati. Felix fu pervaso da un ennesimo brivido alla schiena nello scoprire l'effetto che provocava all'altro; si sarebbe sentito quasi potente se non fosse stato che anche lui era incredibilmente duro in quel momento.
Si domandò fino a che punto si sarebbero spinti e qualche dubbio gli venne quando il maggiore smise di baciarlo per poi far toccare le loro fronti. Respiravano a fatica. La tensione che c'era si poteva tagliare con la lama di un coltello. Il biondo non era mai stato così convinto su cosa fare come lo era in quel momento, ma temeva che l'altro non fosse ancora pronto per andare avanti.
"Jinnie... se non te la senti é ok, tranquillo" cercò di rassicurarlo, facendosi scappare anche quell'affettuoso soprannome che lo fece imbarazzare all'istante. Il moro sorrise in modo spontaneo "Jinnie... mi piace, chiamami così più spesso..." Amavano quei loro momenti di dolcezza, nonostante la posizione dei loro corpi fosse ancora la stessa
"Non mi sono fermato perché non ho il coraggio di andare avanti... ti prego di non pensare neanche per un istante che 'quello' possa in qualche modo limitare o impedirmi di vivere a pieno 'questo'... non lo permetterei mai" le sue rassicurazioni giungevano come una promessa lontana, che rendevano quell'attimo di un'intimità tale che nessun corpo nudo sarebbe riuscito a superare le sensazioni di un momento così.