01 - Odio l'Estate

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Nelle immagini: Ian - mode [FIGHT]

Camminai verso la mia casa, la casa cinque. Guardandomi intorno non potei fare a meno di reprimere un conato di vomito: casette candide, pulite, precise... siamo in un campo di addestramento non in un asilo per neonati! Poi guardai la mia... filo spinato e armi attaccate ai muri, tre ammaccature "di guerra" sulla facciata e una faccia enorme di cinghiale impagliata a dirti "benvenuto, ora vattene". Non potevo davvero desiderare di meglio per il mio regno rigorosamente maschio!

Schiamazzi.

No... che giorno era? Non potevano già essere passati nove mesi... l'ultima volta che avevo controllato il calendario era Natale!

Ma forse... l'avevo controllato qualche mese fa... un po' più di qualche mese...

Possibile che fossero già tornati i miei compagni d'armi e gli altri rumorosi semidei? (Se loro sono semidei, io sono un dio bello e buono... Bambocci.) Mi guardai intorno meglio: persone... Persone vive! ... Ahhhhhh

Entrai nella casa cinque, preparandomi al peggio: mutande ovunque, ragazzini sudati, lotte clandestine e battaglie di coltelli. E così fu... Avevano invaso anche la mia parte di capanna... Tutti quanti si lamentavano del fatto che "la parte del capogruppo" fosse un'idea stupida ed egoista... Vorrei vedere loro a vivere 24 ore su 24 con decine di adolescenti maschi scatenati che, se avessero potuto, avrebbero fatto baldoria tutte le sere. Dormire... Diventa impossibile. E se c'è una casa che io rispetti, oltre la mia, è quella di Ipno. Io non dormo, io cado direttamente in letargo.

- Ehi, ehi, ehi. Che cazzo succede? Siete tornati da mezz'ora, avrete tre mesi per fare bordello... Per piacere, abbiate pietà della mia vita se volete vivere ancora un'estate. -

La mia voce risuonò autoritaria sovrastando il brusio confuso dei ragazzi che stavano facendo a botte per aggiudicarsi i letti migliori, almeno per quell'anno. Che poi, letti relativamente migliori; basti pensare che nostro padre ha preteso delle vere brandine degli accampamenti militari. Materassi smunti e scomodi, inesistenti praticamente. L'unico comodo era il mio... Guadagnato con sudore e sangue.

- Yo... Fratè! - mi si avvicinò Sean. Era un ragazzetto magro. Era al campo da solo un'estate... Su di lui dovevo ancora operare la mia magia trasformante: allenamenti, poco cibo, allenamenti, cena, allenamenti e ancora allenamenti. - Come hai passato sti nove mesi da solo qua. Niente femmine... Come ti diverti? -

- Sean! Ma per favore! Sei un figlio della guerra non un bimbominkia, smettila di parlare così! - urlai scocciato. Problema di Sean: sapeva di non essere il migliore, quindi tentava di ostentarsi figo e forte. - E comunque le poche femmine sono compensate dalle tante ninfe - feci l'occhiolino.

Uscii dalla casa e mi diressi verso l'Arena per gli allenamenti, sistemandomi i guanti di pelle. Mi passai una mano fra il vaporoso ciuffo di capelli. Passando davanti alla casa di Afrodite mi fermai a specchiarmi nei loro vetri riflettenti, fosse stato per loro avrebbero fatto l'intera casa di specchi. Avevo un aspetto minacciosamente sexy... Perfetto. Noi figli di Ares siamo i migliori in battaglia e non solo.

Arrivai all'Arena... Ed era occupata. C'era ohmmioddiochecavolosei Adrian. È un ragazzo bellissimo, anche se è figlio di Atena. Bellissimi capelli biondi, fisico atletico e occhi da... Wow!?

Si... Di solito non mi metto a guardare i maschi, pure perché se mio padre lo venisse a sapere sarebbero guai seri, ma tanto. E poi comunque non è una bella cosa per un figlio di Ares andare in giro a dire al mondo che è gay... Sopratutto se quel figlio di Ares è uno come me che... Insomma... Sono perfetto.

Però, cavolo, amo i biondi.

Gliel'avrei detto... Non potevo farcela più...

Lui finì di allenarsi e venne verso di me. Appena mi focalizzò fece una faccia seccata. A lui non piaccio, o forse lo intimorisco solamente, e questa è una cosa buona, io devo intimorire, sono il capogruppo della casa di Ares, insomma! Però vorrei che conoscesse anche l'altra parte di me, quella che tengo nascosta a tutti, quella che mi ha procurata l'enorme cicatrice mal rimarginata che ho appena sopra l'inguine.

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