Capitolo 3

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Nash fa una pericolosa manovra, prima di entrare nel garage riservato all'appartamento degli zii.

Le pareti della stanza sono completamente grigie e quel poco di luce che entra rende il tutto ancora più triste.

Se non fosse per le macchine, scambierei questo posto per una cantina; di certo l'umidità non manca.

Aspetto che esca prima Hayes, per poi fare lo stesso. Prendo la mia adorata valigia rossa -che fortunatamente non si è rovinata ancora di più in aereo- e aspetto con impazienza che mia madre si sbrighi.

Ci mette sempre dieci anni per fare qualcosa, dallo shopping ad una semplice passeggiata.

Nash ci conduce fino ad una porta in ferro, che precedentemente non avevo visto. Appena aperta preme il pulsante rosso posto alla sinistra di un'altra porta scorrevole blu scuro.

Alle estremità della porta dell'ascensore ci sono delle strisce argentate, probabilmente per delineare fin dove si aprono le ante.

Una volta entrati in quell'ascensore, che sembra più un'appartamento che altro, un sospiro esce dalle mie labbra.

Da quando Nash ha finito di raccontare la sua vita qui, e dopo qualche commento di Hayes o mia madre, non abbiamo più spicciato parola.

L'unico suono udibile sono i nostri respiri, e i motori che permettono di far funzionare l'ascensore.

Le pareti a specchio riflettono la mia immagine. Sotto i miei occhi color ghiaccio ci sono delle enormi occhiaie, e i capelli castani sono tutti spettinati.

Mi guardo ancora attentamente, cercando di aggiustare invano il nido che ho in testa.

«Tranquilla.» afferma mia madre dandomi un bacio sulla testa. «Stai benissimo.»

Le sorrido attraverso lo specchio, riconoscente mentre controllo a che piano siamo. Siamo ancora al piano 40, mentre i miei zii sono al 74 e al 75. Sí, hanno due appartamenti, che poi hanno unito grazie ad una scala. Noi staremo al piano di sopra, credo. Gli altri anni è sempre stato così.

Quando vedo la porta in finto legno -perché in realtà è di acciaio- uno sbuffo esce dalle mie labbra carnose e rosee.

Amo venire qui a New York, ma stare con gli zii è una vera e propria tortura. L'hanno scorso ho iniziato a contare i giorni e le ore per quando me ne sarei andata.

Nash caccia dalla tasca dei suoi jeans un mazzo di chiavi che ne conterrà come minimo una decina. Le fa urtare tra loro prima di prendere quella più grande ed infilarla nella serratura.

«Benvenuti nella vostra seconda casa.» ci accoglie mio fratello appena aperta. Entra dentro e si mette da parte, per farci passare meglio.

«Ragazzi!» urla zia Amy dalla cucina. Quando il mio campo visivo la incontra, mi devo mordere forte il labbro per non scoppiare a ridere. Indossa dei tacchi a spillo di minimo quindici centimetri in altezza, e il rossetto è messo davvero male sulle sue labbra. Per capirci, ne ha un po' anche sulla guancia. Ha una camicia in pizzo bianca latte, mentre la gonna nera le arriva fino alle caviglie. «Che bello rivedervi!»

I suoi capelli color miele sono legati in una crocchia perfetta, con tanto di forcine. Gli zigomi e il viso sono perfetti come al solito, senza neanche un'ombra di una ruga. Non è cambiata per niente, è rimasta la stessa bella donna di sempre.

Uno dei suoi problemi, è che sa di essere affascinate, per cui non perde tempo a dimostralo o a vantarsene. Magari ora può sembrare carina e dolce, ma è l'esatto opposto.

Ti odio Cameron DallasLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora