Premessa

2.8K 219 19
                                        



La stanza era immersa nell'oscurità, avvolta da un silenzio surreale. Solo i raggi lunari, timidi e diafani, si facevano strada attraverso le tende candide, illuminando debolmente l'ambiente. Tra quelle ombre, l'unica cosa che riusciva a vedere con chiarezza erano le sue mani. Mani tremanti, imbrattate di sangue.

Il liquido scuro e caldo scivolava in rivoli viscosi lungo le dita affusolate, tingendo la pelle diafana di un rosso vivo. Gocce pesanti si staccavano e cadevano sul pavimento di plastica, con un suono che sembrava amplificarsi nel silenzio, come un tamburo che scandiva un macabro ritmo.

Davanti a lui, il corpo giaceva immobile. Le gambe contorte in una posa innaturale, le braccia abbandonate ai lati, come se lottassero ancora contro un nemico invisibile. Gli occhi, spalancati e cristallini, fissavano il vuoto con una freddezza che sembrava perforargli l'anima. Tra le ciglia spezzate, lacrime sospese si erano congelate nel tempo, mai giunte alle guance ora pallide e marmoree.

Il respiro gli si spezzava nel petto. Un ansimare rapido, irregolare, come se l'aria fosse un veleno troppo denso per essere ingoiato. Cosa aveva fatto? La domanda si insinuò nella sua mente, affondando come una lama affilata, ripetendosi senza tregua, un eco che lo tormentava.

Improvvisamente, un urlo straziato esplose dalle sue labbra. Non si era neppure accorto di averlo emesso, ma il suono rimbombò nella stanza, infrangendo il silenzio come un vetro in frantumi. Le lacrime iniziarono a scorrere, brucianti, offuscandogli la vista, mescolandosi al sangue che gli macchiava le mani.

Poi, la porta si spalancò. La luce lo investì come un'esplosione improvvisa, spazzando via il buio. Si portò le mani al volto per schermarsi, ma ormai era troppo tardi: non c'era più modo di nascondersi.

Ventuno Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora