IL MIO RISVEGLIO

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Non so quanto tempo passò, da quando mi addormentai a quando sentii sollevarmi da terra. Sentii una sensazione di protezione, a prescindere dal dolore che ancora non mi era passato.

Riuscii ad aprire con forza gli occhi, quel tanto che bastava per capire che un' umano dagli occhi buoni col colore del cielo, mi aveva preso tra le braccia per aiutarmi.

Mi parlava ma non riuscivo a capire cosa stesse dicendo.

Capivo però, dal suo tono di voce, che cercava di rassicurarmi. Parlava dolcemente, senza urlarmi contro.

Nel mentre ci stavamo spostando da quel posto dove mi ero addormentato dolorante. Mi massaggiava lentamente e con dolcezza, sotto la pancia e lungo i fianchi.

Poco a poco ascoltando la sua voce, mi rilassai e chiusi di nuovo gli occhi per addormentarmi di nuovo, cosciente che di lui avrei potuto fidarmi e non mi avrebbe fatto del male.

Mi svegliai per una sensazione improvvisa di quasi benessere.

Aprii gli occhi e questa volta mi sentivo stranamente un po' meglio della volta precedente che li aprii.

Seppur non riuscivo a muovere molto la testa, diedi uno sguardo in giro per quanto mi era possibile.

Vidi che ero disteso sopra una grande tavolo grigio, con un filo attaccato alla mia zampetta davanti destra. Pungeva...ma nel mentre faceva scorrere un liquido che sembrava acqua, fino alla zampa, ma poi non vedevo dove andasse a finire.

Oggi so dirvi che era una flebo e stava aiutando a riprendermi con una medicina speciale che mandava direttamente nel mio corpo, per farmi passare il dolore ingiustamente ricevuto.

Vicino a me c'era l'umano dagli occhi color cielo, ed un' altro umano vestito tutto di bianco, come le nuvole che vedevo quando alzavo il muso verso il cielo.

Ero un po' disorientato ed agitato non sapendo dove mi trovavo. Mai visto un posto simile.

Non c'erano alberi, ne cielo, ne spazi grandi aperti dove correre.

Era un posto piccolo con oggetti degli umani che non avevo mai visto.

Oggi so cos' erano: libri, medicine, quadri, tavoli sedie...quel giorno mi disorientarono molto perché mi erano del tutto sconosciuti.

Si accorsero che avevo aperto gli occhi, e tutti e due mi vennero vicino per tranquillizzarmi.

L'umano bianco, il dottore, controllò quello strano filo collegato alla mia zampa. L'umano che mi salvò invece, mi accarezzava sulla schiena dolcemente mentre continuava a parlarmi come fece poco prima. Era molto grande credo. Aveva un viso stancato dal tempo, e dei capelli bianchi che glielo incorniciavano. Aveva delle mani grandi, grinzose ma delicate, che sentivo passarmi sulla groppa.

Non sapevo il suo nome, ma da quel giorno per me era 'Nonno'.

Parlavano tra loro umani, e capii che il dottore disse al Nonno, che mi aveva salvato la vita.

Se non fosse passato in quel punto dove mi trovò, probabilmente ora non sarei qui a raccontarvi la mia storia.

Mi guardò dolcemente, ed io ricambia il suo sguardo.

Gli ero profondamente grato.

All'improvviso pensai a Buc ed alla mamma. Che pena gli stavo dando non facendomi trovare.

Ero stato disubbidiente, ed ora non sapevo come poter tornare indietro.

Mi usci' una lacrima pensando a loro.

Se soffocavo la mia intraprendenza quella mattina, in quel momento ero ancora con loro, e avevo evitato di rischiare anche la mia vita.

Richiusi gli occhi per la tristezza e cercai avvilito, di dormire ancora.

PROFUMO DI CIELO E PANNADove le storie prendono vita. Scoprilo ora