Atto 2

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Keila non capiva quello che stesse dicendo. Il ragazzo di fronte a lei indietreggiò fino a colpire un albero. La fisso' per un po', poi quell'espressione di terrore si trasformò in un'espressione di preoccupazione. Distolse lo sguardo dai suoi occhi e la squadrò da capo a piedi. I lunghi capelli nero corvino erano raccolti in una coda confusa, il vestito lungo bianco e rigido che portava era bruciacchiato agli orli della gonna e le lunghe maniche a penzoloni anch'esse bruciate lasciavano intravedere gli interni mezzi strappati e sporchi. Il tutto accompagnato da qualche macchia di sangue qua e la. I piedi privi di calzatura erano pieni di graffi e lividi per non parlare dello sporco. Le mani ancora bloccate dietro le spalle erano quasi paralizzate a furia di stare il quella posizione. Il viso era stanco e sporco. Sembrava una schiava in fuga. <<Hai bisogno di aiuto. Vieni con me.>> Il ragazzo biondo le mise le braccia intorno alle spalle e l'aiuto' a camminare. Uscirono dalla foresta fino a ritrovarsi in un piccolo villaggio. Davanti a lei c'erano gruppi di persone che parlavano e ridevano intorno ad una semplice fontana di pietra. Dietro di loro si estendevano 3 o 4 sentieri circondati da edifici di pietra e piccole case da cui provenivano risate e voci scomposte. Sembrava pieno di vita. Completamente opposto a l'ultima scena che aveva visto nel suo villaggio. Ancor prima che li notassero si udì il rintocco di campane in lontananza, seguite da una voce. Proveniva da una chiese in fondo al sentiero centrale di fronte a lei. Non riusciva a vederla chiaramente ma era un imponente edificio di pietra con arcate che ne seguivano i contorni, proprio sopra il grande portone di legno. Proprio sotto il campanile vi era una piccola balconata e riusciva ad intravedere una figura scura affacciarsisi. La sua voce risuonava per tutto il villaggio per quanto lontana. Era roca ma cupa:<<Gente del villaggio, cittadini della città senza nome. Ho una richiesta da farvi. Mi duole dire che devo dare il via ad una sorta di "caccia all'uomo".>> La voce si interruppe per qualche secondo, suscitando espressioni di stupore e confusione tra tutta la gente. Poi riprese. <<Una donna...una donna che porta il segno del demonio. Occhi del colore del sangue più vivo. E' in fuga da un villaggio non molto lontano da qui. State molto attenti. Ho bisogno che la troviate. Per la sicurezza di tutti.>> Keila rabbrividi'. Guardò il ragazzo accanto a lei che la sorreggeva e guardava fisso nella direzione della chiesa. La gente davanti a le era sgomenta e spaventanta. Voci su voci cominciarono a diffondersi tra la folla. Ma l'uomo della chiesa riprese a parlare.<< Ovviamente ci sarà una lauta ricompensa per chi riuscira' a consegnarmela. Vi chiedo soltanto una cosa. Portatemela viva.>> detto questo la figura svanì dietro una porticina non molto alta. <<Hai sentito Gabriel? Che vuoi fare?>>...<<Come cosa? Voglio quella ricompensa>>. <<Che ne dici?>>....<<Ci sto?!>>. << Ho paura. I nostri figli saranno al sicuro con quell'essere in giro?>>. Keila cominciò a sentire diversi spezzoni di conversazione provenire dalle persone davanti a lei. A quanto pare erano cosi presi dall'annuncio da non notarli nemmeno. Il ragazzo la guardò per un attimo, mentre lei volgeva lo sguardo alla strada di terriccio sotto i suoi piedi fangosi. <<Aspettami qui. Torno subito, non muoverti.>> Il ragazzo si allontanò sparendo tra la folla. Mentre lo aspettava continuava ad ascoltare le voci della gente. <<Ricompensa...demonio...>>...<<La prenderò! Viva o morta!>>...<<Hei calmati Steve, hai sentito cosa ha detto Dagon, la vuole viva?>>....<<Denaro! Potrò rimettere a nuovo il mio negozio!>>. Non riusciva a credere a quello che aveva sentito. Era confusa. Continuò a scrutare la folla. Finchè non scorse una figura famigliare. <<Eccomi.>> Era lo sconosciuto di poco fa.Aveva con se una mantella scura. Gliela mise sulle spalle e le abbassò il cappuccio sulla testa; abbastanza da coprirle almeno gli occhi e da fare ombra sulla parte bassa del viso più sporca e ferita.>> La cinse di nuovo per le spalle e la trascinò tra la folla cercando di attirare il meno possibile l'attenzione. Presero il sentiero più a destra. Quasi alla fine della stradina di sassi si fermarono di fronte ad una casetta non molto grande in pietra grigia. Delle piccole scalette portavano ad una porta di legno. Keila notò che sembrava abbastanza vecchia dai pezzetti di pietra mancanti qua e là. E dalle tegole del tetto sporche e scure, in contrasto con le poche più chiare da un lato e l'altro. La piccola finestrella sul muro subito a sinistra era aperta. Ma non riusciva ad intravedere l'interno. Il ragazzo l'aiuto' a salire le scale di pietra. Dopodiché bussò alla porta. << Sara, sono io, apriami.>> D'un tratto la porta si aprì e sulla soglia comparse una ragazza non molto più bassa di lei. Dai capelli castano chiaro e gli occhi neri.

Sembrava poco più piccola di lei. Aveva un'espressione preoccupata che le adornava il volto dalla pelle chiara. <<E lei...chi è?>>. <<Fammi entrare. Ti spiegherò tutto dopo.>> Il ragazzo la fece sedere su una piccola poltrona dai motivi astratti. Appena entrata si era ritrovata in un salone non molto grande. Con un paio di poltrone sotto la finestrella e all'angolo davanti a lei un lungo tavolo di legno con delle sedie. Al centro un piccolo vaso con al centro un giglio. Di lato un caminetto di pietra con della legna bruciacchiata all'interno e qualche residuo di cenere qua e la. Accanto una porta ad arco da cui si intravedeva un corridoio corto e stretto. <<Allora? Vuoi darmi una spiegazione?>>...<<Sara...ti ricordi...la storia che ci raccontava sempre la mamma da piccoli? Quella della bambina nata dall'unione tra un demone ed una strega che appena nata venne abbandonata e ritrovata da un pastore...>>...<<Si conosco la storia, ma che centra adesso? >>...<<Aspetta. Nostra madre ce l'ha sempre raccontata come favola, come una sorta di dimostrazione di un'amore cosi innaturale da dare alla luce qualcosa di più potente del bene e del male...be...credo non fosse solo una storia.>> ...<<Ma che stai dicendo? Era una stupida favoletta. Una strega non si unirebbe mai ad un demone.>>...<<Credimi...prima lo pensavo anche io...almeno fino a poco fa.>> Keila d'un tratto interruppe le loro conversazioni. <<Scusate...>> Scostò la testa cosi da far cadere il cappuccio e lasciar intravedere il viso. <<Non...capisco...chi siete voi...dove sono finita...>> I due la guardarono per un secondo. <<Ah...giusto...io sono Nicolas, e lei è mia sorella minore Sara. Siamo due maghi.>>

IL COLORE DEL DIAVOLODove le storie prendono vita. Scoprilo ora