*Cinque giorni dopo*
«La terra promessa!!» urlai, inginocchiandomi a terra, sotto lo sguardo contrariato di mamma, che posò al mio fianco il trolley.
«Ma dai, smettila» roteò gli occhi al cielo, mentre tornavo a stare in piedi.
Effettivamente non era andata tanto male. Se si omette il fatto che avevo litigato con mio padre la maggior parte del tempo per cose stupide, ad esempio chi aveva lasciato aperto il tubetto del dentifricio, insomma, cose ridicole che lo avevano portato a lavorare probabilmente il doppio rispetto a ciò che faceva solitamente, e aveva costretto me a passare ancora più tempo in facoltà rinchiusa in libreria, visto che Harry era sempre impegnato con i suoi studi e problemi universitari, e perciò tutti i progetti che ci eravamo fatti erano andati tutti in fumo.
«Hai fame?» mi chiese, scendendo le scale ormai in tuta, mentre io ero ancora con il cappotto a leggere i messaggi che mi stava mandando Karen.
«Sono digiuna da giorni» borbottai, seguendola in cucina, già intenta a cercare qualcosa in un frigo che non vedeva anima viva da giorni, ma sicuramente era più pieno di quello di papà, che anche con il mio arrivo si era rifiutato di fare la spesa, preferendo i ristoranti e il cibo a domicilio «Karen chiede se può venire anche lei questa sera» l'affiancai, aiutandola a tagliare alcune zucchine.
«Va bene»
«Credo si unisca anche Gemma» continuai, facendomi da parte per farle mettere le verdure nella padella.
«Per me va bene, mi fa piacere»
«Com'è andata?» cambiai discorso.
«Penso bene, dovrei essere riuscita a convincerli ad unirsi a noi» sorrise, con lo sguardo rivolto all'altra padella per cuocere le uova «Te, invece?» mi diede una veloce occhiata.
«A che ti riferisci?» alzai un sopracciglio, cominciando ad apparecchiare.
«Con tuo padre, come è andata?» specificò, mentre lo sfrigolio delle due padelle riempivano la stanza assieme ai profumi che mi erano francamente mancati.
«Non ci siamo quasi mai visti» sistemai i bicchieri, tornando da lei, per prendere dagli scaffali in alto i piatti.
«Pensavo che sarebbe stata una buona idea farti stare insieme a lui» sospirò.
«E' sempre lo stesso, mamma. Tutto deve essere come dice lui e se non è così impazzisce» la vidi rattristarsi, ero sicura che volesse e desiderasse che io e papà recuperassimo un rapporto almeno di rispetto, ma non fu così «In compenso il Signor Cotton è stato di grande compagnia»
«Chi?» mi guardò non capendo.
«E' il gatto» sorrisi appena un po' «Dopo pranzo andiamo a fare la spesa per stasera?» le chiesi, rubando dalla padella una zucchina ormai cotta.
«Sì»
Ci mettemmo a tavola poco dopo, assaggiando nuovamente del cibo buono e sano, cosa che a casa di mio padre avevo completamente dimenticato.
In fin dei conti, in quei giorni avevo sbagliato anche io con lui. Purtroppo non ero stata capace, ancora una volta, ad esprimere ciò che provavo e parlagliene. Io lo sapevo che era il mio più grande problema, ma senza un aiuto non sapevo come fare, e di nuovo mi trovavo costretta a chiederlo ad Harry. A chiederglielo ufficialmente, perché sapevo perfettamente non sarebbe stato invasivo e sincero finchè non fossi stata io a chiederglielo.
«Ellen! C'è Harry!» mi avvisò dall'entrata di casa.
Corrucciai la fronte, chiudendo l'acqua dopo aver finito di sciacquare il lavandino dopo aver lavato i piatti, raggiungendo entrambi.
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L-o-v-e || Harry Styles
FanfictionSequel of "S-e-x" «E' l'ultima volta» mormorai, raccogliendo a terra gli slip. «Mi passi i boxer?» mi chiese ancora sdraiato sul letto nudo, con le gambe spalancate e tutto rilassato. Li raccolsi da terra tirandoglieli subito dopo, facendolo ridere...
