Mollata...Ma Non Del Tutto

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Ormai ne avevo la certezza, Enrico aveva capito cosa avevo detto, infatti uscì dal locale a passo più veloce del mio e salì in macchina...e partì.
Mi aveva lasciata lí. In una zona che conoscevo poco, a mezzanotte, da sola e con il cellulare scarico. Mi misi a piangere, non piango quasi mai, ma mi aveva colpita, non lo credevo capace di una cosa simile.
Accasciata al muro esterno del locale udii le voci di Dam, Vic, Er Cobbra e Ethan che conversavano, ed involontariamente mi misi ad origliare.

Dam: Vabbuo, se beccamo domani alla solita ora?
Vic: Ma no daje, a notte è giovane ve va de favve n'giro pe locali quà n'torno?
Thom: Se se ce sta se
Ethan: No ragazzi scusatemi, ma questa sera proprio non ho voglia
Thom: A te n'te va mai nun fai testo! Dam?
Dam: No regà, stasera nme pia scusateme
Avrei scommesso le ovaie che avrebbe risposto di sì
Vic: Vabbuo fate come ve pare voi due, namose a rimorchià quarche gnocco e quarche gnocca Cobbra
Thom:Namo va, bella pe voi cadaveri!
Dam&Ethan: Ciao
Stavano venendo da questa parte, ero conciata in un modo che un barbone mi avrebbe allungato delle monetine, avevo il mascara e il kajal sbafato, lo chigon scompigliato, mi si erano macchiati gli stivali e i miei jeans e la mia camicia si erano tutti stropicciati.
Girarono l'angolo
"A Ga!" Esortó Damiano
Si accasció su di me, come aveva fatto per aiutarmi dopo l'incidente.
"Cosa è successo?" Chiese con voce quasi materna Ethan.
"Niente, niente tranquilli" provai a dire con la voce più normale che mi usciva.
"Do sta quell'altra testa de cazzo der ragazzo tuo?" Chiese Dam.
"Eeehm..." Esitai, non volevo dirgli il motivo per cui mi aveva mollata qui. Lui lo capì
"Vabbuo, vabbuo n'fa niente"
Squilló il cellulare di Ethan, che sgranando gli occhi ci disse labialmente che doveva scappare, saltó sulla sua macchina e scappó. Chissà che era successo, ma a distogliermi dalla preoccupazione fu l'urlo di Damiano
"RINCOJONITO LA MAGHINA MIA STA DAR MECCANICO SEMO VENUTI INSIEME COJONEEEE"
ma per Ethan era fisicamente impossibile sentirlo.
"Bene, so commosso, bella mmerda...mo c'avemo n'altra cosa in comune bella, c'hanno mollato a tutti e due a piedi"
"Tu sei pratico con le metro?"
"Sì, si me dici ndo sta casa tua te ce porto, poi alla mia ce so arrivà da qua"
Non lo credevo così gentile.
"Hai i biglietti?"
"I bijetti, e che te pii le metro co i bijetti?"
"Sì, ho qualche spicciolo nella borsa accompagnami da un tabaccaio e compro i biglietti per tutti e due"
"Zi Badrona, la porto subito dar tabbaccaro"
Avevo lasciato la mia pelliccia nella macchina, stavo morendo di freddo, ma fortunatamente Damiano se ne accorse.
"Tiè"
Si levo la sua giacca lunga, che mi ricordava quella di Dracula, e me la mise
"Grazie..."
Si stava morendo di freddo ora, lo vedevo sofferente, e quasi involontariamente mi infilai sotto il suo braccio.
"Ao stamo anna da n'tabbaccaro mica in un motel a scopà"
Disse ridendo, non lo avevo mai visto ridere, era ancora più bello di quanto immaginassi.
"Sto solo cercando di fartici arrivare vivo e non ibernato dal tabbaccaro scemo!"
Rise di nuovo, ma stavolta fu un sorriso più caldo, più dolce, non da predatore com'era. Sotto il suo braccio mi sentivo protetta, al sicuro, come non mi ero mai sentita con Enrico, con di Dam potevo smettere di fare l'alpha della situazione, e la sensazione mi piaceva.
"Arivati"
Entrammo nel tabaccaio, presi i biglietti ma mentre mi stavo voltando per uscire Damiano mi chiese
"Bbona, non c'ho i soldi, n'è che me prenderesti un pacchetto de Camel qualsiasi"
Questa frase mi fece rabbrividire, non volevo che fumasse, ero contro il fumo, dopo la morte di mio padre, ma presa dall'euforia del momento non riuscii a controllarmi.
"Senza dubbio chicco"
Uscimmo dal tabaccaio e raggiunsimo la stazione della metro.
Ci sedemmo ad aspettarla.
"Me passi na sigaretta Gaiè?"
"Non poi fuma qua sotto"
"Io fumo ndo me pare"
"Quando te compri e sigarette da solo fumi ndo te pare, mo ce l'ho io, e fumi quando uscimo"
"Bacchettona"

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