Eveline si svegliò presto quella mattina, il corpo avvolto da un leggero tepore. Si stirò lentamente, lasciando che il primo raggio di sole filtrato attraverso le sbarre della finestra le accarezzasse il viso. Quel piccolo fascio di luce, interrotto dalle ombre delle tende, sembrava quasi un tocco gentile, una carezza che non riceveva da tempo.
Si alzò dal letto con calma, infilando le pantofole logore che ormai erano diventate parte della sua routine quotidiana. Sentiva lo stomaco brontolare leggermente e, per una volta, non ignorò quel segnale. Sul tavolo, il solito vassoio del mattino: biscotti secchi, una fetta di pane bianco e il tè deteinato che sapeva più d'acqua che di altro.
Storse il naso al solo pensiero di quella bevanda insipida, ma poi un ricordo le balenò nella mente: Gabriel che entrava con quella torta di frutta qualche settimana prima. Si era sentita incredibilmente speciale quel giorno, come se per un attimo la sua esistenza contasse davvero qualcosa.
Con un sospiro, si sedette alla scrivania e afferrò il biscotto più grande, mordendolo con una lentezza che era diventata la sua abitudine. Il sapore era insipido, ma Eveline cercò di concentrarsi su altro. Doveva mangiare. Doveva prendersi cura di sé, anche se ogni gesto quotidiano le sembrava ancora una battaglia.
Terminò quel poco che riuscì a mangiare e, quasi per distrazione, aprì il quaderno che Gabriel le aveva regalato. Le pagine erano macchiate di colori, disegni e scarabocchi che rappresentavano le sue emozioni più nascoste. Sfiorò con le dita l'immagine dell'albero che aveva disegnato settimane prima, con la figura solitaria rannicchiata tra le radici.
Ora, però, accanto a quella figura c'era un'altra sagoma, piccola ma visibile, con una mano tesa verso di lei. Eveline sentì un nodo stringerle il petto. Quel disegno rappresentava Gabriel, ne era certa. Lui era stato l'unico a tendere una mano verso di lei, a volerla davvero ascoltare.
Un bussare alla porta interruppe i suoi pensieri. Eveline sollevò lo sguardo e il cuore le fece un piccolo salto quando vide Gabriel entrare con il suo solito sorriso.
"Buongiorno," disse lui, con quel tono calmo e familiare che riusciva sempre a metterla a suo agio.
"Buongiorno," rispose Eveline, il viso che si scaldava leggermente. Non era abituata a sentirsi così, a provare una scintilla di felicità all'arrivo di qualcuno.
Gabriel avanzò verso di lei, nascondendo qualcosa dietro la schiena. Quando arrivò al tavolo, posò un piccolo sacchetto di carta accanto al suo vassoio. "Pensavo che potessi aver voglia di qualcosa di diverso, per una volta."
Eveline lo guardò, sorpresa. "Che cos'è?"
"L'ho preso stamattina," disse, facendo un gesto verso il sacchetto. "Aprilo."
Lei obbedì con dita esitanti, il cuore che batteva più veloce. All'interno c'era un piccolo croissant, ancora tiepido e fragrante. L'odore di burro e zucchero riempì l'aria, e per un momento Eveline rimase senza parole.
"Non devi," mormorò, stringendo il sacchetto tra le mani.
"Voglio," rispose Gabriel, sedendosi accanto a lei. "Meriti anche tu qualcosa di buono."
Eveline sorrise debolmente, gli occhi che si inumidirono appena. Non ricordava l'ultima volta che qualcuno avesse fatto qualcosa di così semplice ma significativo per lei. Prese un morso del croissant, e il sapore le riempì la bocca. Era morbido, dolce, come un pezzo di normalità che non sapeva più esistesse.
Mentre mangiava, Gabriel osservava ogni sua reazione, un sorriso soddisfatto sul viso. "Ti piace?"
"È... perfetto," rispose Eveline, abbassando lo sguardo. "Grazie."
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Ventuno
FanfictionIntrappolata tra le mura asettiche di un ospedale psichiatrico, Eveline Carter vive giorni scanditi da una monotonia opprimente, dove il tempo sembra essersi fermato. Il pianoforte nella sala musica è la sua unica via di fuga, uno spiraglio di liber...
