Sono le undici e quarantacinque. Tra un quarto d'ora sarà il mio compleanno. È la prima volta che passerò il 29 marzo lontana dalla mia famiglia, lontana da mia sorella. Domani è anche il suo compleanno.
Forse non festeggiare con lei il nostro compleanno sarà una delle cose che mi mancherà di più.
Guardo il vento muovere gli alberi fuori dalla finestra e mi chiedo se mancherà anche a lei, se mi penserà domani, o se l'abbia mai fatto in tutto questo tempo.
Lancio un'occhiata alle lancette dell'orologio che segnano le 23:50. Tra poco inizierà l'ennesimo giorno all'interno di questa prigione e sarà semplicemente un giorno dei tanti. Nessuno si preoccuperà di ciò che significa per me.
Nessuno saprà che il 29 marzo di diciassette anni fa è nata quella bambina che, durante la sua infanzia, anziché sognare di essere una principessa come le sue coetanee, sognava di essere una guerriera. E lo sogna ancora.
23:55. Ripenso a questi ultimi 17 anni, a quanto la mia vita sia assurda, a come tante cose si siano succedute così rapidamente da non avermi mai dato realmente il tempo di assimilarle. Chissà se riuscirò mai davvero ad assimilarle del tutto. O se un giorno tante cose saranno semplicemente dei vaghi ricordi.
00:00. Tanti auguri sorellina.
-Buon compleanno peste – sussurra Andreas nel silenzio della notte presentandosi davanti a me con un cornetto con su una candelina. Gli sorrido prima di soffiarci su.
Desidero essere felice.
-Espresso un desiderio? – mi chiede Andreas.
-Sì, anche se ho smesso da tempo di crederci –
-Eddai, quanto sei vecchia! Ai desideri non si smette mai di credere, nemmeno ad ottantacinque anni –
-Uh, va bene nonno! – borbotto ironica.
-Davvero Cate, i sogni sono l'unica cosa buona che ci resta di questa vita, non bruciarli –
Annuisco leggermente.
Mi porge un sacchetto.
-Indossalo velocemente, devo portarti da una parte –
Lo guardo confusa.
-Dai, muoviti! – mi incoraggia dolcemente.
Entro in bagno e tiro fuori dalla busta un vestito bordeaux con il corpetto di pizzo e la gonna di tulle corta davanti e lunga dietro. È stupendo. Lo infilo velocemente e provo a guardarmi al piccolo specchio rotto sul lavandino. Mi passo una mano tra i capelli per sistemare i ricci ribelli e noto che sulla schiena c'è una scollatura pazzesca. Rido pensando ad Andreas nel negozio che lo sceglie.
Lancio un'altra occhiata all'interno della busta e vedo un paio di tacchi.
Ah no, questi se li sogna.
Vado sotto al letto a recuperare le mie amate converse nere.
Una volta infilate, esco dal cancello della cella che Andreas mi ha lasciato aperto e, mentre è poggiato al muro, aspetto che alzi lo sguardo dal cellulare.
Mi fissa per un po' con la bocca leggermente aperta.
Rido per l'imbarazzo.
-Sei un incanto – sussurra.
-Mi spiace deluderti ma non so camminare sui tacchi – gli confesso facendogli notare le converse.
-Meglio così, sei più bella quando sei nana – mi prende in giro porgendomi una mano.
-Stronzo – gli faccio la lingua.
Camminiamo nel buio dell'istituto e, mentre io rischio di inciampare quattro o cinque volte, lui sa esattamente come muoversi. Arriviamo davanti alla porta della mensa e mi fa cenno di aprirla.
Alzo gli occhi al cielo prima di spalancare la porta e trovarmi davanti la mensa immersa nell'oscurità.
-Andreas, cosa ... –
-BUON COMPLEANNO – le luci si accendono all'improvviso e mi ritrovo davanti i volti sorridenti dei miei compagni di sezione, di qualche guardia e delle persone che lavorano in mensa. Appeso al soffitto c'è uno striscione con su scritto "Tanti auguri Cate" e qualche palloncino è sparso qua e là per la stanza.
-Tanti auguri piccolina – esclama Nicole saltandomi addosso.
Ridacchio sulla sua spalla e la stringo forte a me.
-Grazie – sussurro commossa.
-Cate, auguri! – esclama Mia, una ragazza della mia stessa sezione che ho conosciuto da poco.
Ha un fratello molto carino e simpatico, chiuso qui insieme a lei che non le toglie un attimo gli occhi di dosso. Si chiama Leo ed è molto protettivo e davvero dolce con lei.
Lo vedo avvicinarsi sorridente dietro Mia.
-Piaciuta la sorpresa piccola psycho? – ha preso a chiamarmi così dal primo giorno, probabilmente nemmeno se lo ricorda il mio vero nome.
-Tantissimo – gli sorrido prima che mi abbracci.
-Sei bellissima – mi sussurra forse non abbastanza piano, dato che Andreas lo sente.
-Devo fare una cosa, vi raggiungo tra un po' – dice Andreas improvvisamente serio prima di allontanarsi senza aspettare una nostra risposta.
-Caro, è geloso! – mi canzona Nicole.
-Cosa? No – rispondo velocemente – Insomma, perché dovrebbe? Ah devi finirla di farti i film, Nicole –
Mia e Leo ridono seguiti da Nicole.
-Vi odio, sappiatelo! – sbuffo prima di ringraziare uno per uno gli altri che intanto si erano messi in fila per farmi gli auguri.
Qualcuno fa partire la musica e mentre gli uomini spostano i tavoli della mensa, le donne si lanciano subito in pista per ballare.
Noto che sul lato destro della mensa, appoggiato alla parete c'è anche un tavolo con su un buffet.
Mia, Nicole e Leo mi invitano a ballare ma non ne sono mai stata capace così prometto loro di raggiungerli più tardi. Quando si allontanano, Andreas ritorna con due bicchieri da cocktail in mano. All'interno c'è un liquido violaceo.
-Niente di troppo alcolico, tranquilla. Rischio già di essere licenziato così, non ho voluto esagerare – ridacchia passandomi un bicchiere.
-Hai organizzato tutto tu? – chiedo.
Si stringe nelle spalle buttando giù il drink.
-Mi sembrava giusto che avessi una vera festa di compleanno. 17 anni non tornano più –
-Smettila di parlare come un pensionato – lo rimprovero ridendo.
Mi sorride e all'improvviso parte "Perfect". Si formano delle coppie al centro della stanza che iniziano a ballare sulle note di Ed Sheeran.
Andreas mi lancia un'occhiata. So già cosa sta per chiedermi.
-Non puoi negarmi questo ballo – mi porge la mano con gli occhi supplichevoli.
-Ti farò fare una figura di merda perché non sono capace di ballare, l'importante è che tu ne sia consapevole – dico chiudendo la mia mano nella sua mentre mi porta in pista.
Mi attira a sé e mi posa una mano sul fianco mentre con l'altra chiusa nella mia mi guida nel ballo.
Gli pesto tre o quattro volte i piedi prima di rilassarmi e tra una risata e un'altra riuscire a muovermi delicatamente. Mi fa girare attorno a lui un paio di volte e mi sembra di star vivendo una fiaba. Non avrei mai pensato di poter ballare un lento con un ragazzo. Per di più all'interno di un manicomio.
Poggio la testa sulla sua spalla mentre continuiamo a muoverci a tempo.
-Sei bella davvero stasera, e non perché indossi un abito – mi sussurra dolcemente nell'orecchio.
Sorrido.
Non fate finire mai questo momento, vi prego.
-Non abbandonarmi Andreas – gli dico all'improvviso senza neanche pensarci su.
Lui esita un attimo e sento il cuore accelerare.
-Non potrei mai – mi promette fermandosi per guardarmi negli occhi.
Restiamo così per qualche secondo, a dondolarci guardandoci l'un l'altra, poi si abbassa per poggiare la testa nell'incavo del mio collo e abbracciarmi.
Sono felice di averlo trovato.
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Keep me close #Wattys2019
RomanceDicono che l'amore sappia riparare dove il mondo ferisce. Cate questo non può saperlo perché la sua famiglia non è mai stata capace di amarla veramente, ed una volta finita in un ospedale psichiatrico è sicura che non potrà mai provare questo sentim...
