35.Passato

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:"Ehii...non sei costretta a parlarmene." mi dice Cam vedendomi esitare.
:"No. Voglio farlo." :"Va bene." dice stringendomi la mano.
:" Vedi,la mia vita alle medie e alle superiori non é stata per niente facile.
Dopo la morte di mio padre capii che mi dovevo fare forza e cercare di diventare una persona migliore.
Solo così sarei riuscita a crearmi un futuro siccome non potevo fare affidamento su mia madre che tornava ogni sera più ubriaca.
Iniziai a studiare come una disperata, non mi fermavo un attimo.
Diventai perfino peggio di Leopardi.
A scuola d'altronde la competizione era troppo alta, nessun amico e troppi nemici.
La tensione era troppo alta, non ce la facevo più, ma fino alla fine delle medie ho tenuto duro nonostante il continuo appellativo di "secchiona."
Alle superiori è diventato tutto ancora più difficile. Le persone erano più spietate, non credevo possibile l'esistenza di tanta cattiveria a questo mondo. Una persona però mi ferì particolarmente.
Il suo nome era -o meglio- è Dylan.
Era il mio unico amico -mi scende una lacrima-, forse per me era più di un amico, ma ero felice della nostra amicizia e non volevo distruggere tutto.
Insieme facevamo di tutto.
Era diventato parte di me, senza di lui era come se un pezzo del puzzle mancasse. Ma un giorno mi tradì.
Come ogni mattina alle 7:50 passava a prendermi per andare a scuola insieme,ma quella mattina non venne.
Aspettai fino alle 8:30, ma poi me ne andai.
Entrai in classe con un'ora di ritardo e
lui era lì seduto, mentre rideva e scherzava con i miei nemici, gli esseri umani.
Entrai nell'aula e mi sedetti al mio solito posto. Lui continuava a ridere con gli altri, incurante della mia presenza.
Finita la lezione mi avvicinai per avere spiegazioni.
:"Dylan vieni un attimo." gli dissi -le lacrime continuano a scendere e Cam mi stringe più forte la mano.- :"Oh guardate qua! La secchiona vuole parlarmi!" :" Dylan ma cosa dici?" gli chiesi con voce tremante, con la speranza che quello fosse solo un incubo. :"Aah che rottura di palle. Vengo stupida secchiona." Iniziai a piangere e non so con quale forza gli dissi:" Non preoccuparti, resta qui con i tuoi nuovi amici." Me ne andai e da quel giorno non ci parlammo più.
Dopo scuola tornai a casa, mamma non c'era.
Ero stanca, stanca di tutto, stanca di vivere in quel mondo non adatto a persone deboli come me. Ero scossa non capivo quello che stavo facendo.
Mi incamminai verso il cassetto della cucina e presi un coltello.
Inizia a tagliarmi sulle braccia. Sentivo dolore, ma quel dolore non era più forte di quello che il mio cuore infranto provava in quel momento. Continuai finché non mi resi conto che stavo facendo una cazzata. Mi asciugai le lacrime, posai il coltello e mi curai le ferite. Aprii i libri e cercai di studiare, ma non ci riuscivo ero troppo scossa è arrabbiata con me stessa. Vedi quello non fu solo il giorno del mio più grande errore ma, fu anche il giorno in cui capii che forse non ero io quella sbagliata, forse erano gli altri,che insoddisfatti della loro vita trovavano divertente criticare la mia, senza conoscere il mio passato, senza conoscere ME. Non ricordo se te l'ho detto, ma comunque questo episodio è accaduto a febbraio, in quinto superiore. Gli ultimi quattro mesi furono i più belli. Vivevo libera. Non mi interessava più cosa dicevano quelle "persone" se così possiamo definirle. Dylan provò alcune volte a parlare con me, ma non glielo permisi, nonostante mi mancasse moltissimo.
E...questo è tutto, spero che tu mi ama ancora, nonostante il mio oscuro passato." :"Piccola, come potrei non amarti? Non devi vergognarti delle tue azioni passate, non con me. Hai fatto una sciocchezza è vero, ma hai capito di aver sbagliato e cosa più importante hai capito che erano gli altri ad essere "sbagliati" e non di certo tu. La verità? Ti amo ancora di più." :"Sei la prima persona con la quale ne parlo Cam, ti prego non deludermi." :"Non potrei mai."
Ridendo e scherzando si sono fatte le 20:00 , così dico :" Cam è meglio se vai in camera tua, io vorrei riposare siccome domani dobbiamo svegliarci presto." :"Piccola se vuoi andiamo a dormire ora, ma insieme." :" Vuoi restare in camera mia?" dico accennando un sorriso. :" Si dormiamo insieme, ma ti prometto di tenere le mani apposto." :" Va bene, vado a farmi la doccia." :" Vengo anche io." :" Non se ne parla, aspetta il tuo turno." :" Dai Bea!" :"Cam non ci metto niente a spedirti in camera tua." sbuffa e si stende sul letto aspettando corrucciato il suo turno.
Finite le docce, spegniamo le luci e ci addormentiamo più innamorati di prima.

Bea&Il Ragazzo dagli Occhi Verdi.    Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora