Motivi

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Scusate il ritardo!

Andare qualche giorno a trovare Renée si rivelò una scelta saggia. In primo luogo avrebbe tenuto Bella lontana da Forks quel tanto che sarebbe bastato per prendere Victoria; poi diede a Edward interessanti spunti di riflessione sulla loro storia. Non voleva che Bella sapesse della visione di Alice perché si sarebbe preoccupata per nulla. I Cullen avrebbero badato alla situazione e risolto il problema e Bella non ne avrebbe mai saputo nulla. Un piano perfetto, insomma.

Renée era una persona davvero singolare. Nulla a che fare con Charlie. Era divertente ascoltare i suoi pensieri perché riusciva a strappargli un sorriso ogni volta. E poi era più sagace di Charlie. Nel momento in cui li aveva visti insieme aveva capito che il legame fra loro era più forte di una semplice cottarella. Ma ne era anche preoccupata, ovviamente. Ciò che temeva maggiormente era il fatto che Bella perdesse se stessa, che diventasse una cosa sola con Edward a tal punto da non vivere più come Bella ma come "la fidanzata di Edward". Il vampiro capiva i motivi di preoccupazione ma era convinto che fossero infondati. Forse nessuno conosceva quella ragazza come lui: pensavano fosse più debole di quanto fosse realmente.

Quei tre giorni volarono in breve tempo, durante il quale Edward faticò non poco a trovare scuse per non uscire di casa col sole. Alla fine scelse una grave forma di dermatite, una sensibilità ai raggi solari tale da costringerlo all'ombra nonostante le splendide giornate. Non fu difficile convincere Renée anche se nei suoi pensieri Edward trovò diverse domande e dubbi.

Tornare a Forks fu per lui un sollievo ma non per Bella. Anche se non poteva leggerle nel pensiero capiva quanto la lontananza con la madre la facesse soffrire. Il loro rapporto era così unico che il vampiro comprese quanta forza aveva avuto Bella nel lasciare sua madre e vivere a Forks. Scelta che, ovviamente, per lui era diventata importante.

Non appena furono a casa, Charlie implorò la figlia di chiamare Jacob che, a detta del Capo, non aveva smesso di telefonare ogni cinque minuti. Edward era irritato dalla pesante presenza di quel cane nella loro relazione ma se Bella era felice di averlo attorno lui non avrebbe fatto nulla per contrariarla. A parte farli incontrare. Quando il telefono squillò nuovamente, Bella corse a rispondere. La conversazione durò poco e quando terminò la ragazza sembrava avere più domande che risposte.

"Cosa voleva?", domandò Edward.

"Non ho capito... Ha detto solo che voleva sentire la mia voce e voleva sapere se domani sarò a scuola". Il vampiro sbuffò. Era chiaro che fosse solo una scusa per capire se Bella fosse ancora umana. Il fatto di essere sparita in sua compagnia per tre giorni aveva svegliato il sospetto dei lupi e Jacob voleva rincuorarsi.

"Solo tu puoi capire cosa intendesse davvero", le disse Edward sperando di accenderle una lampadina. E così fu.

"Voleva capire se sono ancora umana", ammise, amara. Probabilmente la rattristava il fatto che Jacob non avrebbe mai accettato la sua trasformazione, ma Edward cercò di non pensare troppo al legame fra lei e il cane.

***

"Se ti chiedessi di fare una cosa la faresti?", domandò Edward a Bella quando fermò la macchina nel parcheggio della scuola.

"Dipende", rispose.

"Temevo mi dicessi così". Sapeva che lei non avrebbe assecondato la sua richiesta, almeno non dopo averne compreso il motivo.

"Cosa vuoi che faccia, Edward?"

"Voglio che resti in macchina". Il vampiro cercò di non trovare con lo sguardo colui che già aveva avvertito con l'odore. Jacob era là, davanti all'ingresso e aspettava Bella. Dopo qualche istante, anche Bella lo notò. Non che fosse difficile farlo: alto com'era spiccava sulla folla di studenti come una quercia in un campo di grano. Ma cosa davano da mangiare ai Quileute?

"Ti sei sbagliata ieri sera", disse Edward. "Non voleva sapere se oggi ci saresti stata a scuola per parlare con te, ma per parlare con me. Voleva un posto sicuro e pieno di testimoni".

Entrambi s'incamminarono verso Jacob che li attendeva. Ciò che Edward lesse nella sua mente non lo rincuorò affatto, eppure sperò che il cane si tenesse per sé i problemi.

"Avresti potuto chiamarci", gli disse Edward, duro.

"Non ci sono sanguisughe sulla mia rubrica".

"Mi avresti trovato a casa di Bella, lo sai". Stronzo, pensò Jacob.

Seguirono alcuni secondi di silenzio. Poi Edward parlò di nuovo.

"So già cosa sei venuto a dire. Messaggio ricevuto. Consideraci avvisati".

"Di cosa state parlando?", domandò Bella.

"Non gliel'hai detto?", ruggì Jacob. "Che c'è avevi paura che si schierasse con noi?"

"Piantala, Jacob", asserì Edward. Non voleva che quel cane parlasse un secondo di più.

"Perché?", lo sfidò Jacob. Poi, rivolto a Bella disse quello che Edward avrebbe voluto non venisse detto. "Non ti ha raccontato che il suo grande... "fratello" ha passato il confine sabato sera?"

Lo sguardo di Jacob scintillò per qualche istante. Potevamo farlo a pezzi! Pensò. "Paul era nel pieno diritto di..."

"Era terra di nessuno", sibilò Edward.

"No!"

"Che cosa è successo?", domandò a voce alta Bella.

"Nulla, non farti prendere dall'ansia", disse Edward tranquillo.

"Ecco perché l'hai portata via", disse Jacob. "Per non farle sapere che..."

"Ora vattene!". In quel momento Edward parlò come il mostro che era. Anche Jacob se ne rese conto e in modo impercettibile agli occhi umani s'irrigidì.

Bella rimase in silenzio a pensare. Edward sapeva che la ragazza sarebbe giunta alla verità. Lo faceva sempre. Era in grado di mettere insieme i pezzi del puzzle senza che nessuno la aiutasse. E così fu.

"È tornata a cercarmi", disse flebile. Edward l'abbracciò, cercando di tranquillizzarla.

"Va tutto bene. Non le permetterò mai di avvicinarsi, non preoccuparti". Con i suoi occhi, Edward trafisse Jacob.

"Ti basta come risposta alla tua domanda, randagio?"

"Bella ha il diritto di sapere. È la sua vita ed è più forte di quanto credi. Ne ha passate di peggiori", disse Jacob. In qualche istante, la mente del vampiro venne invasa da immagini di Bella sofferente. Jacob lo caricò di tutto il dolore che la ragazza aveva superato assieme a lui ed Edward si sentì terribilmente in colpa.

"Cosa gli stai facendo?", domandò preoccupata Bella.

"Nulla. È solo che Jacob ha una buona memoria". Era difficile per lui sopportare la vista di Bella in quelle condizioni. E lo era ancora di più vedere Bella fra le braccia di Jacob che sorrideva. Se da una parte avrebbe voluto vedere Bella felice, dall'altra sapere che era stato quel randagio a renderla tale lo imbestialiva. Non aveva mai provato così tanta gelosia e rabbia tutte insieme. La sua Bella!

"Ora dobbiamo andare", disse Edward per terminare quella tortura.

"Ehi Bella! Vieni a trovarmi quando avrai voglia di vivere la vita". Sul volto di Jacob dipinse un sorriso amaro. Vedere Bella così protettiva e attaccata al vampiro lo rendeva fragile e cercava di nasconderlo agli occhi di Bella. Ma non sfuggì a Edward. Lui capiva quanta gelosia ci fosse in Jacob e lo comprendeva. Non doveva essere facile vedere il proprio fallimento così come per lui non era facile sapere che Bella era stata felice accanto a Jacob. Ma entrambi avrebbero dovuto rassegnarsi al fatto che rappresentavano un capitolo importante nella vita di Bella. Anzi, Jacob era stato un capitolo... Edward si sentiva il libro intero!




Edward's EclipseDove le storie prendono vita. Scoprilo ora