Capitolo 2 - In trappola

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È proprio vero che la violenza ricade sul violento,

e il cacciatore finisce nella trappola che ha preparato per la sua preda.”

Arthur Conan Doyle

Poppy era determinata a sfogliare dal principio alla fine l'annuario dell'ultimo anno di liceo per trovarci Logan e scoprire se il suo cognome le avrebbe riportato alla memoria anche solo il più sbiadito ricordo di quale trascorso avessero avuto. In ogni pagina era presente qualcuno che conosceva, qualcuno che aveva vessato, solo occasionalmente qualcuno che le era stato simpatico. Fu come rivivere tutti gli anni del liceo in una sola mezz'ora e non fu facile fingere di non sapere perché, il giorno delle foto per l'annuario, Bradley Pockett avesse quell'espressione affranta. Poppy era stata senza dubbio una carogna, ma di tanto in tanto si era concessa qualche episodio di correttezza e rispetto verso chi mai le aveva fatto nulla di male. Samanta Remington, invece, aveva fatto qualcosa che andava contro tutti gli ideali e i principi di Poppy e si era sentita in dovere di fargliela pagare cara. L'aveva sorpresa a farsi palpeggiare nello spogliatoio delle ragazze da qualcuno che non era di certo il suo innamoratissimo Bradley. Disgustata, Poppy era corsa da lui e gli aveva confessato ogni dettaglio di ciò che aveva visto ma lui, come era prevedibile, non le credette. Chi poteva credere a qualcuno che seminava vento e faceva della tempesta il proprio ambito bottino? Ingoiò un boccone amaro, ma non si arrabbiò con lui per non essersi fidato di lei. Non poteva biasimarlo e si accontentò di avergli insinuato il dubbio, di avergli fornito le basi per scoprire se fosse vero che la sua dolce e innocente Sammy si facesse sbattere da uno dei suoi migliori amici. Passarono i mesi e Poppy arrivò quasi a dimenticarsi dell'accaduto, quando incontrò Bradley fuori dalla scuola nella quale studiava balli da sala. Aveva a lungo lottato contro sua madre perché non la costringesse a frequentare quei corsi, ma si ritrovò ad ammettere che quell'attività le permetteva di sfogare il suo corrosivo nervosismo. Aveva trovato, soprattutto nel tango, il perfetto compromesso tra l'usare le proprie energie in eccesso in maniere non distruttiva e la possibilità di esprimere e manifestare la propria sensualità. Uscì dalla scuola di ballo con ancora addosso il vestito che aveva usato per la lezione, accaldata, stanca, eppure soddisfatta di se stessa per essere riuscita ad eseguire, oltre alle figure convenzionali, un paio di salti e sollevamenti che il suo maestro aveva definito spettacolari. Si strinse nel cappotto quando notò che dalla sua bocca usciva qualche nuvoletta di fumo e annusò l'aria glaciale tipica dell'inverno newyorchese. Fu in procinto di incamminarsi verso casa, quando qualcuno la afferrò per il braccio. Emise un urletto spaventato, prima di mettere a fuoco chi fosse stato a toccarla. Tirò un lungo sospiro di sollievo e dunque sorrise al suo compagno di scuola.

«Bradley.»

«Avevi ragione.» Attestò, senza lasciare la presa sul braccio di Poppy ma, anzi, stringendo la mano ancora di più. Lei lo guardò e lesse nei suoi occhi la rabbia, il panico, la frustrazione.

«Lo so.» Sussurrò, sogghignando debolmente.

«Perché?»

«Perché lo ha fatto o perché te l'ho detto?»

«Entrambe.»

«Perché non ti ama.» Un coltello non avrebbe potuto ferire di più, ma quella era la verità e Poppy raramente mentiva se non ce ne fosse stato un reale bisogno. Se Bradley le aveva fatto quella domanda era perché voleva sentire una sola risposta.

«Poppy...»

«Chi mi odia ha tutto il diritto di farlo, ho dato loro dei validissimi motivi.» Lo interruppe lei, colta improvvisamente da un moto di rabbia che allontanò il freddo che sentiva dal suo corpo. «Quello che lei ha fatto a te è crudele.»

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