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La luna era pallida e rotonda come l'occhio di un cadavere, la serata limpida e le stelle ammiccavano sul velluto nero del cielo. Il fuoco da bivacco scoppiettava. A terra, sparse un po' ovunque, ossa di pollo e lattine di birra. I ragazzi non erano dei fanatici dell'ambiente. Bastava guardare come avevano ridotto quel piccolo angolo di paradiso. Dormivano rannicchiati nei sacchi a pelo – per chi ne aveva uno – o distesi sulla nuda terra, rintronati dall'alcol e dall'erba. Alcuni dormivano con la propria donna stretta tra le braccia.

Ripper stava pisciando dietro un albero, all'ombra del tronco spesso. Quando venne fuori si sistemò il pacco, tirò su la lampo, si sgranchì le reni e raggiunse la moto parcheggiata poco più in là. Fece scorrere le dita sul serbatoio, seguendo la linea dell'aerografia di un teschio con le ossa incrociate dietro il cranio, quindi montò in sella. La luna si rifletteva sulla vernice all'interno di un'orbita del teschio, riempiendola come un bulbo oculare arrovesciato.

«Vai a farti un giro?»

Ripper si voltò. «Stavo solo pensando.»

«A cosa?» Ryder si avvicinò. «Lo sbirro?»

«Non c'era bisogno di ridurlo in quello stato.»

Un sorrisetto sottile aleggiò sulle labbra di Ryder. «I ragazzi si sono fatti prendere la mano.»

Non aveva partecipato al pestaggio, ma non aveva neanche ordinato ai tre Angels di fermarsi. Ripper aveva una mezza idea che non avesse voluto prendere parte alla cosa solo per evitare una responsabilità diretta, ma era chiaro che Ryder voleva uccidere lo sbirro. Si capiva dal modo in cui serrava i pugni mentre guardava i tre Angels che riducevano la faccia dell'agente in pappa d'avena. L'avevano pestato con tanta violenza da provocargli il distacco di una retina, la rottura di diverse costole e un trauma cranico.

«Adesso li avremo tutti addosso. Ogni maledetto sbirro dello Stato non si darà pace finché non ci vedrà pendere da un ramo», disse Ripper.

«Sta' calmo, ho un piano. Domattina scorteremo i ragazzi alla fattoria. Rimarranno lì finché le acque non si saranno calmate.»

«E noi che facciamo?»

«Cambiamo aria per un po'. Meglio non farsi trovare nei paraggi quando quel porco parlerà. Posto che sia in grado, si capisce.» Ripper rabbrividì al solo pensiero. «Cos'è quella faccia? Non è mica la prima volta che quei porci ci menano grane, ma l'abbiamo sempre sfangata, in un modo o nell'altro.»

Era vero, considerò Ripper, ma di solito gli Angels non andavano in giro ad aprire finestrelle nel cranio degli sbirri. Se quel giorno il poliziotto ci aveva rimesso un occhio e, quasi sicuramente, una fetta considerevole di materia cerebrale era stato in gran parte per un'imprudenza.

Mentre si fissavano alla luce della luna, Ripper ripensò a come Ryder se ne fosse sbattuto, lasciando che i tre Angels portassero lo sbirro a un passo dalla morte. Era come se non gliene fregasse niente del fatto che Creeper, Sonny e Spike si stessero scavando la fossa e ne stessero scavando una più grande per gli Angels. Il club era la sua famiglia e avrebbe fatto qualunque cosa per proteggerlo, ma da qualche tempo qualcosa era cambiato. Ryder era cambiato. Pareva sbattersene degli interessi del club. Bastava vedere come si era comportato quando aveva sorpreso Creeper e compagnia bella a deformare il viso dello sbirro.

«Sapevi che uno di quei geni ha inciso sulla schiena del poliziotto il nome del club?» domandò Ripper.

«Sul serio?» chiese Ryder ghignando.

Si accorse che Ripper lo fissava in cagnesco ma non distolse lo sguardo. Restarono in silenzio per un minuto buono, poi Ryder alzò la testa e rise in viso alla luna.

L'ombra degli AngelsLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora