Sento la tensione accumularsi sotto la mia pelle e la rilascio tutta sul pavimento creando una ragnatela di crepe e una folata di vento spegne interamente il fuoco e scaraventa Isaac dall'altra parte della stanza.
Gli corro incontro e concentro un vortice d'aria nella mia mano destra e mi fermo a pochi centimetri dal suo petto.
Lui approfitta della mia incertezza e mi da un calcio allo stomaco e cado a terra sbattendo la spalla.
Mi contorco dal dolore e mi si blocca l'aria nei polmoni, Isaac prende una stecca per il salto in alto e quella prende fuoco in un attimo.
Mi sposto appena in tempo per evitare che mi trapassi da parte a parte la testa e lo guardo con occhi increduli.
Mi si scaglia contro e iniziamo a lottare corpo a corpo, paro qualche suo colpo ma la maggior parte dei pugni colpisce il bersaglio (che sarei io, giusto per specificare).
Alzo il ginocchio e lo colpisco nel bassoventre e lui si piega in due, metto entrambe le mani davanti a me e con una raffica d'aria lo getto contro il muro.
"Non esitare" mi urla contro con un sorriso.
Con una mano creo un flusso d'aria che lo tiene incollato alla parete e cammino piano verso di lui.
"Non voglio farti male" dico cercando di riprendere fiato e mi scosto una goccia di sudore dagli occhi.
Isaac mi afferra i polsi e si ruota tenendo me contro il muro e lui sopra di me. Siamo così vicini che riesco a sentire il suo respiro sul mio collo e il calore che emana la sua pelle.
"Sicura?" sussurra in modo incredibilmente sexy al mio orecchio.
Mi stacco leggermente dal muro e faccio sfiorare i nostri corpi per potergli sussurrare qualcosa di rimando all'orecchio.
"No" sorriso e con una ginocchiata ben assestata là dove non batte il sole si accascia in terra e mi metto a cavalcioni su di lui e lo blocco sul pavimento con una mano sul petto.
"Forse non mi hai capita: se sono ancora qui è perché l'ho deciso io, non per te o per la tua famiglia, chiaro?"
Resto immobile dove sono e con la mano gli esamino le cicatrici incuriosita e rapita da quelle piccole imperfezioni che spiccano bianche contro la pelle più abbronzata dei suoi addominali.
Mi blocca il polso e stringe forte, vedo qualcosa spezzarsi dietro quelli occhi magnetici che sembrano impenetrabili.
"Non farlo" sussurra.
Chiudo gli occhi e respiro a fondo per trovare il coraggio di fare quello che devo.
Abbasso lentamente la cerniera della felpa con le mani che mi tremano e il cuore che mi martella nel petto come non ha mai fatto. La lancio lontana da me e sotto il suo sguardo attento mi tolgo anche la maglietta.
Alzo lo sguardo solo per vedere che lui sta fissando la piccola cicatrice a forma di stella che ho sopra il cuore e quella più lunga e sottile che sta in prossimità delle costole.
"Qui" mi metto una mano sul cuore. "È quando mi hanno sparata. Il proiettile è uscito dall'altra parte e ha ucciso mio fratello, è stata colpa mia" sento gli occhi farsi lucidi.
"Non devi..."
Scuoto la testa e lo blocco. "Volevano uccidere me però è morto lui, aveva solo tredici anni e io sette"
È stato il giorno più brutto della mia vita.
Lui era un dominatore della terra come nostro padre e non avrebbe mai ereditato nessuno dei due troni.
Sapete, non si nasce con i poteri, si acquistano con il tempo. Se uno dei tuoi genitori è un dominatore e l'altro no, la tua natura verrà definita dal tuo essere interiore. Questo vale anche per chi ha entrambi i genitori dominatori.
Credete che io sia nata con i capelli così chiari? No, neanche per sogno.
Avevo i capelli marroni scuro come ogni dominatore della terra, poi verso i due anni hanno iniziato a diventare sempre più chiari e i miei poteri si sono manifestati. Mi è rimasta qualche capacità da dominatore della terra ma non tantissime.
"Questa invece" sposto la mano sull'altra cicatrice. "me l'hanno fatta quando sono morti i miei genitori, mi hanno pugnalata"
Ogni volta che mi guardo allo specchio ricordo chi ho perso ed è amaramente doloroso sapere che non posso fare niente per riportarli da me. Per quanto io mi impegni, ricostruire un castello, una dinastia, un impero, non cambierà le cose ma per lo meno li renderà fieri di me.
"Non sei tenuto a dirmi cosa ti è successo, me ne parlerai quando sarai pronto. Ricordati solo che non sei l'unico che soffre" sorrido ed esco dalla stanza riprendendomi la maglietta.
Potrei aver fatto una stupidaggine ma è stato più forte di me.
Cammino in silenzio per il corridoio finché qualcuno non mi sbatte contro il muro.
"Che dolore" grugnisco aprendo gli occhi.
"Ho capito sai? Non ci voleva molto, papà si comporta in modo strano" dice il fratello di Isaac.
Solo adesso mi ricordo come si chiama il primogenito della famiglia reale: James.
"James, che vuoi" lo scosto da me e incrocio le braccia sul petto.
"Ammettilo, sei tu vero?"
"Non capisco di cosa stai parlando, vuoi che ti accompagni a prendere un calmante? Un digestivo?" rispondo sarcastica e sulla difensiva.
"Evelyn Carstairs, la principessa"
Beccata.
"Penso tu ti stia sbagliando" cerco di persuaderlo ma mi sbatte di nuovo contro il muro.
"Non vuoi che nessuno ti scopra, vero? Altrimenti avresti sbandierato la tua tiara come una garanzia, invece resti qui e ti comporti come una plebea." con disgusto arriccia il naso e poi torna a squadrarmi dalla testa ai piedi minaccioso. "Cos'hai da nascondere? Immagino tu voglia vivere però. Allora ti consiglio vivamente di andartene finché sei in tempo, non sai mai cosa può capitare ad una principessa senza un regno."
Poi si allontana a passo deciso senza lasciarmi il tempo di ribattere o di aggiungere niente.
Non sono il tipo che inizia una rissa ma non sono neanche una bambina che si fa minacciare da un pallone gonfiato.
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The princess
FantasyEvelyn era in fuga, scappava dalla morte e dal suo passato, scappava dal suo vero io e dalle sue responsabilità. I cacciatori avevano ucciso i suoi genitori, lasciando un posto vacante nel governo, il suo posto. Come principessa dell'aria era suo di...
