Atto 3

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<<Cosa...voi...>> Keila era sorpresa. Non perche' non credesse alla loro esistenza, visto che anche lei era una strega, ma visto che maghi e streghe erano una specie rara. Non se ne vedevano molte , o meglio, non ne esistevano più molte ormai. Lei era sempre cresciuta ed era sempre rimasta nello stesso posto. Il nonno l'aveva cresciuta da sempre, visto che i suoi genitori erano morti. O almeno questo era tutto ciò che sapeva. Suo nonno le aveva spiegato qualcosa sui suoi poteri; manifestati sin dalla prima infanzia. Suo nonno le aveva spiegato che la magia era un dono che le avevano fatto i suoi genitori e lei doveva andarne fiera. Almeno in parte. Quando era piccola le aveva spiegato che questa non era ne buona ne cattiva, ma Magia punto e basta, ma di sicuro l'uso che se ne fa può portare grandi benefici oppure causare veri disastri. Restava il fatto che non aveva mai capito bene i suoi poteri. E da piccola questo la spaventava. La prima volta che ne fece uso fu all'età di 5 anni. Stava giocando nel bosco accanto al villaggio quando si trovò di fronte una scena non molto adatta ad una bambina. Un cervo era steso davanti a lei con il ventre squarciato, e migliaia di insetti all'interno. Corse via piangendo, finche non inciampò in un ramo e cadde ferendosi il ginocchio. Iniziò a piangere ancora più forte. E si fermò solo quando sentì un odore strano provenire alle sue spalle. Si voltò con il viso gonfio dalle lacrime e vide che un cerchio di fiamme aveva avvolto il cadavere dell'animale. L'erba avvolta dalle fiamme bruciava. E l'odoro di fumo si stava espandendo. Si rialzò, e riprese a correre. Però più si allontanava più la puzza di fumo aumentava. Si voltò di nuovo e si accorse che il cerchio si era allargato verso l'esterno. Riprese ancora a correre, finche qualcosa non la fermò. Era suo nonno alla disperata ricerca della nipotina. La strinse tra le braccia consolandola. Non appena si calmò incredibilmente anche le fiamme si spensero e tutto ciò che rimase alle , loro spalle fu un cerchio di erba nera come la pece ed un odore cosi intenso da invaderle le narici fino alla gola quasi a soffocarla. Il giorno dopo, non appena si fu ripresa il nonno le parlò di quello che era accaduto anche se brevemente. Cercò di spiegarle che quello che possedeva era qualcosa di bellissimo e di speciale, ma che non doveva parlarne con gli altri perché quel qualcosa non lo possedevano tutti. Perciò lei era una bambina speciale. Cercò di farle capire che non doveva piangere. Che doveva essere una bambina forte, più degli altri, perché altrimenti quel potere si sarebbe manifestato. Ma inutile dire che per una bambina di quell'età non è una cosa facile da capire. E le situazioni di rischio furono tante. Almeno finchè non crebbe e crescendo imparò a controllarsi. Capendo che il potere derivava dalle proprie emozione e che avrebbe fatto meglio a stare calma per quanto fosse una ragazzina testarda e permalosa. Molte volte anche a scuola rischiò di dare fuoco ai compagni, per non parlare degli edifici. E fin quando non compì 18 anni non riuscì mai davvero a controllarsi. Il nonno le spiego' anche che era quella l'età in il potere della strega si assesta. Il caso voleva che quel giorno ci fosse anche la festa di paese per l'anniversario della sua fondazione. Fu proprio lì, in quello stesso giorno che conobbe lui. Era un ragazzo bruno i cui capelli ricadevano sulle spalle larghe, dagli occhi scuri come la notte ed alto poco più di lei, indossava un semplice paio di pantaloni beige, una maglietta bianca ed un semplice soprabito nero non molto lungo e degli stivaletti bassi. Lo notò tra un gruppo di ragazzi del paese che, seduto al tavolo di una taverna rideva sorseggiando un boccale di birra. Non capi perche' proprio lui tra tutti attirò la sua attenzione. Ma accadde. Rimase per un pò a spiarlo da lontano, mentre parlava con alcune vicine nella speranza di non farsi notare troppo. Dopo un attimo di distrazione si accorse che non era più seduto a quel tavolo. Corse verso la taverna sperando che fosse li da qualche parte. Quando sbatte contro qualcosa e si sentì afferrare un braccio come per impedirle di cadere. Alzò gli occhi e lo vide. Il ragazzo di prima era davanti a lei. Si sentì le guance bruciare leggermente, come se avesse la febbre. <<Ciao...>> Aveva una voce calda e dolce. La fissava nei suoi occhi verde smeraldo quando accennò un sorriso beffardo. <<Mi stavi per caso fissando?>> Keila scattò abbassando il braccio destro di colpo costringendo il ragazzo a mollare la presa. <<No!>>...<<Tranquilla ahah non volevo metterti in imbarazzo.>> Il sorriso beffardo si trasformò in uno dolce. <<Sono Daniel, e tu sei...?>>...<<Keila!....Mi chiamo Kelia>>....<<Bel nome!>>. Quello fu l'inizio del periodo più bello di Keila. Cominciarono a vedersi, sempre più spesso. Più passava il tempo più lei se ne innamorava. Ben presto scopri' con gioia che era il nipote di un amico di vecchia data del nonno. E questo la rese ancora più felice. Non aveva mai pensato che sarebbe arrivata a vivere qualcosa di cosi intenso. A furia di leggere libri si era fatta un'idea su cosa potesse essere quel sentimento chiamato amore. Che lei però fino a quel momento non aveva mai provato. Lo considerava una "Magia" che avrebbe voluto imparare. Almeno sarebbe stato buono; più di quel suo potere che nonostante il nonno le dicesse che non era malvagio; perché nessun potere lo è davvero. Lei lo credeva negativo visto che fin ora era servito soltanto a combinare disastri. Avrebbe voluto usarlo per qualcosa di buono un giorno...magari per proteggere qualcuno. Per quanto vivendo sola con il nonno e chiusa in se stessa per paura di rivelare il suo potere non aveva avuto modo di farsi degli amici quindi non aveva molto da proteggere. Ma conosciuto Daniel trovò quel che cercava. Non gli rivelò mai chi era ma questo non significa che non lo scoprì lo stesso. Andava tutto ben, fin quando un giorno non accadde l'impensabile. Il villaggio venne attaccato. Uomini e bambini vennero uccisi senza alcuna pietà, mentre le donne vennero catturate e legate con degli strani bracciali di ferro. Un gruppo di uomini mascherati iniziarono a setacciare le case una dopo l'altra in cerca di qualcosa. Giunsero in quella piccola casetta che ospitava Keila e suo nonno. Buttarono giu la porta gridando qualcosa del tipo: E' qui? Dov'è la figlia del demonio?>>. Keila decise che quello era il momento di fare qualcosa. Poteva usare il suo potere per proteggere la sua famiglia. Allungò le mani<<Brucia!>>. In un secondo i vestiti scuri dell'uomo di fronte a lei presero fuoco. Gli occhi di Keila trasmettevano un odio incredibile. D'un tratto sentì un grido basso e roco. Si voltò e vide suo nonno accasciato a terra mentre un uomo dietro lui sfilava un pugnale d'argento dal suo petto. <<No!>> .Bastò quel momento di distrazione perché un altro di loro le cinse le braccia dietro la schiena e le mise il bracciale ai polsi. Senza che potesse neanche gridare la presero e la trascinarono fuori poco distante dalla piazza. Quello che prima era un luogo allegro era diventato lo scenario più orribile che aveva mai visto. Cadaveri erano sparsi ovunque. Corpi di gente che conosceva, con cui era cresciuta. Il fievole vento che soffiava quella notte portava con se l'odore forte e pungente di sangue. <<Chi siete? Perche' fate questo?>> Nessuno di loro rispose. D'un tratto uno dei tre che l'avevano catturata finì a terra in un lago di sangue. Dietro di lui apparve Daniel. Indossava gli stessi abiti del giorno in cui si erano conosciuti. Ma stavolta i pantaloni erano sporchi. E sul soprabito sbottonato, proprio al centro una macchia di sangue non molto grande. La guardò terrorizzato e tale sguardo venne ricambiato da lei. <<Stai bene?>>...<<D-Daniel...cosa...>>. Non riusciva a parlare. Era successo tutto troppo in fretta. Daniel le si avvicinò in un attimo, ma non fece a tempo a chinarsi sulla ragazza inginocchiata davanti a lei che subito qualcosa lo colpì alla nuca. <<NO!!!>>. Non riusciva a respirare. Aveva paura. Non tanto per lei quanto per l'uomo che amava. Svenuto davanti ai suoi occhi. O almeno sperava fosse solo svenuto. Uno degli uomini prese Daniel e lo allontanò, gettandolo al gruppetto dei rinforzi dietro di lui. Keila voleva usare i suoi poteri ma aveva le mani bloccate. Non poteva fare niente. Era inutile. Fin quando si ricordò di quella volta da bambina. Il suo potere...che col tempo aveva imparato a controllare con le sue mani poteva ancora usarlo. Iniziò a lasciarsi andare. Pianse tutto il dolore che aveva dentro. E come voleva accadde. Un mare di fiamme invase il villaggio. Tutto bruciava. Compresi i corpi intorno a lei. In quel momento Daniel aprì gli occhi. Fissò negli occhi Keila che accennava un sorriso di sollievo vedendo che era ancora vivo. Però lo sguardo di Daniel non era in alcun modo di sollievo...era di terrore. Come non lo aveva mai visto. <<Occhi....rossi...>> Sussurrò. Keila non capiva. Subito dopo l'uomo alla destra di Daniel lo colpì con un pugno e questo perse di nuovo i sensi. Keila riprese a piangere. Continuava a fissare quella scena. L'uomo che amava venir torturato. E quegli uomini...dalle maschere dalle sembianze di mostri e gli abiti neri ridevano. Mentre sotto di loro si estendeva una macchia di sangue accumulatosi goccia dopo goccia mentre l'uomo bruno veniva usato come punta spilli dalle lame dei coltelli d'argento di quegli uomini. Keila urlava il nome dell'amore della sua vita; tanto che pian piano la voce le stava diventando sempre più roca fino a svanire.Quando sentì qualcosa che si faceva strada dentro di lei. Non sapeva cosa fosse. Ma iniziava a sentire le sue dita formicolare e la sua gola bruciare. Doveva urlare. Doveva far uscire quella sorta di "potere" che sentiva. Ci fu un attimo di silenzio. Subito seguito da un urlo agghiacciante. Tutto si fermò. Gli uomini lasciarono cadere i pugnali per coprirsi le orecchie. E quello che dietro di lei nel frattempo l'aveva ripresa e la teneva ferma mollo' la presa per fare attrettanto. Quando l' urlo si spense gli uomini si guardarono per un attimo, presero Daniel che aveva perso i sensi e lo trascinano via. L'uomo alle sue spalle la guardo' per un secondo accennando un sorriso e poi raggiunse gli altri. E cosi giunse al presente. << Noi siamo maghi, si. Ma ti spiegheremo tutto dopo, adesso dobbiamo liberarti e curare ,le tue ferite.>>Disse Nicolas con un sorriso.

IL COLORE DEL DIAVOLODove le storie prendono vita. Scoprilo ora