Più tardi, nel pomeriggio, rimasi a fissare il quadro nella camera in cui avevo dormito. Aveva qualcosa di poetico, fantastico, e mi incuriosì a tal punto che chiesi alla donna informazioni su quell'opera.
"Il quadro" rispose lei. "Sa, quel quadro l'ho dipinto io. Non sapevamo come intitolarlo e così... Olio su tela."
Rimasi felicemente colpito da quel fatto e mi complimentai svariate volte. La signora, il giorno prima, mi aveva parlato della sua professione: era un'insegnate di storia dell'arte, dovevo aspettarmi che fosse anche in grado di dipingere così bene.
"Ieri sera, prima di coricarmi, l'ho osservato molto attentamente. Non sa quanta invidia abbia provato verso quei due amanti" confessai.
La donna sorrise. "Fu una giornata memorabile, quella" disse, guardando verso l'alto con lo sguardo perso. "Eravamo in Costa Azzurra e, forse propiziati dalla meravigliosa atmosfera, ci eravamo giurati amore eterno. Forse eravamo stupidi, eppure ne sono sicura: eravamo innamorati".
Mi prese per mano e mi condusse in camera, guardammo insieme il quadro in silenzioso rispetto. Quel dipinto, per lei, era come la lapide di suo marito.
D'un tratto, riprese a raccontare.
"Le onde del mare sembravano braccia che volessero raggiungerci, e ogni tanto ci riuscivano. Ci bagnavano i piedi, ma a noi non importava, anzi, era piacevole. Ricordo, mano nella mano ci fermammo a guardare il tramonto e tutto era perfetto. Marcus mi amava, io amavo lui. Avrei fatto qualsiasi cosa per renderlo felice, e giuro, giuro che mi impegnai al massimo perché lui potesse esserlo. Volevo essere il motivo della sua felicità, volevo che non gli mancasse nulla, è forse sbagliato?" chiese, ma era una domanda retorica, così rimasi in silenzio.
"E poi, anni dopo - disse - capii che non mi amava più, che avevo vissuto forse invano, che avevo dimenticato d'esistere, che avevo sacrificato la mia stessa vita per renderlo felice. La mia persona era stata interamente annullata per lui, Marcus. Marcus. La mia vita, il mio globo, il mio universo, mentre io per lui non ero che sua moglie.
Cercai anche di dargli un figlio, sa? Un figlio, pensai, avrebbe cambiato tutto, saremmo stati ancora felici, insieme, le cose sarebbero tornate come prima. Ogni problema si sarebbe risolto, pensai.
Invece no. Riuscii a rimanere incinta, ma persi il bambino al quarto mese di gravidanza e, come se non bastasse, da quel giorno non posso più avere figli. Bella fortuna, no? Ero riuscita a trovare una sorta di utilità in me, qualcosa che mi permettesse di non disprezzare me stessa. Ma alla natura non interessa tutto ciò, così me la portò via. Non avevo nessuno con cui prendermela, non ero abbastanza per Marcus, e non lo sarei mai stata".
Rimasi sconcertato dalle parole della signora, le donne non erano mai state il mio forte, non avevo idea di cosa rispondere. Cercai le parole adatte, ma non le trovai, così l'abbracciai. Ero quasi certo che di lì a poco avrebbe pianto, invece no, non versò neanche una lacrima, vidi solo molta delusione e dolore nei suoi occhi.
"La camera in cui è morto suo marito - dissi - è esattamente identica a questa. Sono sicuro che ci sia una connessione"
La donna mi guardò curiosa. "Mi sta dicendo che... Insomma, crede forse che Marcus volesse sentirsi in un certo senso a casa in quel momento?"
"Potrebbe essere così, chi lo sa? Non lo sapremo mai, signora" risposi.
"Voglio credere che sia così, dottore, ne ho bisogno" disse la donna guardandomi negli occhi.
Rimasi in silenzio qualche istante, poi affermai sicuro: "Sa, ripensandoci, credo proprio che suo marito volesse sentirsi a casa, signora Sienna".
"Crede?" rispose lei, sorridendo bonariamente. "Già, lo penso anche io" aggiunse.
Ridemmo insieme, il suo viso mi apparve più rilassato, gli angoli della sua bocca erano rivolti verso l'alto e andava bene così.
"Signora - dissi guardandola - lei e suo marito avete avuto una bella storia d'amore, anche se nel finale vi ha portato sofferenze. Il tempo corre più forte dei nostri sentimenti, non si abbatta e non si fermi mai, faccia tesoro di tutto ciò che ha e di ciò che le è rimasto del suo passato. Lei è fortunata da avere storie così belle da raccontare a qualcuno".
La signora Sienna mi guardò dritto negli occhi. Aveva capito. Aveva capito che io avrei dato tutto per avere ricordi simili nei cassetti del mio passato. Sorrise.
"Dottore, sono sicura che anche lei, dopo questa permanenza a Londra, avrà qualche bel ricordo da incorniciare nella sua memoria, sa?"
E mi bastò quella frase, pronunciata con quel sorriso sulle labbra, per capire che il sogno della notte precedente non era stato affatto un sogno.
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Olio su tela
Fiksi UmumNel mezzo di una notte, un dottore della campagna francese viene svegliato per visitare un uomo in fin di vita. Il malato, prima di morire, vuole raccontare al medico gli ultimi mesi della sua esistenza ed affidargli un compito importante: recapitar...
